Lombardia, terapie intensive sature a marzo: Fontana sapeva, Borrelli no. Dubbi sulla gestione dell’emergenza

fontana borrelli
Che più di un qualcosa non abbia funzionato nella gestione dell’emergenza coronavirus in Lombardia è ormai evidente e purtroppo a parlare sono i numeri di oggi relativi ai contagi (90.581) e ai decessi (16.317) nella regione. Le diverse inchieste aperte porteranno poi alla luce gli eventuali errori nella gestione sanitaria. Ma un problema evidente, come evidenziato anche in un recente servizio di ‘Report’ e in un articolo del ‘Il Fatto Quotidiano’, è quello della mancanza di comunicazione. Mancata comunicazione tra il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, e chi lo circonda, persino i parenti.

Il servizio della trasmissione ‘Report’ andato in onda ieri titola: “A loro insaputa” e spiega come:

Il 16 aprile, nel pieno dell’emergenza Covid-19 in Lombardia, con le terapie intensive intasate e il personale sanitario senza dispositivi di protezione, la ditta del cognato e della moglie del presidente Attilio Fontana si è aggiudicata, senza passare una gara pubblica, una fornitura di camici da mezzo milione di euro. Lo ha scoperto l’inviato di Report Giorgio Mottola grazie al racconto esclusivo di un dipendente di Aria, la società pubblica per gli acquisti della Lombardia. Attraverso una procedura negoziata, la Dama spa, società che produce il noto marchio Paul&Shark, ha venduto alla regione oltre 70 mila camici. Ai microfoni di Report il cognato di Fontana ha dichiarato: “L’appalto ci è stato assegnato a mia insaputa. Non avremo un euro dalla Regione Lombardia”. 

Ma un problema forse ancora maggiore è quello della mancanza di comunicazione tra il Capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, e Attilio Fontana. La Lombardia a fine mese di marzo non aveva più posti nelle terapie intensive e si è ritrovata a dover scegliere chi salvare. Lo denunciano i medici e gli infermieri in alcune interviste, come Christian Salaroli, anestesista-rianimatore all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo che al Corriere della Sera’ racconta:

Si decide per età e per condizioni di salute come in tutte le situazioni di guerra. Non lo dico io, ma i manuali sui quali abbiamo studiato”.

Oppure come raccontato dall’ex deputato Mario Sberna al ‘Giornale’, ricoverato a metà marzo all’Ospedale di Brescia per Covid:

Su trenta malati c’erano solo tre bombole d’ossigeno. Vicino a me c’era un 84enne di Mantova attaccato al respiratore. Mi diceva che non vedeva l’ora di tornare a casa per cucinare il risotto con la salamella ai suoi nipoti- ha raccontato tra le lacrime l’ex deputato-. Una notte è peggiorato, l’hanno caricato su un’ambulanza e hanno dato a me la sua bombola. Non gli hanno chiesto se voleva morire. Gli hanno tolto la maschera e basta.

Ma l’ossigeno non era l’unica attrezzatura mancante: niente coperte, poco cibo e un solo bagno, che doveva servire per tutti i malati, “molti dei quali avevano dissenteria e vomito, come me”. Ne deriva una rabbia “contro la dirigenza dell’ospedale (che non ho mai visto in reparto) e contro chi gestisce il sistema sanitario in Lombardia”. 

O come Claudia Galbiati, medico del Pronto Soccorso del Fatebenefratelli di Milano che a ‘Repubblica’ racconta:

“Marzo è stato il mese peggiore della mia vita, lottavamo contro l’invisibile. I letti in terapia intensiva non bastavano mai. E così capitava che dovendo scegliere tra un paziente 70enne, pieno di complicanze, e un altro che poteva farcela, sceglievi di intubare il secondo, lasciando andare il primo. Chi puoi salvare e chi no. Io l’ho fatto e devo conviverci ogni notte”.

Per far fronte a questa emergenza, il 31 marzo 2020 viene inaugurato l’Ospedale Fiera a Milano. Una struttura nata per accogliere i malati di covid-19 con 200 posti tra cui alcuni in terapia intensiva. Il progetto iniziale prevedeva i primi 53 posti messi subito a disposizione con l’arrivo di 28 pazienti Covid e poi quelli provenienti da tutto il Nord Italia. Ma un mese dopo (il 25 aprile), l’ospedale costato con donazioni private circa 21 milioni di euro, ha visto appena 10 pazienti.

