Confesercenti, Petrella: “Altre limitazioni possono far chiudere migliaia di attività”

Vincenzo De Luca passa in pochi giorni dalle minacce ai fatti. Nel salotto politico di Porta a Porta aveva annunciato restrizioni e chiusure, qualora la situazione dei contagi avesse subito una accelerazione dopo l’adozione dell’obbligo di indossare le mascherine anche all’aperto a tutte le ore del giorno. E’ di oggi la giocata d’anticipo del governatore della Campania rispetto a quanto sarà esteso nelle prossime ore dall’esecutivo guidato da Conte. Dopo la stretta ai matrimoni, arrivano le chiusure anticipate per tutti gli esercizi commerciali che somministrano cibo e bevande. Dal lunedì al giovedì, saracinesche abbassate alle ore 23. Nel fine settimana prolungamento fino a mezzanotte. Non sono imposti limiti per le consegne a domicilio.

Una scelta che mette in fermento le associazioni di categoria con i commercianti del food già pesantemente colpiti dal lockdown. Una crisi mai realmente rientrata del tutto e che ora vede i fantasmi dei mesi passati.

«Ce lo aspettavamo visto l’andamento dei contagi – commenta Salvatore Petrella, presidente di Confesercenti della provincia di Caserta – e per quanto detto dal Ministro Speranza. Sarà quasi sicuramente estesa a livello nazionale. In Campania si sta cercando di mettere un freno. Ma non credo che limitare l’orario risolva i problemi della pandemia. Chi lavora soprattutto nel fine settimana avrà criticità. Speriamo che duri poco. In questo caso potranno tamponare. Ma se si arriva a Natale con questi orari ci sarà un problema serio».

LA RIPRESA POST LOCKDOWN

La riapertura dei confini regionali e delle dogane internazionali aveva riacceso il motore della struttura produttiva messa in ginocchio dalle chiusure forzate. Ulteriori limitazioni o chiusure potrebbero calare definitivamente il sipario su molte attività ancora in affanno: «I nostri dati ci dicono che ci sono state molte chiusure e altrettante aperture. C’è stato quasi un pareggio ma il problema è di quante sono in procinto di fallire. Molti  si stanno mantenendo con i finanziamenti garantiti dalla stato. Potrebbero poi essere devastanti – sottolinea Petrella – ulteriori limitazioni e portare alla chiusura di migliaia di attività».

PERICOLO NUOVO LOCKDOWN

Da più parti le dichiarazioni mirano a spegnere i fuochi di un nuovo lockdown. La pressione sul sistema sanitario è ancora gestibile e i nuovi contagiati sono in gran parte asintomatici o con sintomi lievi. Una situazione che non mette completamente al riparo da tale infausta ipotesi in considerazione dell’aumento esponenziale dei casi in tutti i Paesi d’Europa. Cosa potrebbe accadere all’economia italiana e in particolare a quella meridionale già strutturalmente carente è lecito chiederselo: «Non me lo auguro, non ci sono le condizioni per procedere. Nel peggiore delle ipotesi si scatenerà una terza guerra mondiale dal punto di vista produttivo. Problemi grossi a tutto l’indotto, andrà a colpire l’intero sistema produttivo del territorio. Ipotesi da tenere lontana, da non immaginare. Potrebbe essere la fine per una serie di settori. Adesso stiamo recuperando con il settore turistico che fa ancora enorme fatica. I numeri sono devastanti. Qualche attività è riuscita a fronteggiare la crisi nel mese di agosto, si è vista un minimo di luce, ma il turismo è a pezzi. E adesso i tempi della ripresa sono incerti. Il governo – conclude Petrella – non ha previsto una misura ad hoc per loro per consentirgli di portare avanti un discorso imprenditoriale». 

 

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