Covid, il datore di lavoro può sospendere il dipendente che rifiuta il vaccino

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La spinosa questione dei sanitari che disertano il vaccino pare stia per trovare un primo punto di svolta. Il Premier Draghi sta infatti pensando, come riferisce Il Mattino, di porre l’obbligatorietà del vaccino se si vuole lavorare in una corsia di ospedale o in una RSA. A Napoli sono molti i sanitari che non hanno risposto presente all’appello per la prima dose del vaccino AstraZeneca, impauriti dai sospetti casi di trombosi della scorsa settimana.

L’argomento è comunque delicato e bisognerà studiare attentamente ogni minimo particolare. L’uno contro l’altro ci sono infatti due diritti ben delineati: il diritto alla salute da un lato, dall’altro il diritto a non sottoporsi a cure non volute. A cui si aggiunge poi il diritto alla sicurezza delle cure da parte del cittadino, che può essere richiesto dal datore di lavoro anche attraverso il medico competente, oltre alla normativa relativa alla sicurezza sul lavoro.

Datore di lavoro può sospendere dipendente che rifiuta il vaccino

E proprio su questo punto si è appellato un giudice del Tribunale di Belluno che ha respinto la richiesta di reintegro sul posto di lavoro di alcuni sanitari che si erano rifiutati di sottoporti alla vaccinazione. Come riferisce Il Corriere del Veneto, il punto su cui poggia l’ordinanza è il dovere di sicurezza del datore di lavoro nei confronti dei propri dipendenti, previsto dall’articolo 2087 del Codice civile.

Inoltre il giudice, ha sancito che “è ampiamente nota l’efficacia del vaccino nell’impedire l’evoluzione negativa della patologia causata dal virus come si evince dal drastico calo dei decessi fra le categorie che hanno potuto usufruire delle dosi, quali il personale sanitario, gli ospiti delle rsa e i cittadini di Israele dove il vaccino è stato somministrato a milioni di individui”. I sanitari sono stati dunque sospesi e non potranno ricevere lo stipendio.

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