Morto per salvare 2 bimbi, il bagnino: “Si è subito gettato in acqua pur non sapendo nuotare”

La tragedia avvenuta ieri a Castel Volturno, presso uno stabilimento del Villaggio Coppola, è costata la vita a Rahhal Amarri, un 42enne di origini marocchine morto per salvare la vita di due bambini che stavano per annegare non esitando a tuffarsi in acqua come emerso dalla testimonianza del bagnino accorso per soccorrerlo.

Rahhal Amarri morto per salvare due bambini: la testimonianza del bagnino

Rahhal, gestore del lido, sarebbe stato il primo ad accorgersi delle grida d’aiuto provenienti dal mare, caratterizzato da forti correnti e onde piuttosto alte. Così, mentre il bagnino attivava la procedura di salvataggio mettendo in acqua l’imbarcazione, non avrebbe esitato a tuffarsi per raggiungere i due bambini in difficoltà. 

Probabilmente per la paura o per un malore causato dallo sforzo, Rahhal sarebbe stato trascinato al largo per poi essere riportato a riva dal bagnino, aiutato dai presenti, privo di vita. A nulla sono serviti i tentativi di rianimarlo: all’arrivo del 118 i sanitari non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

“I due bambini appena arrivati si sono buttati in acqua ma la corrente forte li ha subito trascinati al largo. Il ragazzo che è deceduto si è subito gettato in acqua pur avendo paura del mare e non sapendo nuotare. Per salvare i bambini ha sopraffatto la sua paura” – ha raccontato il bagnino che ha assistito all’intera scena rivolgendosi a ‘Il Corriere della Sera’.

“Appena entrato in acqua lui ha preso i bambini e li ha dati a me. Io li ho portati dal padre e poi ho cercato di salvare anche lui che era in difficoltà ma non c’è stato modo di fare altro. A causa della paura penso che abbia avuto uno shock, un infarto ed è andato più al largo. Sono andato a prenderlo con l’aiuto di un altro bagnante. Si dimenava, è entrato nel panico e non c’è stato modo di effettuare manovre di salvataggio. Lo abbiamo portato in spiaggia poi è intervenuta la capitaneria di porto” – ha continuato.

“I bambini avevano sui 7 e gli 11 anni. Il gestore era vicino all’entrata ed è stato il primo a vederli in difficoltà. Da noi si faceva chiamare Said ed aveva 42 anni. Da 14 anni lavorava qui insieme a noi, era parte della famiglia, era come un fratello per noi. Era conosciuto dappertutto sul litorale, si faceva volere bene da tutti e aiutava chiunque. E’ stata una vera e propria tragedia” – ha concluso.

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