Neonata morta, 118 si difende dalle accuse: “Era già in arresto cardiaco. Siamo stati precisi e puntuali”

Sulla vicenda della bimba morta poco dopo il parto è intervenuto il Presidente del 118, Giuseppe Galano. Quest’ultimo, a seguito delle dichiarazioni della coppia, ha fornito la sua versione dei fatti ai microfoni di Radio Crc Targato Italia.

Mario Conson, padre della piccola, ha lamentato un eccessivo ritardo dei soccorsi: mezz’ora di attesa è troppo per un codice rosso. Ha parlato di nove telefonate inoltrate al 118 nel corso di quell’infinita attesa che poi si è prolungata al loro arrivo, facendo perdere altro tempo prezioso che avrebbe potuto capovolgere le sorti di quel dramma.

Bimba morta, la versione del dott. Giuseppe Galano

A ciò, il dott. Galano ha risposto: “Noi siamo intervenuti alla prima chiamata di soccorso. Siamo arrivati a casa della signora che aveva già partorito. La neonata era prematura e dalla relazione che mi è stata data era già in arresto cardiaco. Lì abbiamo effettuato la rianimazione cardio polmonare durata circa 30 minuti ma purtroppo la neonata non ce l’ha fatta.”

Il racconto del papà: “Troppi ritardi”

Il padre della bimba, tra le altre cose, ha denunciato la mancanza di un trasporto neonatale e di strumenti necessari. Ha raccontato, infatti, di aver dovuto dare loro le forbici da cucina per tagliare il cordone ombelicale. Dal suo canto, Galano ha detto: “Il 118 non ha in dotazione un’incubatrice. Esistono solo 3 ambulanze dotate ma servono per il trasporto tra presidi ospedalieri prenatali.”

“Per quanto riguarda le forbici, il medico stava esercitando la rianimazione e l’infermiere stava attuando la respirazione. In quel momento è stato chiesto un ausilio. Ma le forbici non hanno determinato la morte della neonata. L’equipaggio è stato preciso e puntuale, non c’è nulla da addebitare.”

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