Altro che negazionisti, il Covid esiste e uccide: nel 2020 un incremento di 84mila morti

L’Istat ha pubblicato un rapporto dal titolo “Impatto dell’epidemia covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente periodo GENNAIO-NOVEMBRE 2020”. Lo studio ha lo scopo di mostrare quale siano state le conseguenze in termini vite umane della pandemia in Italia che – anticipiamo – sono disastrose. Vengono così smentiti i negazionisti, coloro che affermano che il Covid-19 è poco più di un’influenza, quelli secondo cui ci dicono che tutti muoiono per Covid. In realtà i numeri dicono che nel periodo da gennaio a novembre 2020 (novembre non consolidato) l’eccesso di decessi rispetto alla media del quinquennio precedente è di oltre 77mila morti, un bilancio che si fa più grave se consideriamo il periodo marzo-novembre, quello proprio dell’emergenza, con un eccesso di 83.985 morti.

Covid e impatto sui decessi: lo studio Istat

Per tracciare il bilancio bisogna prendere in considerazione l’eccesso di mortalità, ossia confrontare il numero di morti nel 2020 con quelli del quinquennio precedente, dal 2015 al 2019. Si parte con la prima ondata, ed in proposito l’Istat mette nero su bianco che è consistente l’aumento dei decessi totali al Nord, la zona d’Italia più colpita:

“La tabella 4a evidenzia il forte incremento della mortalità osservato in concomitanza con la prima fase dell’epidemia di COVID-19, aumento concentrato nelle regioni del Nord (+44,1% tra febbraio e maggio) e nei mesi di Marzo e Aprile (+94,5% e +75,0% rispettivamente). A ciò fa seguito, nel periodo giugno-settembre, una fase di riduzione della mortalità che ha riportato in tutte le ripartizioni la media dei decessi in linea con i valori di riferimento del periodo 2015-2019 (tabella 4b)”.

Il bilancio della prima fase dell’epidemia, in termini di eccesso di decessi per il complesso delle cause, è particolarmente pesante per la Lombardia (+82%); per tutte le altre regioni del Nord l’incremento dei morti del periodo febbraio-maggio 2020 è compreso tra il 28% e il 38%; solamente il Veneto e il Friuli Venezia Giulia hanno un eccesso di decessi più contenuto (rispettivamente +13,5% e +4,8%)”.

“Al Centro si si evidenzia il caso delle Marche (+19,5%), regione che si distingue rispetto all’incremento medio della ripartizione (+4,6%). Considerando i dati assoluti, durante la prima fase dell’epidemia si sono contati oltre 211 mila decessi (da marzo a maggio del 2020), 50 mila in più rispetto alla media dello stesso periodo del 2015-2019, di cui oltre 45 mila di residenti nel Nord del Paese”.

Il rapporto passa dunque alla seconda ondata, in cui si assiste a un contagio più diffuso nel Paese con differenze meno significative tra Nord, Centro e Sud, pur restando più accentuato al Nord.

“A partire dalla metà di ottobre 2020, al contrario, diventano via via più evidenti gli effetti sulla mortalità totale della seconda ondata dell’epidemia Covid-19, la cui rapida ed estesa diffusione nella stagione autunnale dà luogo, nel mese di novembre, a un nuovo drammatico incremento dei decessi rispetto ai livelli medi del 2015-2019. La tendenza all’incremento deciso dei decessi, ravvisabile a partire dal mese di ottobre, è la conseguenza della rapida crescita dei casi positivi nelle settimane precedenti e, come per la diffusione dell’epidemia, si osserva in tutte le aree del Paese con aumenti ancora più marcati nel mese di novembre (Tabella 4c)”.

A fronte di un eccesso di morti nell’ordine del 13%, sia al Nord che al Centro-Sud, riscontrato ad ottobre, nel mese di novembre si distingue nuovamente l’eccesso di mortalità del Nord (+61,4%), rispetto a quello del Centro (+39,3) e del Mezzogiorno (+34,7%)“.

“In molte regioni del Nord l’eccesso di mortalità del mese di novembre supera persino quello del picco di marzo-aprile: in Valle d’Aosta (+139% rispetto al +71% di aprile), Piemonte (+98% a novembre rispetto al +77% di aprile, Veneto (+42,8% rispetto al +30,8 di aprile) e Friuli Venezia Giulia (+46,9% a fronte del +21,1%)”.

“L’incremento dei decessi della seconda fase è più basso di quello della prima solo in Lombardia (+66% a novembre in contrapposizione al +192% e +118%, rispettivamente, di marzo e aprile), che comunque fa registrare il terzo aumento più consistente nella graduatoria regionale, e in Emilia Romagna (+34,5% rispetto al +69% di marzo)”.

“Molte regioni del Centro e del Mezzogiorno si trovano durante la seconda fase dell’epidemia a sperimentare, per la prima volta, un incremento dei decessi per il complesso delle cause (Figura 3)”.

