Tony Essobdi ai giudici: “Perché un trattamento così duro? Non volevo uccidere Giuseppe”

Domani, mercoledì 27 ottobre, avrà inizio il processo di secondo grado per la tragedia di Cardito, in cui il piccolo Giuseppe Dorice sarebbe stato picchiato a morte dal patrigno. Tony Essobdi, accusato dell’omicidio del bambino, ha scritto una lettera direttamente ai giudici, il cui contenuto è riportato da Il Mattino.

Signor giudice… mi scuso per il tempo che le faccio perdere ma vorrei che lei mi possa aiutare a capire perché ho ricevuto un trattamento così duro. Ho sempre ammesso le mie responsabilità“. Esordisce così Tony Essobti Badre, il giovane condannato all’ergastolo il 9 novembre 2020.

L’uomo è accusato di aver picchiato a morte il piccolo Giuseppe, che all’epoca dei fatti aveva 7 anni, e del tentato omicidio della sorellina 12enne Noemi. Entrambi sarebbero stati picchiati e presi a bastonate la sera del 27 gennaio 2019. Una sorte diversa è toccata alla madre dei due bambini, Valentina Casa, condannata a 6 anni di reclusione per atti omissivi.

Domani prenderà il via il processo di secondo grado, davanti alla Corte di Assise di Appello di Napoli (seconda sezione), e l’avvocato di Tony Essobdi consegnerà ai giudici la lettera scritta dall’imputato. Nella missiva, Tony si dice consapevole che le sue scuse “non serviranno a nulla, se non a trovare un po’ di pace“.

Per quanto riguarda l’omicidio di Giuseppe, il patrigno afferma di non aver mai desiderato la morte del piccolo: “Non so cosa è scattato nel mio cervello. È scattato il buio… non volevo la morte di Giuseppe“. A questo proposito è intervenuto anche l’avvocato di Essobdi, che ha affermato quanto segue:

L’imputato ha compreso la gravità delle proprie azioni, ma avverte la pena come ingiusta. In effetti la pena dimostra la tendenza punitiva della sentenza che non tiene conto né delle risultanze processuali né della situazione sociale ed umana di un ragazzo che vuole una rieducazione che l’ergastolo non potrà mai dargli”.

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