Faida di camorra a Ponticelli, l’arcivescovo Battaglia: “Ci vuole coraggio fino al martirio”

Camorra Ponticelli Battaglia
L’arcivescovo Mimmo Battaglia

Di Ponticelli ne puoi parlare soltanto se vieni a vedere da vicino cosa il quartiere ha da offrire. Nel luogo in cui da qualche mese si è riacceso l’ennesimo scontro tra clan, culminato nel lancio di bombe nei covi dei rivali, l’arcivescovo Mimmo Battaglia ha voluto officiare in prima persona la celebrazione eucaristica presso la parrocchia Santi Pietro e Paolo insieme ai parroci del Decanato orientale di Napoli, per far sentire la vicinanza della Chiesa in un territorio sofferente, stretto tra i due fuochi della crisi pandemica e della recrudescenza della camorra.

Nel monito rivolto ai fedeli don Battaglia non si è lasciato andare a parole di circostanza: “A tutti, compresi gli uomini di Chiesa, chiedo chiarezza di vita, chiedo coraggio, anche fino al martirio, senza mai chinare il capo di fronte al male, per non essere succubi di prepotenti e malvagi. Necessitiamo tutti di una trasformazione a livello spirituale, culturale e politico. Il 23 maggio ricorre l’anniversario della morte di Giovanni Falcone, il quale ci diceva che la mafia non è invincibile, ma come tutti i fenomeni umani è destinata ad avere una fine. La nostra Chiesa può affrettare questa fine nella misura in cui resta fedele a tale messaggio. Per questo bisogna creare una rete di comunità tra famiglie, forze dell’ordine, terzo settore, associazioni: serve istituire un villaggio globale dell’educazione. Da soli non si va da nessuna parte“.

L’ARCIVESCOVO MIMMO BATTAGLIA A PONTICELLI PER DARE UN SEGNALE CONTRO LA CAMORRA

Ad ascoltare Battaglia però non c’era nessuna autorità cittadina, eccetto l’assessore allo sport Ciro Borriello, impegnato all’esterno della chiesa in un’accesa discussione con un gruppo di residenti dei Bipiani di Ponticelli, orrido complesso di alloggi prefabbricati costruiti con l’amianto negli anni ‘80 per ospitare “provvisoriamente” gli sfollati del terremoto in Irpinia: da pochi giorni gli inquilini hanno ricevuto dal Comune gli ordini di sgombero propedeutici agli abbattimenti, senza però che sia stata fornita loro un’altra soluzione abitativa nell’immediato. Perché a Ponticelli il dramma sociale è strettamente connesso al disagio abitativo, a sua volta frutto di un profondo degrado urbanistico fatto di rioni popolari ingabbiati in un groviglio inestricabile di viadotti e stradoni, che accentuando il loro isolamento li trasformano in fortini inespugnabili.

Un momento del volantinaggio

IL FLASH MOB “DISARMIAMO PONTICELLI” – Sul luogo dove si è verificato l’ultimo attentato dinamitardo da inquadrarsi nella faida tra il clan De Martino e il cartello De Luca Bossa-Minichini-Casella, un gruppo di associazioni riunite nel comitato “Disarmiamo Ponticelli” ha organizzato un flash mob per sensibilizzare il quartiere di fronte alla recrudescenza della violenza criminale, alla presenza del senatore Sandro Ruotolo, che ha spiegato il senso dell’iniziativa: “Questo comitato nasce come risposta al terrore indotto dalle bombe della camorra, vi partecipano società civile, associazioni, livelli istituzionali. Oggi abbiamo saputo che i carabinieri hanno fermato tre pregiudicati probabilmente autori delle bombe esplose ed è una bella notizia. Però noi abbiamo un problema serissimo che è la riproducibilità dei clan: ne arrestiamo alcuni, ma fuori già ci sono nuove leve pronte a prenderne il posto. C’è poi un problema serio: questo quartiere è interessato dal Recovery plan. Quanti negozi ad esempio hanno cambiato proprietà? Leggevo che il prefetto Valentini da inizio anno ha firmato ben 150 interdittive antimafia. Napoli, Ponticelli è una questione di emergenza nazionale. I clan della camorra sono anche i colletti bianchi”.

