Epatite nei bambini, sintomi e consigli dei pediatri: come riconoscerla e cosa fare

Mentre prosegue il monitoraggio dei casi di epatite acuta nei soggetti in età pediatrica, diversi esperti hanno fornito una serie di linee guida ai genitori su come comportarsi e su quali sintomi concentrare l’attenzione.

Epatite acuta nei bambini, gli esperti: sintomi e come comportarsi

La malattia, di origine ancora sconosciuta, che colpisce il fegato dei più piccoli, al 21 aprile è stata segnalata in almeno 169 pazienti in 11 nazioni tra gli Stati Uniti e l’Europa. Alcuni casi sospetti sono stati riscontrati anche in Italia.

Come già sottolineato dal Ministero della Salute al momento nessuna teoria formulata sulle cause ha ottenuto riscontro con le evidenze scientifiche. Anche l’ipotesi che sia un adenovirus a causare le epatiti è stata giudicata ‘di per sé improbabile in quanto questo tipo di virus normalmente non è associato a malattie epatiche’.

In più è stata esclusa la correlazione tra l’insorgenza della malattia e gli effetti della vaccinazione contro il covid. Un orientamento ribadito con forza anche da Annamaria Staiano, presidente della Società Italiana di Pediatria, che nel corso della trasmissione ‘Omnibus’, andata in onda ieri su La7, ha dichiarato: Di certo non c’è alcuna correlazione con il vaccino perché la maggior parte dei bambini colpiti da questa epatite non lo hanno ricevuto”.

Quanto ai sintomi che richiedono l’intervento di uno specialista, la dott.ssa Staiano ha elencato: disturbi gastrointestinali come diarrea, vomito e dolore addominale, associati o meno a febbre; ittero ossia colorazione gialla della pelle e degli occhi; feci di colorito chiaro e urine scure.

La comparsa dell’ittero richiede il trasporto d’urgenza al pronto soccorso mentre per gli altri sintomi, soprattutto se si prolungano oltre 7 giorni, è necessario far visitare il bambino dal proprio pediatra di fiducia. Oltre ai comuni campanelli d’allarme la malattia si manifesta anche con un senso generale di stanchezza.

I tempi di incubazione sono rapidi e i primi segnali tendono a comparire in circa 48 ore, come rivelato da Giuseppe Maggiore, direttore di Epatogastroenterologia e trapianti di fegato dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, a ‘Il Messaggero’.

L’esperta ha, poi, tranquillizzato le famiglie evidenziando che, nonostante l’andamento della situazione necessiti di un accurato controllo, al momento non sussiste alcun motivo di allarme: “La maggior parte dei casi sono del tutto curabili. Ci può essere un’evoluzione più aggressiva ma al momento rientriamo in una situazione di tranquillità per cui le cure a disposizione portano a una remissione del quadro clinico”.

Nelle forme più lievi il trattamento prevede antivirali e idratazione, nei casi più gravi, invece, potrebbe essere necessario il trapianto di fegato. Gli esperti raccomandano ai genitori anche di non somministrare farmaci a casa ai bambini in quanto la cura per l’epatite, come evidenziato dal dott. Maggiore, non è specifica.

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