Covid, la variante inglese circola di più in Campania che nel resto d’Italia: media sopra quella nazionale

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Questo pomeriggio l’Unità di Crisi della Regione Campania ha comunicato che nei giorni scorsi è stata avviata un’indagine mirata per l’analisi dell’aumento dei campioni positivi registrati nella nostra Regione nelle ultime settimane, in relazione a possibili varianti del virus. Al momento della variante inglese si sa poco, solo che è più contagiosa ma non dovrebbe essere più letale.

VARIANTE INGLESE IN CAMPANIA E IN ITALIA

Come scritto nel comunicato della Regione Campania:

“Lo studio di sorveglianza epidemiologica, condotto da Istituto Zooprofilattico, Tigem e Cotugno, prende in esame la diffusione territoriale del contagio attraverso il campionamento dei casi positivi, e ha già verificato che la percentuale di incidenza della cosiddetta “variante inglese” in Campania, in media con quella nazionale, è attestata al 25%. Un caso su quattro”.

Media che però non è in linea con quella nazionale ma risulta essere più alta rispetto ad altre Regioni d’Italia di ben 7 punti percentuali. Soltanto qualche giorno fa (il 12 febbraio), l’Istituto Superiore di Sanità, ha pubblicato un proprio report sulle varianti in circolazione del nostro paese. Come si legge sul sito:

“Il risultato dell’indagine ci dice che nel nostro Paese, così come nel resto d’Europa (in Francia la prevalenza è del 20-25%, in Germania è sopra il 20%), c’è una circolazione sostenuta della variante inglese, che probabilmente è destinata a diventare quella prevalente nei prossimi mesi.

A livello nazionale la stima di prevalenza della cosiddetta ‘variante inglese’ del virus Sars-CoV-2 è pari a 17,8%. Sono questi i risultati preliminari della ‘flash survey’ condotta dall’Iss e dal ministero della Salute insieme ai laboratori regionali”.

L’Istituto comunque informa che nei prossimi giorni verranno effettuate ulteriori ricerche e che i dati si uniformeranno in tutte le Regioni:

“I campioni analizzati sono stati in totale 852 per 82 laboratori, provenienti da 16 regioni e province autonome, ripartiti in base alla popolazione. Nei prossimi giorni l’indagine sarà ripetuta, per verificare la velocità di diffusione della nuova variante. Il range di prevalenze sembra suggerire una diversa maturità della sub-epidemia determinata probabilmente da differenze nella data di introduzione della variante stessa. È presumibile pertanto che tali differenze vadano ad appiattirsi nel corso del tempo“.