Cassa Depositi e Prestiti, finanziamenti per 1 miliardo: solo il 25% al Sud

Cassa Depositi e PrestitiUna pioggia di denaro per le piccole e medie imprese del territorio italiano. E’ quanto sancisce il Protocollo d’intesa sottoscritto da Cassa Depositi e Prestiti e l’istituto bancario UniCredit. Un credito di 1 miliardo di euro messo sul tavolo per facilitare l’accesso a nuovi finanziamenti. Ogni impresa potrà richiedere una somma non superiore ai 20 milioni di euro e scadenza non inferiore ai 24 mesi.

Capitali freschi per consentire alla banca di erogare nuovi finanziamenti alle aziende operanti nel settore del turismo, meccanica e dei beni di consumo. La nota di Cassa Depositi e Prestiti fa sapere che il 25% del totale sarà destinato alle regioni meridionali: “Attraverso il ricorso a strumenti di finanza innovativa, potremo far affluire ingenti risorse alle piccole e medie imprese, con un’attenzione particolare al Mezzogiorno, per attivare un processo virtuoso di crescita e sviluppo”. Sono le parole di Fabrizio Palermo, amministratore delegato di CDP

Un’intesa volta a garantire un maggiore accesso al credito in un momento di forte appannamento dell’economia per effetto della crisi innescata dalla pandemia. La ripresa del tessuto produttivo italiano è ancora in fase di stallo, con molte aziende che risentono delle perdite subite durante e nel post quarantena. A maggior ragione, l’accesso al credito diviene necessario per tradurre in concreto le strategie di rilancio.

Nonostante le buone intenzioni emerge un dato contrastante rispetto a quanto annunciato dall’ente economico controllato per oltre l’80% dal Ministero del Tesoro. Solo un quarto della somma erogabile sarà destinato alle imprese della Bassa Italia. Sarà ancora una volta il Nord a beneficiarne, già forte di un sistema produttivo più robusto e dotato di un maggior numero di imprese. Poteva, invece, delinearsi una buona occasione per  dotare le aziende del Mezzogiorno di uno strumento in grado di sopperire agli affanni degli ultimi mesi oltre ad una perenne carenza della struttura produttiva. Occasione mancata in considerazione del fatto che molte aziende potenzialmente intercettate dal finanziamento sono quelle operanti nel settore turistico, ramo capace di far respirare i conti correnti degli imprenditori meridionali.

Resta l’idea culturalmente diffusa dagli anni ’90 di considerare il Nord come la locomotiva d’Italia, in grado di dispiegare la sua forza produttiva solo liberandosi del Sud «palla al piede». Spingere per la ripresa del Paese fermandosi ai primi vagoni del treno, ha realizzato negli anni l’ampliamento del divario economico tra le due parti del territorio italiano.  Non rientra nell’idea che se esiste una parte più povera e nella persistenza di  condizioni nettamente sfavorevoli per un ingente numero di persone, le risorse devono necessariamente ricadere in percentuale più alta in quelle aree al fine di rimuovere i persistenti squilibri di ordine economico e sociale. Un’altra occasione sprecata.

 

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