La costruzione dell’Ospedale venne affidata a un consulente, Guido Bertolaso, assente all’inaugurazione perché contagiato anche lui dal coronavirus. L’ex Capo della Protezione Civile volle però lasciare un messaggio:

Avevamo fatto una promessa e l’abbiamo mantenuta. Non abbiamo realizzato un ospedale da campo, come purtroppo a volte in emergenza ci siamo trovati costretti a fare in passato. Non abbiamo realizzato un lazzaretto, lo abbiamo detto fin dall’inizio. Qui in Fiera abbiamo creato un vero e proprio ospedale specialistico. Un ospedale ideato e costruito nel rispetto del paziente e di tutti gli operatori sanitari e non che li assistono. Perché è proprio la figura del paziente al centro di quest’opera. Chi entra qui avrà ambiente, struttura, attrezzature e assistenza ottimale per le proprie esigenze di salute”.

Come reso noto dall’Ansa, il 21 maggio, viene aperta un’indagine sula costruzione dell’Ospedale Fiera:

“A seguito di un esposto dell’Adl Cobas Lombardia, la Procura di Milano, come atto dovuto, ha aperto un fascicolo conoscitivo, senza ipotesi di reato né indagati al momento, sulla realizzazione dell’ospedale anti-Covid nei padiglioni della Fiera. Nella denuncia, firmata dal portavoce del sindacato Riccardo Germani e depositata tramite l’avvocato Vincenzo Barbarisi, si segnala che l’operazione della costruzione della struttura modulare in Fiera “‘presenta delle criticità già dal giorno successivo alla decisione di pubblicizzazione da parte di Regione Lombardia della ‘Fondazione Fiera Milano per la lotta al Coronavirus'”. 

Intervistato oggi dal ‘Corriere della Sera’, Fontana spiega alla domanda: ma dell’ospedale nell’ex Fiera non è pentito? Di fatto, ha ospitato pochissimi pazienti.

“Lei vuole scherzare… Anche quello è nato sotto una pressione terribile, l’ho deciso quando un medico, con le lacrime agli occhi, mi ha detto che non voleva più scegliere chi far vivere. Detto questo, di strutture simili ne sono state create ovunque nel mondo, 19 nei soli Stati Uniti. Ma di queste, 13 non sono mai entrate in funzione. L’ospedale in Fiera è stato uno straordinario regalo alla città da parte di più di 5.000 donatori nel momento più drammatico della pandemia. Per costruirlo in tempi da record, grazie a Fondazione Fiera Milano, non è stato speso un euro di soldi pubblici”.

Peccato che la Protezione Civile, nella figura di Angelo Borrelli, abbia sempre affermato di non sapere nulla. Alla domanda di un giornalista del 20 marzo:

“Sentiamo molte interviste di medici che ci dicono che devono scegliere. A voi non risulta? Non fanno ricorso alla Cross?”.

Seccata la risposta di Borrelli:

“A noi risulta che quando gli ospedali devono alleggerirsi fanno ricorso alla Cross che ha sempre funzionato. E’ evidente che i posti in terapia intensiva siano tutti quanti occupati però non ci sono problemi di questo tipo. A noi non sono arrivati e neanche all’opinione pubblica. Non ci risulta, risulta che ci siano attività impegnative e sostenute, questo sì“.

Anche ‘Wired’ in un articolo di aprile parla di omissioni di Borrelli e risposte non date:

Quante sono, secondo la Protezione civile, le persone che non hanno potuto accedere alle terapie intensive a causa del sovraccarico degli ospedali? Zero. Eppure ci sono medici che ci dicono che hanno dovuto scegliere chi curare e chi no, ci sono le già citate migliaia di persone morte fuori dagli ospedali a cui non è mai stato fatto nemmeno un tampone, e c’è quello strano gomito nell’andamento della percentuale di pazienti ricoverati in terapia intensiva che guarda-caso coincide con il momento in cui i reparti hanno raggiunto la massima capienza.

Ufficialmente, gli unici pazienti che non hanno trovato spazio in Lombardia sono quel centinaio di trasferiti tramite il sistema interregionale Cross in altre zone d’Italia. Ufficialmente tutti hanno ricevuto il massimo delle cure possibili, con soccorsi tempestivi e con il ricovero in terapia intensiva tutte le volte che poteva essere utile. Ma nella pratica non è andata così, eppure la risposta continua a essere zero”. 

A farne le spese di questi silenzi, le persone.

 

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