Attentato a don Patriciello, il boss intercettato: “Uccidiamoci tra noi ma la Chiesa è sacra”

Maurizio PatricielloPoche settimane fa, di sabato sera, una bomba era stata fatta esplodere davanti alla chiesa dove don Maurizio Patriciello, che da sempre si batte contro la camorra, celebra la messa a Caivano: sulla vicenda le intercettazioni contenute nel decreto firmato dai pm De Renzis e De Ponte hanno contribuito a fare chiarezza riportando le conversazioni tra gli indagati.

Bomba davanti alla chiesa di Don Patriciello: le intercettazioni degli indagati

I camorristi intercettati parlano non solo dell’episodio della bomba esplosa davanti alla parrocchia, ai danni di don Patriciello, ma anche dell’affissione del manifesto funebre per minacciare il comandante della Municipale di Arzano, Biagio Chiariello.

“Ma a mettere una bomba sotto la chiesa di quello no! Qualche cor***o ha fatto anche i manifesti, hai capito? Sono stati loro. Io gli manderei una lettera dicendo che qui non esiste proprio, poi contro la Chiesa. Uccidiamoci tra di noi, ma la Chiesa è sacra” – si sente dire in casa di P. L., fermato nei giorni scorsi dai Carabinieri, contro il clan rivale come riporta ‘Il Corriere del Mezzogiorno’.

“Ma che stiamo facendo, le pagliacciate? Sempre lui. È stato sicuramente lui, te lo dico io. Ha messo la bomba lì e gli ha fatto pensare che siamo noi. Ci vogliamo mettere un po’ addosso a questo?” -continuano ipotizzando delle ritorsioni.

Intanto don Patriciello, a seguito della bomba esplosa probabilmente per avvertimento, aveva annunciato: “Poco fa, ho firmato il mio testamento. Abbiamo messo tutto in conto quando siamo diventati sacerdoti. Continuo per la mia strada. Alcuni camorristi pensano che dovrei limitarmi a celebrare messa e benedire i loro figli quando vengono uccisi. Non è così, continuo il mio percorso mentre da queste parti continuano le stese di giovani pistoleri che terrorizzano i residenti a colpi di kalashnikov”.

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