L’eccesso di mortalità – dimostra ancora lo studio Istat – è più significativo per gli uomini ed i grandi anziani. Al contrario, i decessi mensili del 2020 registrano una diminuzione delle morti nella fascia di età tra 0 e 49 anni, dovuta alla diminuzione di cause accidentali di morti come, per esempio, gli incidenti stradali. Un ovvio effetto delle restrizioni: “Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel periodo gennaio-settembre 2020 è in forte riduzione il numero di incidenti stradali con lesioni a persone (90.821, pari a -29,5%), il numero dei feriti (123.061, -32,0%) e il totale delle vittime entro il trentesimo giorno (1.788, -26,3%)”.

Questo tuttavia – purtroppo – non si può dire anche per gli anziani.

“Lo scostamento della mortalità dall’andamento precedente al periodo in cui è iniziata l’emergenza è ben evidente a partire dal mese di marzo per le età superiori ai 49 anni, e aumenta al crescere dell’età. Negli uomini con 80 anni e oltre, a livello medio nazionale, si passa da una flessione della mortalità del 3,5% del periodo gennaio-febbraio a un aumento del 62% nel mese di marzo e del 47% ad aprile. Per le donne della stessa classe di età la variazione dei decessi, rispetto alla media 2015-2019, va da -7,4% del bimestre gennaio-febbraio a +41,6% e +49,5% di marzo e aprile, rispettivamente. L’eccesso di decessi più accentuato si rileva a marzo per gli uomini di 65-79 anni residenti al Nord (+131% vs 77,9% delle donne nella stessa classe di età e ripartizione)”.

“Dal mese di maggio si osserva una generale riduzione dell’eccesso di mortalità che determina, in diversi casi, anche variazioni negative dovute a un numero di decessi del 2020 inferiore alla media dello stesso periodo 2015-2019. È interessante rilevare come questa flessione sia meno frequente per la popolazione con 80 anni e più, per la quale il livello dei decessi tende a essere superiore a quello atteso più o meno per tutto il periodo e in quasi tutte le ripartizioni. A partire dal mese di agosto, inoltre, l’eccesso di decessi della popolazione più anziana si fa nuovamente e progressivamente sempre più consistente”.

“A novembre, nel pieno della seconda ondata dell’epidemia, l’eccesso di mortalità degli uomini di 65-79 anni e di 80 anni e più raggiunge al Nord incrementi molto simili a quelli del mese di aprile (+60% e +82% rispettivamente). Un andamento simile si osserva anche per le donne”.

“Passando dal Nord alle ripartizioni del Centro e del Mezzogiorno, aree in cui la diffusione dell’epidemia è stata nella prima ondata più contenuta, l’eccesso di mortalità dei mesi di ottobre e novembre si distribuisce per età in modo simile a quanto osservato per il Nord, ma gli incrementi sono su livelli che, pur importanti, risultano dimezzati o anche più ridotti rispetto a quanto riscontrato nel mese di aprile per le stesse età al Nord. Ad esempio, per la classe 65-79, nel mese di novembre 2020 i decessi sono aumentati del 33% al Centro e del 40% nel Mezzogiorno rispetto alla media per lo stesso mese del periodo 2015-2019; ad aprile 2020 per i residenti al Nord della stessa classe di età l’eccesso di mortalità è stato del 58%, a marzo del 109,9%”.

“Tornando al bilancio dell’impatto della prima ondata dell’epidemia sulla mortalità complessiva, l’eccesso di circa 50 mila decessi riscontrato a livello nazionale per il periodo marzo-maggio 2020, rispetto alla media dello stesso periodo degli anni 2015-2019, è dovuto per il 72% all’incremento delle morti della popolazione con 80 anni e più (36 mila e quattrocento decessi in più). In totale sono decedute nel 2020, nel periodo considerato, oltre 138 mila persone con 80 anni e più, il 66% circa degli oltre 211 mila morti del periodo marzo-maggio 2020 (Tabella 6)”.

“L’incremento della mortalità nella classe di età 65-79 anni spiega un altro 23 % dell’eccesso di decessi dovuto alla prima ondata dell’epidemia di Covid-19; in termini assoluti l’incremento, rispetto al dato medio 2015-2019, è di 11 mila e settecento decessi (che complessivamente in questa classe di età ammontano a poco meno di 53 mila)”.

“Nei mesi di ottobre e novembre si osserva un fenomeno analogo: nella classe di età 80 e più si registrano oltre 23 mila decessi aggiuntivi che spiegano il 74% dell’aumento dei morti del mese”.

Considerazioni finali

“Il bilancio provvisorio del totale dei decessi del periodo gennaio-novembre 2020 ammonta a 664.623, 77.136 mila in più della media 2015-2019. Se si considera lo stesso periodo di osservazione dei decessi Covid-19 (febbraio-novembre 2020), l’eccesso di mortalità è ancora più elevato (83.985 decessi in più) in quanto non compensato dal deficit di morti a gennaio 2020 rispetto alla media, per lo stesso mese, nel 2015-2019. Si ribadisce che il rapporto tra i decessi segnalati alla Sorveglianza Integrata fino al 20 dicembre 2020 e l’eccesso di mortalità del periodo febbraio-novembre (69%) non dà conto dell’effettivo contributo del Covid-19”.

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