L’allarme del Prof. Crisanti: “Più controlli e tamponi o rischio seconda ondata già a fine agosto”

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In questi mesi i virologi hanno fatto più di un’ipotesi sul coronavirus, dal modo in cui si trasmette a come influisce il clima sulla diffusione. Ma non è ancora chiaro come il virus si comporti e quali sono i reali rischi di una seconda ondata in Italia. Tra ‘pessimisti’ e ‘ottimisti’, ora tocca al Prof. Andrea Crisanti dire la sua.

L’ordinario di microbiologia all’Università di Padova che ha gestito l’emergenza in Veneto, avverte di una possibile seconda ondata già nel prossimo mese di agosto. In un’intervista rilasciata al Il Messaggero’ a Mauro Evangelisti analizza i numeri del contagio in Europa e nel mondo. Sono infatti più di 16 milioni le persone trovate positive al covid-19. Ma qualcosa per il professore non torna nel nostro Paese:

“Guardando i numeri dei Paesi vicino a noi, viene da pensare che avremo problemi con il Covid-19 non a ottobre/novembre, come si era ipotizzato, ma già alla fine di agosto. In Italia abbiamo molti casi in meno degli altri Paesi europei, quindi c’è il dubbio che non stiamo effettuando i tamponi alle persone giuste. Ma non voglio per forza essere pessimista, magari siamo i più bravi, i più efficaci nell’isolare i focolai. Comunque sia, sarebbe utile conoscere le ragioni della differenza dei nostri dati con quelli degli altri Paesi. Detto che anche i nostri 275 casi di oggi non sono pochi. Non so se possiamo definirla seconda ondata, ma mi sembra evidente che avremo una fine dell’estate molto impegnativa. Forse anche fine agosto“.

Il professore concorda con il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, sull’aumentare i controlli alle frontiere. I contagi infatti vengono dall’estero ed è necessario sottoporre a tampone chiunque entri in Italia nonostante i costi elevati:

“Bisogna fare un investimento importante per organizzare una reale macchina della prevenzione che consenta di eseguire i tamponi alle frontiere, magari concentrandoci su chi arriva da aree a rischio. Cercherei di implementare il sistema di tracciamento del percorso di chi entra in Italia. E poi tamponi. D’altra parte due sono le cose: o ti chiudi dentro una bolla, ma è impossibile, oppure fai un investimento senza precedenti sull’informatica e sui macchinari per fare tamponi, bisogna investire su qualsiasi tecnologia che permetta di identificare chi arriva con il virus. Costerà molti soldi, ma come ho già detto altre volte ricordiamoci sempre quando ci è costato il lockdown”.

 

 

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