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Venezia, Leone d’Argento a Paolo Sorrentino: gioia e commozione per il regista napoletano

Biennale di Venezia

Tra i protagonisti assoluti della 78esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, che si è svolta a Venezia, spicca Paolo Sorrentino, regista napoletano che si è aggiudicato il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria per il film ‘E’ stata la mano di Dio’.

Festival di Venezia, Paolo Sorrentino vince il Leone d’Argento

La trama del film narra la storia di un ragazzo della Napoli degli anni Ottanta, segnata da due eventi che cambieranno del tutto la sua esistenza: un drammatico incidente e l’arrivo di Maradona a Napoli. Racconto che si intreccia con la vita stessa del regista che attraverso la pellicola ha rivelato la parte più intima di sé.

Un film che ha toccato l’animo di tutti alla Mostra, guadagnandosi ben 9 minuti di applausi e il riconoscimento tanto sperato. Lo stesso Sorrentino, chiamato sul palco a ritirare il premio, durante il discorso di ringraziamento si è commosso: “Dovete avere un po’ di pazienza perché sono leggermente emozionato. Anche io devo ringraziare un po’ di persone: la squadra di Netflix, che sono meravigliosi e inspiegabilmente mi vogliono bene, i miei amici, i produttori Lorenzo Mieli e Andrea Scrosati, la troupe che è stata eccezionale e mi ha aiutato moltissimo in un film non facile, così come gli attori, tutti i personaggi del film, i miei genitori e i miei fratelli, Maradona”.

“Poi volevo ringraziare mia moglie Daniela che sono vent’anni e passa che mi sopporta e che mi vuole bene, i miei figli, Anna e Carlo. Ogni tanto qualcuno un po’ antipatico dice ‘ma tu perché fai un altro film con Toni Servillo?’ e io ora posso dirgli guardate dove sono arrivato facendo i film con Toni Servillo. Devo ringraziare quelli che mi hanno accolto da ragazzo, Antonio Capuano e Umberto Contarello, ma soprattutto il mio primo produttore e il mio più caro amico Nicola Giuliano”.

Infine parla di due scene non presenti nel film: “Un sogno che non ho fatto, un ometto di 1,60 metri su un campo di calcio che vi ringrazia e che si chiama Maradona. Che ci crediate o no questo è il più grande premio che voi possiate ottenere e Maradona vi ringrazia. Poi, nel giorno del funerale dei miei genitori il preside della mia scuola mandò solo una rappresentanza di quattro compagni di classe, non tutta la classe, e io ci rimasi malissimo. Però questo non ha più importanza perché oggi è venuta tutta la classe che siete voi”.

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