Mattarella rifiuta le dimissioni di Draghi, il premier andrà alle Camere: cosa accadrà ora

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Foto Quirinale

Ieri è stata una giornata intensa per il governo italiano. Dopo la fiducia ottenuta al Senato sul Dl Aiuti alla quale non ha votato tutto il M5s, Draghi è salito da Mattarella per rassegnare le dimissioni. Mancano infatti i numeri per avere una larga maggioranza che consenta al premier di poter andare avanti senza arrivare a compromessi. Insomma è venuta meno quella compattezza che ha caratterizzano gli ultimi mesi.

MATTARELLA RIFIUTA LE DIMISSIONI DI DRAGHI

La sofferta decisione, arrivata a mercati chiusi per non impattare ancora più negativamente sulla borsa di Milano, è stata però respinta dal presidente della Repubblica. Come reso noto in un comunicato dal Quirinale:

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa sera al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Mario Draghi, il quale ha rassegnato le dimissioni del Governo da lui presieduto.
Il Presidente della Repubblica non ha accolto le dimissioni e ha invitato il Presidente del Consiglio a presentarsi al Parlamento per rendere comunicazioni, affinché si effettui, nella sede propria, una valutazione della situazione che si è determinata a seguito degli esiti della seduta svoltasi oggi presso il Senato della Repubblica“.

COSA ACCADRA’

Ora Draghi dovrà riferire al Parlamento la sua decisione. Un appuntamento fissato per mercoledì e che è previsto dalla Costituzione. Secondo l’articolo 62:

Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre. Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti. Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l’altra“.

Camere che quindi in alcuni casi possono essere sciolte anticipatamente mettendo fine al governo Draghi. Per l’art.88:

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura“.


Tutto quindi è ancora possibile.

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