Influenza, è corsa al vaccino. L’allarme di Gimbe: “Per 2 persone su 3 non sarà disponibile”

vaccinoLe dosi di vaccino antinfluenzale sembrano scarseggiare: per 2 persone su 3 non saranno disponibili. È l’allarme lanciato dalla Fondazione Gimbe.

Secondo Gimbe, le due mosse che permetterebbero di fronteggiare l’ascesa del Covid sono: le attività di testing sui soggetti con sintomi simil-influenzali e l’estensione della copertura della vaccinazione contro l’influenza. Questo secondo punto sposta l’attenzione su un altro fronte: le regioni sono in grado di offrire una copertura adeguata?

Stando all’analisi condotta dalla Fondazione stessa la risposta sembrerebbe essere negativa: la maggioranza delle regioni non dispone di scorte adeguate per soddisfare tale domanda . Alcune non riuscirebbero a garantire nemmeno il 75% di copertura per le categorie a rischio.

Ciò in contrasto anche con la circolare del Ministero della Salute del 4 giugno che raccomanda il vaccino: “per tutti i soggetti, a partire dai 6 mesi di età, che non hanno controindicazioni al vaccino“.

Il vaccino antinfluenzale quest’anno ha un obiettivo strategico di salute pubblica, ovvero quello di ridurre il numero di persone sintomatiche che rischiano di sovraccaricare i servizi sanitari territoriali e i pronto soccorso” – spiega Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe.

La nostra analisi  quantifica le difficoltà di accesso per la popolazione generale al vaccino antinfluenzale. In molte Regioni, infatti, solo la decisione di escludere una o più categorie a rischio (es. bambini) dall’offerta attiva e gratuita o quella di accontentarsi di un target inferiore al 75%, permetterà di aumentare la disponibilità di dosi nelle farmacie” – continua.

L’Aifa ha rassicurato sulla disponibilità di circa 17 milioni di dosi acquistate dalle regioni. Eppure, come dimostrato da Gimbe, quest’anno potrebbero non essere abbastanza. La popolazione generale, non solo quella a rischio, è più sensibilizzata alla vaccinazione per evitare danni e paralisi delle attività produttive. Al momento le Regioni hanno ceduto alle farmacie solo l’1,5% delle dosi acquistate.

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