Caro-tampone, la Regione fissa il prezzo massimo a 42 euro: basta speculazioni

caro-tamponeCaro-Tampone – Oltre a essere un necessario strumento per il tracciamento dei positivi sintomatici e non, quello del tampone è anche un business non indifferente. La Regione Campania, dunque, ha ben deciso di intervenire su due fronti: quello dei test di controllo di negativizzazione fornito dai laboratori privati (finora ritenuto non valido dalla Asl) e quello dei costi per il cittadino di ogni singolo tampone.

I provvedimenti in proposito, dunque, sono appena stati valutati dalla Giunta. Finora il costo dell’esame per l’accertamento del contagio da Covid-19, il classico tampone, non risponde ad alcun criterio omogeneo: proprio per questo, il costo di un tampone effettuato da enti privati può variare notevolmente.

Accade, dunque, che in alcune strutture il tampone sia offerto a un prezzo abbordabile, per esempio tra i 50 e i 60 euro e che, invece, in altri centri vengano richieste cifre esorbitanti, addirittura 102 euro, somma che comprende il prelievo domiciliare.

Si tratta di somme che vengono sborsate da cittadini che, spesso, non possono nemmeno permetterselo e che sono costretti a spendere tali somme per sottoporre inevitabilmente al tampone l’intero nucleo familiare. Si tratta di troppo denaro, era inevitabile una polemica in tal senso.

A tal proposito, ieri la Regione Campania, ha fissato il tetto massimo di 42,50 euro per i tamponi processati dai laboratori privati per conto delle Asl. A riportarlo è ‘La Repubblica’. Ciò mira, dunque, ad arginare le speculazioni dei tamponi commissionati da cittadini privati.

La Regione ha, quindi, specificato che non può effettivamente decidere il prezzo di un tampone e che gli enti privati potranno, in teoria, continuare a far di testa propria ma è necessario accordarsi per far sì che i privati si diano una regolata e non sforino più di tanto.

La Regione non può intervenire, è vero, ma se i prezzi dei tamponi presso enti privati differissero molto da quelli concordati per conto delle Asl, interverrebbe la Guardia di Finanza a mettere fine a ogni speculazione. Nell’ambito dei rapporti di accreditamento con i laboratori, infatti, potrebbe prevedere consensualmente una tariffa unica per il test, da porre a carico del regionale, eseguibile in via diretta dai centri privati. Così da decongestionare le strutture pubbliche. Il modello negoziale consentirebbe alla Regione di fissare un ” prezzo” unitario non contestabile.

Potrebbe anche interessarti

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione anche di “terze parti” per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookies. Scopri di più