Covid, primo vaccino per bambini sotto i 12 anni. Viola: “Possibile entro maggio”

Proseguono i test sui vaccini anti-covid finalizzati ad estendere l’utilizzo del farmaco a bambini e ragazzi, portando all’immunizzazione anche la popolazione pediatrica. Entro maggio potrebbe giungere la prima approvazione da parte delle autorità sanitarie, così come annunciato da Antonella Viola, immunologa e direttore scientifico dell’istituto di ricerca pediatrica ‘Città della Speranza’ di Padova.

Vaccini anti-covid per bambini e ragazzi

Queste le sue parole: “Venerdì Pfizer ha presentato alla FDA (ente regolatorio degli USA) la richiesta di approvazione per uso di emergenza del suo vaccino per i ragazzi fino ai 12 anni. Anche Moderna dovrebbe completare a breve il suo studio. Se tutto andrà bene, entro maggio avremo l’approvazione del primo vaccino pediatrico anti-covid per quanto riguarda i bambini sotto i 12 anni di età”.

“Gli studi clinici sono appena iniziati, sia per Pfizer che per Moderna, e quindi ci vorrà più tempo. Ricordiamo che, sebbene al momento la vaccinazione dei giovani e giovanissimi non sia prioritaria, il loro coinvolgimento nella campagna vaccinale sarà ad un certo punto essenziale. Ciò non solo per la protezione individuale ma soprattutto per limitare la circolazione del virus”.

Dunque, a seguito delle valutazioni dell’Ema e dell’Aifa, potrebbe partire la somministrazione delle dosi per i soggetti in età pediatrica. La stessa casa farmaceutica Moderna, aveva annunciato, circa un mese fa, di aver avviato la sperimentazione sui bambini dai 6 mesi ai 12 anni.

Anche il Presidente campano, Vincenzo De Luca, più volte ha manifestato la volontà di coinvolgere nella campagna vaccinale anche i minori, pur prediligendo gli adolescenti, qualora vi fossero dosi a sufficienza. A sua detta sarebbe un modo per far ripartire le attività didattiche in presenza in tutta sicurezza, garantendo l’immunità non solo agli insegnanti ma anche agli alunni. L’obiettivo primario, tuttavia, resta quello di privilegiare un criterio ‘economico’ piuttosto che anagrafico, risollevando le sorti di un’economia ormai allo stremo.

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