Spiagge libere campane, app per prenotare e steward. Legambiente: “Non vanno chiuse”

Come sarà la nostra estate 2020? Se lo chiedono in tanti, ma molti comuni si stanno già attrezzando.

In Cilento le amministrazioni comunali stanno organizzando piani per le spiagge libere per controllare gli accessi evitando assembramenti.

Ad esempio ad Agropoli, le spiagge libere sono state divise in otto e saranno assicurati i 10 metri quadri per ogni ombrellone. Per accedere in spiaggia, inoltre, si dovrà prenotare tramite un’app o telefono dividendo la giornata in due fasce orarie, mattina e pomeriggio.

In prossimità delle discese a mare ci saranno degli steward, ombrelloni e giocattoli saranno sanificati prima di poterli portare sugli arenili. Così anche nella vicina Castellabate.

Intanto Legambiente difende le spiagge libere campane. “Le spiagge libere sono beni comuni preziosi e vanno valorizzate e gestite, non chiuse. – ha detto Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania Le ordinanze sindacali sulla non gestione delle spiagge libere sono le più stravaganti. Si chiudono alcuni tratti di spiaggia libera senza spiegazioni nel breve o lungo periodo, vengono affidati ai privati per permettere di attrezzare lo stesso numero di ombrelloni dello scorso anno nel rispetto delle distanze, tutto questo con ordinanze ad hoc e senza piani di gestione necessari come viene definito nell’ordinanza regionale“.

Partendo da un dato campano che nel 2019 ha visto complessivamente una stima in cui le concessioni superano il 67% di occupazione delle spiagge campane. – continua in una nota – Ciò significa che solo il 33% del litorale è free. Oggi, dopo 2 mesi di lockdown, con una crisi economica e sociale, la chiusura delle spiagge libere, già limitate, è una scelta assurda, una vera resa, una dichiarazione esplicita dell’incapacità del pubblico di gestire il bene comune. Queste ordinanze sono atti che provocano una gravissima disparità di diritti fra la popolazione accentuando il divario sociale tra chi potrà permettersi di pagare per l’accesso al mare e chi no. Riteniamo, invece, che questa situazione possa diventare una straordinaria occasione proprio per ristabilire la naturale connessione fra le amministrazioni locali e i cittadini nella gestione del bene comune. È questo il momento perché i Comuni per garantire a tutti il vero diritto alla salute che significa anche fruizione libera della natura e della socialità valorizzino tutti i luoghi »negati« del proprio territorio troppo spesso dimenticati e abbandonati a una fruizione anarchica o aperti solo per pulizie estemporanee“.

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