Il virologo Crisanti: “Ad autunno rischio seconda ondata come ora in Germania. Non è sparito”

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In tantissimi in questi giorni si stanno domandando se in Italia ci sarà una seconda ondata di coronavirus. In particolare se avverrà in autunno in concomitanza con i primi sintomi dell’influenza. Per alcuni virologi come Tarro questa possibilità è da escludere, per altri invece molto probabile.

A parlare al ‘Il Fatto Quotidiano’ è Andrea Crisanti, direttore della Microbiologia e virologia dell’Università di Padova, nonché consulente dei pm di Bergamo che stanno indagando sulla mancata zona rossa di Alzano e Nembro. Il virologo spiega la situazione attuale dove è più difficile contrarre il virus:

“Dovremo aggredire sul nascere ogni singolo cluster, i contagi importati da Paesi in cui l’epidemia è fuori controllo sono molto pericolosi. Ne abbiamo avuto uno anche a Padova, una badante che ha infettato tutta la famiglia. E se non vengono individuati subito, l’Italia rischia di perdere tutto il lavoro fatto con il lockdown. In questo momento la probabilità di infettarsi in Italia, specialmente in alcune regioni, è piuttosto bassa. Personalmente evito gli assembramenti ma vado al ristorante, ho smesso di portare la mascherina Ffp2 e sono passato a quella chirurgica. E un giorno spero di potermela levare del tutto”.

Crisanti pensa che il nostro paese rischi una seconda ondata in autunno come la Germania dove c’è un maxi-focolaio scoppiato in un mattatoio con 1.533 malati e oltre 7 mila persone in quarantena:

“Non possiamo aspettarci che SarsCov2 sparisca come la Sars, nel giro di un’estate, perché ci sono milioni di contagiati in tutti e cinque i continenti. E’ soltanto diventato meno probabile infettarsi in Italia in questo preciso momento, per l’effetto positivo del lockdown, delle mascherine e della distanza. E del caldo secco. Ma il nostro autunno sarà come i mattatoi tedeschi adesso, dove il virus anche ora sta facendo danni seri. Ci serva da lezione perché è quello che potrebbe succedere anche da noi in autunno e inverno”.

Quanto al virus che sembra essersi indebolito data la bassa carica virale riscontrata nei tamponi risultati positivi:

“Questi risultati sono ottenuti valutando la capacità del virus di infettare cellule in vitro, un sistema artificiale che non necessariamente riproduce fedelmente la capacità infettiva nell’uomo. Inoltre pazienti con basse cariche virali erano presenti anche durante la fase acuta dell’epidemia. Il virus è una moltitudine. Sarebbe meglio dire i virus. Anche se uno ha subito una mutazione nel segno di una minore infettività o virulenza, non vuol dire che sia così ovunque e che quel pezzo che ho individuato sia il ceppo dominante. Non posso usare un singolo virus per trarre delle conclusioni generali”.

Una domanda finale sulla Lombardia dove i casi non scendono ma continuano a essere costanti e preoccupanti:

“La Lombardia per me è una grande incognita sulla quale rinuncio a esprimermi perché non so quali siano i numeri reali, non so chi stanno testando e secondo quali criteri. Ma sono preoccupato che questi contagi a un certo punto possano far ripartire l’epidemia”.

Per Crisanti il rischio di una seconda ondata in autunno è possibile ma nessuno si sbilancia ancora su quanto possa essere effettivamente letale.

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