Giornata della Memoria, deputato del M5S: “Vietato ingresso ai non vaccinati e ai cani”

ebrei non vaccinatiOggi, 27 gennaio 2022, si celebra la Giornata della Memoria e tra i tanti messaggi di commemorazione è emerso quello insolito di un deputato del Movimento 5 Stelle. L’oggetto del post Instagram dell’autore, Gabriele Lorenzoni, non è il ricordo di una nera e triste pagina della nostra storia, l’Olocausto, bensì un paragone tra no-vax ed ebrei.

Non vaccinati ed ebrei, il post del deputato

Riprendendo una celebre scena del film La vita è bella di Benigni, il deputato 5 stelle ha cambiato la scritta del cartello che il piccolo Giosuè, un bambino deportato in un campo di concentramento, legge al padre. Originariamente il cartellone recitava “Vietato l’ingresso agli ebrei e ai cani”, mentre la foto pubblicata da Lorenzoni riporta la dicitura mutata in “Vietato l’ingresso ai non vaccinati e ai cani”sollecitando nella didascalia del post a leggere la richiesta che Amnesty International ha mosso al Governo Italiano. Infatti, come riportato nel link messo da Lorenzoni nella sua biografia Instagram, Amnesty International ha rivolto un appello al Governo Italiano, dichiarando: “Non bisogna discriminare i non vaccinati”.

ebrei non vaccinatiLa pubblicazione di Gabriele Lorenzoni non ha riscontrato successo tra i suoi seguaci, anzi sono stati molteplici i commenti negativi e di denuncia verso l’affermazione espressa, tanto che il deputato 5Stelle è stato costretto a rimuovere e limitare i messaggi, levando l’opzione di commento.

Questo non è il primo infelice paragone tra ebrei e no-vax. Infatti, lo scorso 20 settembre 2020, come riportato da OPEN, il leader populista olandese Thierry Baudet è stato denunciato per aver dichiarato in un tweet “I non vaccinati sono i nuovi ebrei, quelli che ignorano le esclusioni sono i nuovi nazisti”. L’assurda assimilazione, riportata in più post social dal leader olandese, è stata prontamente condannata dal Tribunale, ordinandogli la cancellazione dei tweet e vietandogli con una pena in denaro la pubblicazione di tali contenuti, non permettendogli più di diffondere quello che dallo stesso organo giudiziario è stato giudicato essere un messaggio sbagliato e non rispettoso verso le reali vittime dell’Olocausto.

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