De Luca punta il dito contro nuovo Dpcm: “Governo interviene solo a contagio esploso”

Il Presidente della regione Campania Vincenzo De Luca ha rilasciato delle dichiarazioni dove esprime le sue perplessità nei confronti dell’ultimo Dpcm emanato da Giuseppe Conte.

Il premier Conte ha emanato il nuovo Dpcm. La grande novità legata al decreto è soprattutto la differenza tra i vari territori regionali, con diverse fasce di rischio e quindi diverse restrizioni. Non c’è alcuna uniformità nazionale come aveva chiesto proprio De Luca.

Il governatore campano ha inoltre riscontrato altre criticità all’interno del decreto. De Luca crede che con il coprifuoco nazionale dalle 22 alle 05 del mattino le cose non cambino di molto. In questo modo, stando alle sue parole, non ci si occuperebbe del 99% della popolazione: si tratterebbe solo di una lotta al randagismo.

Il vero problema si riscontra durante i fine settimana. Il sabato e la domenica infatti sono i giorni in cui si creano maggiori assembramenti, ed era sotto questo aspetto che De Luca avrebbe voluto vedere un cambiamento. Discorso a parte meritano le scuole. Fino a questo momento sembravano praticamente intoccabili: nelle ultime ore invece sembra proprio che la Dad continuerà ancora a far compagnia agli studenti, anche per i più piccini.

Insomma ancora una volta il governatore della Campania Vincenzo De Luca si mostra in totale disaccordo con il governo. Ciò che serve ai cittadini, tuttavia, è un’unità d’intenti. Le persone hanno bisogna di seguire un’unica linea guida per potersi regolare di conseguenza.

Tutto quello che sta accadendo in questo periodo ricorda molto ciò che è successo a marzo, un periodo in cui la gente era confusa e non sapeva cosa poteva e cosa non poteva fare. Le cariche istituzionali, infatti, non sembrano andare verso la stessa direzione ed il cittadino ne trae un grosso svantaggio.

Queste le dichiarazioni di Vincenzo De Luca: “L’ultimo dpcm stabilisce il blocco della mobilità dalle 22 alle 5. Sembra francamente che sia una misura più che contro il Covid, contro il randagismo, visto che non interessa il 99 per cento dei cittadini.

Ma la cosa grave è che, nel frattempo, non si decide nulla rispetto alle decine di migliaia di persone che, nei fine settimana, nelle domeniche, si riversano in massa sui lungomari e nei centri storici, senza motivi di lavoro o di salute, e nell’assenza di ogni controllo. Ci si domanda inoltre, cosa sia cambiato rispetto ai due mesi passati, nel corso dei quali il ministro della Pubblica Istruzione ci ha ripetuto che mai e poi mai si sarebbe chiusa l’attività all’interno delle scuole.

Si sono perse settimane preziose e nel frattempo sono aumentati in modo pesante i contagi anche nella fascia 0-18 anni. In più, si prevede per i bambini delle elementari l’obbligo di indossare in classe la mascherina. E’ francamente sconcertante.

Si trovano nel dpcm anche misure utili e significative. Ma è evidente la linea generale assunta dal Governo: anziché scegliere in modo chiaro la linea della prevenzione del contagio, si sceglie di intervenire dopo che il contagio è esploso.

È una linea poco responsabile e soprattutto poco efficace dal punto di vista dei risultati. Con l’aggravante di questo calvario di disposizioni, parziali e a getto continuo, che crea sconcerto fra i cittadini, divisione tra le categorie, tensioni sociali.

In più non si è data a tutti i cittadini la percezione della drammaticità della situazione, spingendo tante persone, anche per la mancanza di controlli rigorosi ed efficaci, verso comportamenti di lassismo o di vera e propria irresponsabilità.

Avevamo chiesto al Governo tre cose precise: 1) Misure immediate di ristoro o di detassazione; 2) Congedi parentali per le madri lavoratrici dipendenti, con retribuzione piena e bonus baby sitter per le lavoratrici autonome;  3) Misure omogenee e semplici su tutto il territorio nazionale, dato che il contagio è ormai diffuso in tutto il paese. Queste richieste non sono state accolte. Si assumerà il Governo la responsabilità sanitaria e sociale conseguente alle sue scelte, sempre ritardate, e sempre parcellizzate.”

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