Alberto Angela: “Pompei è il più bel sito archeologico al mondo. La più viva delle città morte”

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Alberto Angela, poco prima della messa in onda della sua ‘Stanotte a Pompei’, aveva affidato ai social tutta la sua emozione, oltre all’ammirazione per la città campana. La stessa che probabilmente ha animato i telespettatori, facendo raggiungere al programma oltre il 15% di share.

Alberto Angela, ‘Stanotte a Pompei’

Il conduttore ieri sera ha scritto: “Torna una delle puntate che ho più amato della serie ‘Stanotte a…’. A seguito delle recenti scoperte e delle tantissime richieste da parte degli spettatori, abbiamo deciso di inaugurare la serie, che andrà in onda a dicembre, celebrando, ancora una volta, quello che è forse il più bel sito archeologico al mondo, e riproponendo “Stanotte a… Pompei.”

Prosegue, poi, spiegando quello che di lì a poco sarebbe andato in onda: il recente ritrovamento dei due corpi in fuga a seguito dell’eruzione, i fatti che portarono alla distruzione della città, le meraviglie della vicina Ercolano.

Pompei, ritrovati due corpi: un padrone e il suo schiavo

“Anche se Pompei venne completamente sepolta dalle ceneri del vulcano, il suo fascino è destinato a non estinguersi mai: è stata proprio la sua stessa fine a renderla immortale, a permetterle di continuare a raccontare storie dopo secoli e lasciarci ancora stupiti. Per questo viene spontaneo definirla…la più viva delle città morte” – prosegue.

Una trasmissione che fa rivivere quelle terribili ore, a partire dalla notte prima dell’eruzione: “I pompeiani non avevano la minima idea di quello che li attendesse semplicemente perché, contrariamente a quanto si vede in tanti film, nel 79 d.C il Vesuvio non era visibile. Fu a seguito della tragica esplosione che si formò il famoso cono diventato nei secoli un simbolo del golfo di Napoli.”

“Gli abitanti furono colti del tutto impreparati. Non capirono i molti segnali di un’eruzione imminente che si erano succeduti nei giorni e nelle settimane precedenti: scosse di terremoto, mancanza d’acqua nei pozzi. Tutto sembrava tranquillo. Ma fu proprio mentre la città era impegnata a riparare i danni di una scossa di terremoto di pochi giorni prima che avvenne l’esplosione del vulcano, seguita da una violenta eruzione che spazzò via con furia vite, storie e progetti degli ignari abitanti.”

“Ed è proprio per questo che Pompei, al di là dell’enorme valore storico ed archeologico, suscita in me sempre sentimenti particolari. Da studioso e divulgatore ho profondo rispetto per quelle vite, quelle storie, quei progetti spezzati così violentemente dalla furia della natura. Quello che oggi osserviamo e studiamo è, di fatto, ciò che resta dell’esistenza infranta di tante persone. Persone come voi e me. È con questo stato d’animo contrastato tra la voglia di scoprire e il rispetto delle vite di queste persone che, ogni volta, cerco di raccontare questi luoghi, nel miglior modo possibile e con il massimo rispetto che meritano” – conclude.

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