Vaccini anti-covid, il richiamo non basta. Gli esperti: “Serve una terza dose”

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La campagna contro il covid potrebbe prolungarsi oltre i richiami, rendendo necessaria la somministrazione di una terza dose di vaccino. A confermarlo è Silvio Brusaferro, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.

Covid, terza dose di vaccino: le parole di Brusaferro

In un’intervista rilasciata a Mauro Evangelisti de ‘Il Messaggero’, ha spiegato: “Sarà molto probabile un booster, una terza dose di vaccini”. Sulla stessa scia anche il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità e coordinatore del Cts, Franco Locatelli, che nel corso del suo intervento presso la 12esima Commissione Igiene e Sanità del Senato ha dichiarato: “Una terza dose di vaccino anti-covid è assolutamente ragionevole che debba essere fatta”.

Restano ancora da chiarire i tempi di somministrazione e a far luce su ciò è ancora Locatelli che, come rende noto Adnkronos, ha rivelato: “Non è completamente stimabile quando dovrà essere raccomandata la somministrazione. Ma è ragionevole pensare che si vada dai 10 mesi in su ma è possibile anche che questo intervallo temporale verrà prolungato”.

Dunque, le due dosi vaccinali manterrebbero la loro capacità protettiva per almeno 10 mesi. Dopodiché risulterebbe necessario sottoporsi ad un ulteriore richiamo. Stando al parere degli esperti non si esclude nemmeno il fatto che il vaccino anti-covid, al pari di quello antinfluenzale, possa essere somministrato annualmente.

Altro tema particolarmente dibattuto è quello delle mascherine. Si inizia, infatti, a palesare la possibilità che i dispositivi di protezione, almeno all’aperto, possano essere presto abbandonati. Ciò anche in virtù del costante aumento di cittadini vaccinati.

Ma a ciò il professor Brusaferro risponde: “Penso che dobbiamo muoverci con prudenza, in modo progressivo. Vero è che il numero di vaccinati sta crescendo ma è importantissimo, laddove è raccomandato, continuare ad usare la mascherina. Procedendo in questo modo possiamo riconquistare sempre nuovi livelli di libertà. Siamo ancora in una fase di transizione. Ciò che possiamo dire è che ci troviamo di fronte a scenari in progressivo miglioramento e questo è molto positivo”.

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