Covid, scoperti nanoanticorpi per combattere il virus: sviluppati su lama e alpaca

In attesa della campagna di vaccinazione che nei prossimi mesi procederà spedita per tutti gli italiani, nel mondo si continuano a cercare cure alternative al covid-19. Ora una nuova scoperta e possibile terapia potrebbe essere rappresentata dai nanoanticorpi, sviluppati lavorando su alcuni animali in particolare il lama e l’alpaca. Questi nanoanticorpi impediscono l’ingresso del virus nelle cellule e sembrano funzionare anche con la variante inglese e sudafricana, quindi con le mutazioni.

A metterli a punto sono stati i ricercatori svedesi dell’Istituto Karolinska, insieme a quelli dell’università di Bonn e dello Scripps Research Institute della California, come spiegano sulla rivista ‘Science’. A breve un’azienda spin-off dell’università di Bonn testerà i nanoanticorpi in una sperimentazione clinica sull’uomo.

Come si legge nello studio:

“Dal punto di vista di potenziali interventi terapeutici, piccoli frammenti di anticorpi, denominati anticorpi a dominio singolo (sdAb) o nanobodies, possono essere un’alternativa migliore rispetto agli anticorpi normali. Questo perché i nanobodies sono significativamente più piccoli. Sono quindi in grado di legarsi al virus in più punti rispetto ai normali anticorpi. I nanocorpi hanno anche una maggiore stabilità e sono più facili da produrre in modo conveniente su larga scala”. 

I NANOANTICORPI COVID SU ALPACA E LAMA

Da qui lo studio sui due animali:

Per generare i nanobodies, alpaca e lama – animali il cui sistema immunitario produce naturalmente sia anticorpi che nanobodies – sono stati vaccinati con la proteina spike del coronavirus. Tra i nanobodies generati dagli animali, i ricercatori hanno selezionato i migliori leganti. Tra questi, quattro sono stati identificati come dimostranti un’eccezionale capacità di bloccare la capacità del virus di diffondersi tra le cellule umane in coltura”.

“Il mio” preferito ” è il nanobody del lama”- afferma Martin Hällberg. Si lega direttamente sulla superficie dove il virus si lega al recettore della cellula ospite ACE2 e il nanobody condivide anche la grande maggioranza degli amminoacidi fondamentali per il legame con l’ACE2. Ciò significa che il virus avrà un momento estremamente difficile mutare estesamente su quella superficie e allo stesso tempo essere in grado di legare ACE2″.

Questi nanoanticopri potrebbero essere utilizzati in più modi anche da pazienti già positivi al covid:

“Potrebbe essere utilizzato clinicamente per coloro che sono già malati, o per la prevenzione per le persone che per un motivo o per l’altro non possono essere vaccinati, o che hanno un sistema immunitario indebolito, e quindi potrebbero non formare una risposta immunitaria sufficientemente forte dopo una vaccinazione”. 

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