Fondazione Gimbe: “Ragionevole sospetto che Lombardia aggiusti i dati”. La Regione smentisce

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La Lombardia e altre Regioni d’Italia potrebbero ‘aggiustare’ i dati per consentire la riapertura e gli spostamenti a partire dal 3 giugno. Lo sostiene il presidente della Fondazione Gimbe ospite oggi in diverse trasmissioni. Accuse, riportate da diverse agenzie di stampa, che se verificate getterebbero ulteriori ombre sulla gestione dell’emergenza coronavirus in Lombardia.

La Fondazione Gimbe, organizzazione indipendente che dall’inizio della pandemia ha creato un modello dinamico per “mappare” e monitorare l’evoluzione del contagio a livello regionale e provinciale nel nostro Paese, lancia così l’allarme. Bocciata la riapertura in tre Regioni: Lombardia, Piemonte e Liguria. Ma non solo, il presidente della fondazione Nino Cartabellotta, ospite di ’24 Mattino’ su Radio 24 mette in guardia su possibili aggiustamenti di dati.

Queste le sue parole riportate da ‘Adnkronos’ alla domanda: “Le regioni e la Lombardia ‘aggiustano’ i dati per paura di un altro stop?”

C’è il ragionevole sospetto che sia così, anche perché in Lombardia si sono verificate troppe stranezze sui dati nel corso di questi tre mesi: soggetti dimessi che venivano comunicati come guariti andando ad alimentare il cosiddetto silos dei guariti; alternanze e ritardi nella comunicazione dei dati, cosa che poteva essere giustificata nella fase dell’emergenza quando c’erano moltissimi casi ma molto meno ora, eppure i riconteggi sono molto più frequenti in questa fase 2. E’ come se ci fosse una sorta di necessità di mantenere sotto un certo livello quello che è il numero dei casi diagnosticati“.

E ancora:

“La Lombardia probabilmente ha avuto questa enorme diffusione del contagio in una fase precedente al caso 1 di Codogno e le misure di lockdown, come avevamo chiesto noi all’inizio di marzo, dovevano essere più rigorose e restrittive. Noi avevamo chiesto la chiusura dell’intera Lombardia, un po’ come Wuhan, perché era evidente che quel livello di esplosione del contagio non poteva che essere testimonianza di un virus che serpeggiava in maniera molto diffusa già nel mese di febbraio. Non è stato fatto, sono state prese tutta una serie di non decisioni, come la non chiusura delle zone di Alzano Lombardo e Nembro, che hanno determinato tutto quello che è successo nella bergamasca, e poi una smania ossessiva di riaprire”. 

In una nota pubblicata dall’Ansa, la Regione Lombardia smentisce.

“Gravissime, offensive e soprattutto non corrispondenti al vero. In Lombardia i dati sono pubblicati in modo trasparente. Nessuno, a partire dall’Iss, ha mai messo in dubbio la qualità del nostro lavoro. E’ inaccettabile ascoltare simili affermazioni che ci auguriamo siano rettificate da chi le pronunciate”.

Ma il presidente della fondazione Gimbe, Cartabellotta, su twitter insiste:

“Gimbe riporta numeri veri, ma scomodi”.

 

 

 

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