Matteo Salvini come Berlusconi: una Lega per il Mezzogiorno

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Dopo Berlusconi e il Partito per l’autonomia del Sud, dopo gli esperimenti indipendentisti e secessionisti, dopo Rizzo e il suo Nuovo Partito Comunista, Matteo Salvini rilancia l’azzardo e cerca di inventare, dall’oggi al domani, una nuova soggettività politica.

Salvini annuncia la nascita di una nuova identità, un nuovo sogno allucinatorio, una nuova illusione per il sud Italia e tutti gli elettori amici della Lega.

Quasi come si crea un gruppo Facebook, Matteo Salvini annuncia la fondazione di un partito per i “leghisti” e i simpatizzanti del Sud. Essi potranno riconoscersi in un eroe “meridionale” Alberto da Giussano, raccogliere le acque sacre del fiume Sarno in un’ampolla e indossare elmi cornuti.

Dalle Cronache storiche del frate domenicano Galvano Fiamma, direttamente dal XIV secolo, e per compiacere non solo l’allora Signore di Milano Galeazzo Visconti, ma anche Umberto Bossi, Salvini elegge l’eroe lombardo a mito fondatore della Lega meridionale e della presunta battaglia contro l’Impero europeo e la tirannia dei banchieri.

Come Alberto da Giussano, che difese la Lega lombarda e il suo ideale comunale di indipendenza e si contrappose a Federico I Barbarossa – imperatore del Sacro Romano Impero – nella battaglia di Legnano del 1176, Salvini chiama alla resistenza e alla lotta per la difesa del Carroccio una rinnovata Compagnia della Morte.

Non più sbandati, guerrafondai e cavalieri dei Comuni e della periferia lombarda saranno chiamati, ma verranno arruolati alla causa la nuova periferia metropolitana e leghista di Milano, il resto d’Italia e soprattutto il Mezzogiorno.

Come nei casi di Lodi, Como e Pavia nel XII secolo Salvini, per la causa della Lega Nord e per la sua stessa sopravvivenza politica, è disposto ad attaccare, schiacciare, distruggere, o ignorare, la cultura e l’identità millenaria del Meridione e dei meridionali.

Ancora una volta, parzialmente, sia la retorica risorgimentale, sia i deliri di autonomia settentrionale di Bossi e Compagni, sembrano minacciare il Sud. Vari elementi a sfavore di Salvini e della Lega Nord: il primo tra tutti è la totale inesistenza di un’identità leghista meridionale; la totale mancanza di una realtà materiale, sociale ed economica, a sostegno di una lotta per una Lombardia allargata, e da cui segregare una soggettività di tale struttura e aspirazione; la diffusa e capillare cultura politica duosiciliana e revisionista neoborbonica; il totale fallimento degli intenti secessionisti di questi anni; il risentimento secolare delle genti del Mezzogiorno contro i saccheggi, le strumentalizzazioni, gli assistenzialismi, le colonizzazioni, gli espropri, le umiliazioni, i razzismi dei lombardi (i cui in gran parte sono meridionali) in particolare e dell’Italia Settentrionale risorgimentale e filo-savoiarda in generale.

Forse l’unico appiglio possibile per il progetto salviniano è la totale assenza di un’alternativa politica seriamente credibile a livello nazionale. Tra un berlusconismo dilagante e un grillismo incostante, e inconcludente, l’elettorato meridionale (una volta un po più rosso, oppure, classicamente, reazionario) potrebbe resuscitare la Lega e il suo etnoregionalismo politico, sulla scia di una semplice simpatia da socialnetwork, oppure per la mancanza nel Meridione di punti di riferimento autoctoni forti.

Certo è che Salvini riscopre un anacronistico meridionalismo reazionario propenso a remare contro il mezzogiorno stesso e l’Europa attuale (in relazione alla quale ormai non si può più, storicamente, parlare di meridionalismo) in difesa dei privilegi dei pochi e delle illusioni dei molti.

Coraggiosa, per non dire patologica, rimane questa progettualità. Essa, molto probabilmente, non avrà gli esiti sperati. La proposta di Salvini è fuori da qualsiasi ipotesi di reale, si regge, come dicono i milanesi, su “fuffa”, su un’inconsistente credenza secondo cui è possibile fondare un’identità dal niente, a tavolino.

Qualsiasi tipo d’identità, o di soggettività politica, può nascere solo da una consolidata serie di condizioni storico-materiali, sociali ed economiche, empiriche.

Come si può solo pensare alla possibilità di creare una Lega, o un Partito del Sud, senza un’identità, senza un popolo etnoregionale meridionale e filo-lombardo?

Berlusconi almeno aveva giornali e televisioni, insieme a una realtà industriale enorme, per costruire un popolo, un’identità, o ciò che alcuni hanno chiamato semplicemente una “massa primaria compiacente” e “suscettibile di essere comandata dall’ideale della massa in carne ed ossa di turno”, ma è riuscito a realizzare tutto questo in vent’anni e non in due giorni.

Salvini, sicuramente, avrebbe bisogni di consulenti diversi, sicuramente di filosofi con i piedi per terra, più abituati a pensare.

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