Al flash mob erano poche le persone presenti, ed era facile immaginarlo visti gli episodi criminali che si sono susseguiti negli ultimi giorni. Questo però non ha scoraggiato i giovani volontari che hanno comunque deciso di fare volantinaggio all’interno del lotto 9/a di via Esopo, scortati dagli agenti di polizia, gettandosi in una realtà che definirla semplicemente “di abbandono” è troppo poco. Tra porte divelte, muri sfondati, motociclette abbandonate e l’assenza pressoché totale di spazi sociali e culturali, è piuttosto l’emarginazione a farla da padrona. Gran parte degli ex depositi posti al piano terra sono stati trasformati in bassi o appartamenti da cui emerge un’umanità che non ama l’attenzione mediatica. Ad uno sguardo superficiale sembra inverosimile che posti come questo riescano a macinare milioni di euro grazie al traffico di droga.

Un signore anziano si affaccia dalla finestra di questi caseggiati bassi e grigi, incuriosito dal trambusto. A chi lo esorta a scendere per protestare contro la camorra, sorride amaro: “Io sto inguaiato qua dentro, uno dei miei familiari è disabile e non posso scendere. Le bombe le ho sentite ed è normale avere paura. Noi viviamo così e non possiamo farci nulla“. Un’altra ragazza invece non usa giri di parole: “Qui c’è molta paura e molta omertà perché non siamo protetti. Se denunci, spesso non vieni preso nella giusta considerazione. E’ un peccato che Ponticelli, il primo quartiere in Europa a ribellarsi al nazifascismo, rimanga così rassegnato dinanzi a tutto questo“. Tre giovani con jeans e giubbotti neri prendono i volantini offerti dagli attivisti e se li passano tra di loro: “Ah ma è roba della parrocchia !” esclamano tra risate e sfottò. Il più grande, munito di una mascherina nera da cui deborda la solita barba hipster così in voga da queste parti, si fa pure intervistare: “La camorra? Qua il problema sono i politici! Che fa questo Draghi? Cosa fanno loro per noi? Nulla!” per poi sgusciare via dalle telecamere, giusto il tempo di uno spruzzo di antipolitica che ci sta sempre bene come cortina fumogena.

Un ex deposito adibito a terraneo

Ma al netto del terreno fertile su cui attecchisce la criminalità organizzata, fatto di paura, omertà, rassegnazione, complicità, esiste davvero un’alternativa per gli abitanti di Ponticelli – specie i più giovani – che non sia l’emigrazione? Se si dà un’occhiata ai dati demografici, nel giro di pochi anni il quartiere ha visto diminuire vertiginosamente la sua popolazione, passando da 90mila abitanti agli attuali 60mila, un deficit incredibile. Per provare a cambiare le cose bisogna partire dall’essenziale, come spiega Pasquale Leone, del presidio di Libera: “Noi vogliamo portare al prefetto Valentini alcune semplici richieste: una presenza quotidiana delle forze dell’ordine, attualmente assolutamente insufficiente per l’ampiezza del territorio da coprire, l’attivazione di videocamere di sorveglianza, l’apertura delle scuole durante l’estate per il contrasto alla povertà educativa e il recupero degli spazi sociali, come il teatro o il cinema. In questo quartiere serve un esercito di educatori ed insegnanti oltre a quello delle forze dell’ordine, serve un piano per rilanciare il territorio, ed anche il Recovery plan in questa ottica rappresenta una occasione unica per poter investire in lavoro e opportunità. Pensiamo ad esempio a quanto è successo alla Whirlpool, è indecoroso che il lavoro da queste parti venga portato via, anziché essere costruito”.

Il flash mob si chiude con la speranza di cambiamento evocata anche dall’arcivescovo Battaglia durante la sua omelia. Di certo per Ponticelli, emblema di tutta la città, occorrerà uno sforzo enorme per provare a fermare l’emorragia di forze giovani che si disperdono tra emigrazione e arruolamento nelle file della camorra. Ma finché mancherà la politica nel significato più nobile del termine, il futuro non sarà tanto diverso dall’odierno.

Il lotto 9

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