L’alta qualità del pomodoro campano è in pericolo

pomodoro_san_marzano_dop

Sono di questi giorni i molti articoli e i format che inondano i canali dei media di massa inerenti al “pericolo rosso”, o meglio alle degenerazioni dell’industria conserviera per la produzione stagionale del pomodoro 2014 in Campania.

Avvisano i sindacati, tra cui i maggiori sono Fai, Cisl, Flai CGil, Uila Uil, Anicav, Aiipa, che la campagna per l’abbattimento dei costi di produzione sta mietendo vittime non solo tra i lavoratori, ma nell’intera catena che lega i produttori ai consumatori. L’imprenditoria casertana, napoletana e salernitana, soprattutto dopo la scomparsa della Cirio, non ha fatto altro che ignorare il Contratto nazionale degli alimentaristi, imporre – con il discrimine del licenziamento – turnazioni durissime dalle dodici alle sedici ore di lavoro, bassi standard di qualità e sicurezza sanitaria e del lavoro, discutibilità della formazione delle maestranze.

Viene quasi da ridere adesso, ma dove erano i sindacati quando si fece a pezzi l’impero dei Signorini?

Dove erano i sindacati quando si vendette la Cirio ai Cragnotti, i quali dopo i fallimenti fraudolenti in America latina hanno poi fatto peggio in Europa?

Dove erano nascosti i sindacati quando l’amministrazione regionale Bassolino – Cozzolino svendettero a debito il marchio agli emiliani di Conserveitalia?

Dove erano rintanati i sindacati quando Conserveitalia si tenne il marchio, vendendo nel 2008 l’ultimo stabilimento Cirio del Mezzogiorno alla Camorra sarnese?

Dove erano questi sindacalisti da salotto quando la Ex-Cirio di Caivano fu dismessa, licenziando 60 operai a tempo indeterminato e 400 stagionali, e delocalizzata in Romania?

Non è una novità che il lavoro operaio del pomodoro campano è in ginocchio, privo di organizzazione e di forza contrattuale, da almeno il 2006; non è una novità che grandi marchi stranieri e nazionali etichettano, illegalmente, con i loro marchi bottiglie di produzioni campane direttamente in stabilimenti terzi (che, dunque, non sono vincolati agli standard europei e internazionali di qualità) mettendo a rischio la salute dei consumatori, o semplicemente truffandoli sulla rintracciabilità del prodotto alimentare; non è una novità che le industrie e i fondi della camorra foraggiano le istituzioni di controllo e drogano l’economia dell’indotto; non è una novità che i sindacati non contano più nulla e che il sindacalismo italiano non esiste più.

Nel 2014 la produzione industriale del pomodoro è maggiore al sud e non stenta a diminuire. Sarebbe meglio, a questo punto, riproporre un organo di monitoraggio per il lavoro nel settore agroalimentare più adeguato e incisivo? Quali misure applicheranno le istanze statali?

Potrebbe anche interessarti