Campania, la storia di Imma e famiglia: “19 giorni con sintomi, senza mai avere un tampone e assistenza domiciliare”

imma tampone

LA STORIA DI IMMA: ZERO TAMPONE DOPO 19 GIORNI CON SINTOMI – Il tracciamento in Campania è ormai saltato. Nonostante l’Unità di crisi regionale smentisca a gran voce, sono tantissime le storie di persone che raccontano una realtà diversa fatta di chiamate senza risposta e tamponi che non arrivano.

Oggi abbiamo sentito Imma Lupoli, una mamma di 40 anni originaria di Arzano ma che vive ad Acerra. Il 24 ottobre Imma comunica al suo medico di base di avere qualche sintomo. Da allora la situazione precipita al punto che Imma è costretta a fare uso di ossigeno. Sono passate alcune settimane e l’Asl non ha mai risposto alle sue chiamate e nessuno è mai venuto a farle un tampone. Domani, al 19esimo giorno con sintomi, Imma forse avrà il suo tampone. Ma non sarà l’Asl a farlo bensì un laboratorio privato e la donna dovrà quindi pagarlo di tasca propria. Come lei, anche suo marito e i suoi tre figli, hanno sintomi ma per la Regione Campania solo sospetti covid nonostante contatti certi con positivi.

“Il 24 ottobre inizio ad avere un po’ di mal di gola e la febbre. Non pensavo fosse covid ma poi ho saputo che in azienda dove lavoravo c’erano sette/otto casi e quindi ho contattato il medico di base. Da allora non siamo mai stati tracciati, cioè se io domani farà il tampone ed esce negativo non sarò mai conteggiata nei casi covid e siamo in 5 in famiglia”.

Imma racconta i sintomi che ha avuto e l’iter iniziale: contattare il medico di base e attendere un tampone dell’Asl. Tampone che non arriva mai:

“Il 24 ottobre ho avuto mal di gola, ho avuto febbre (mai troppo alta, non ha mai superato il 37,4) e dolori muscolari. La domenica notte mi svegliai addirittura con gli arti paralizzati, non riuscivo a muovermi. Prendo l’aspirina ma giovedì 29 inizio a non sentire gli odori anche senza raffreddore con naso libero. Pensa avevo comprato il baccalà e non sentivo l’odore, ho provato a spruzzare il profumo e non sentivo neanche quello. Chiamo la dottoressa, che si allarma anche perché sono asmatica ma sono un soggetto sano, e la dottoressa mi dice guarda probabilmente sei un caso covid prendi subito il deltacortene e lo zithromax. La notte sto peggio, da un’ora a un’altra sono peggiorata. Ho comprato il saturimetro e ti dico la verità non è mai sceso troppo l’ossigeno ma mi sentivo come se stessi sott’acqua e non riuscissi a riemergere. Ho fatto sette notti e sette giorni senza respirare. Ho iniziato con l’eparina facendomi io le siringhe senza avere mai nessun tipo di assistenza domiciliare. Nessuno mi ha mai visitato per capire cosa avevo, la dottoressa mi ha detto se stai male chiama l’ambulanza ma se ci sono persone più gravi di me negli ospedali e nessuno ha certificato che sono covid avrei solo perso tempo. Sono stata con la bombola d’ossigeno, ho provato a chiamare i numeri verdi Campania tutti i giorni ma non risponde nessuno. Solo il 1500 mi ha risposto dando tutte le spiegazioni, mi hanno fatto domande e dato il numero dell’Asl. Il dottore mi ha detto che non potevo fare il tampone perchè nel drive fanno solo il secondo di uscita ed era la dottoressa di base che doveva sollecitare l’Asl per il primo tampone. La richiesta è stata fatta il 3 novembre ma ad oggi non sono venuti“. 

Imma racconta che domani, al 19esimo giorno di sintomi, forse pagherà un laboratorio privato per un tampone. Anche se la Regione ha imposto una cifra di 42 euro, molti laboratori chiedono di più. Inoltre tutte le cure Imma le ha dovute pagare lei:

“All’Asl non risponde nessuno. Prima non ho pensato di farlo da privato perché in questi giorni stavo talmente male che non riuscivo a farlo. Mi hanno chiesto 95 euro per farlo a casa, ovvero 65 molecolare più 30 per il disturbo di venire a casa. Siamo io, mio marito e i mie tre figli e sono ben 355 euro. Ho già speso 200 euro di medicinali perchè la dottoressa ancora me li deve prescrivere, solo il saturiemntro l’ho pagato 60 euro. La mia famiglia, i miei genitori, per fortuna mi hanno supportato e mi hanno aiutato portandomi la spesa e i medicinali. Non c’è assistenza. L’Asl non risponde, il medico di base mi ha sempre risposto ma non è mai venuta a casa a visitarmi. Io mi sono sentita morire ma nessuno è mai venuto a sentirmi neanche i polmoni e vedere la cura come andava. Ancora adesso ho l’affanno. Sono stata fortunata che sono riuscita a trovare la bombola d’ossigeno perché mancano. Non è una semplice influenza. Ho letto anche di una persona che ha fatto il tampone in un laboratorio non accredito è risultata positiva con il marito e ha dovuto rifare il tampone in uno accreditato”.

Poi Imma lancia un appello:

“Penso alle povere persone anziane sole a casa. Manca assistenza domiciliare, io sono giovane e me la sono vista brutta. Non respiravo e non sono andata in ospedale ho aspettato ma sono peggiorata di brutto, ci credo che persone peggiorano nel giro di due ore. La mattina stavo benissimo e la notte non ho dormito, non riuscivo ad appoggiarmi, dolori atroci ai polmoni e al petto. Una sensazione che non respiri, fallo per una settimana e vedi che sensazione si prova. Ho letto che forse dopo 21 giorni il covid si negativizza, domani è il 19 giorno… I medici di base dovrebbero poter andare a casa, lasciare la bombola d’ossigeno e tranquillizzare il paziente. La persona ha bisogno di essere guidata, per telefono non aiuta”. 

 

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