Miglior opera di narrativa italiana, è napoletana la vincitrice: Michela trionfa a Venezia

Si chiama Michela Panichi, napoletana, ed ha vinto il Premio Campiello Giovani 2020, concorso riservato ai giovani tra i 15 e i 22 anni, organizzato dalla Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto.

Lo dedico a mia nonna – ha raccontato all’Ansa la ragazza appena ventenne – che non è potuta venire qui perché quando tornavo a casa da scuola imparavo sempre qualcosa da lei. Mi ha insegnato anche il latino“.

Il suo romanzo intitolato “Meduse” è stato scelto tra i cinque racconti arrivati in finale, dalla Giuria dei Letterati, presieduta da Paolo Mieli. Il libro “racconta i rapporti familiari e come cambia il modo di vedere i propri genitori quando si matura” ha spiegato la Panichi.

Il libro si addentra nelle geometrie psicologiche del rapporto fra due fratelli – un ragazzino e un adolescente – e una madre che si scopre incinta di una nuova vita, ancora una volta senza un padre presente. L’evento sconvolge, ridefinisce e alla fine ridispone in un nuovo equilibrio le relazioni fra personalità diverse, che la giovane autrice sa tratteggiare con finezza, pur con qualche ingenuità nel ricorso a immagini e temi convenzionali“, è la motivazione della giuria.

Michela Panichi vive a Napoli dove frequenta il secondo anno di Lettere Moderne. Ama scattare fotografie e proprio uno scatto le ha dato l’ispirazione per scrivere “Meduse”.

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