Video. Quando Andrea Mandorlini si improvvisò capo ultras

Andrea Mandorlini

Il calcio è da sempre la chiave di molte discussioni. Quante cose si vorrebbero risolvere col calcio, dai dissapori della vita di tutti giorni, ai problemi di una città, si punta sempre sullo sport più seguito, senza pensare al fatto che purtroppo è proprio il calcio che spesso divide.

Siamo nel 2014 e pure spesso si attende di andare allo stadio per raggiungere l’apice di un odio territoriale, razziale, che spacca in due o più parti una nazione che sulla carta dichiara di essere unita. Iniziano così le polemiche, quegli atti benevoli dove si professa l’amore e il buon senso, tutte cose che senza fare troppi giri di parole, servono solo a prendersi in giro dal momento che mai nulla di concreto accade.

Ma non bisogna disperarsi, qualcosa accade, certo non per eliminare il razzismo tra popoli della stessa nazione, anzi, ma accade.

Succede che in un paese dove le persone sono più occupate a dichiararsi odio e disprezzo su un campo di calcio, c’è chi li incita e li fomenta come un bravo capo ultras che da il via ai cori da stadio, pur essendo invece l’allenatore di una squadra, un allenatore che intona cori razzisti sotto gli occhi divertiti di diverse autorità cittadine.

Andrea Mandorlini, allenatore dell’Hellas Verona, è lui l’improvvisato direttore d’orchestra di uno stadio intero, sono passati anni da quando divertito intonava cori come “Ti amo terrone” , fomentando tutta la propria tifoseria durante la presentazione della squadra. Lo stesso Mandorlini però sembra aver rimosso il ricordo di quella serata dove acclamato come un santo dai suoi supporter diede vita ad uno spettacolo avvilente, dimentica il tecnico dell’Hellas Verona che ieri ai microfoni di Tiki Taka, la trasmissione di Italia Uno  dopo aver speso qualche parola in merito alla partita contro il Napoli e attribuendo alla propria squadra il merito di aver sbloccato Hamsik e Higuain, si scaglia contro il pubblico partenopeo accusandolo di offese verso di lui.

“Dopo il nostro gol il pubblico avrebbe potuto contestare, invece era ben disposto ad incitare la squadra, peccato che poi abbiano sopratutto pensato ad offendermi. Si, tutti i 30 mila del San Paolo mi hanno continuamente offeso, a noi invece per 2 buu razzisti ci hanno chiuso una Curva. I giudici a bordo campo riescono a sentire 2 buu ma poi non sentono 30 mila persone che mi offendono? Dov’erano?”

I ‘buu’ di cui parla Mandorlini, sono quelli che la sua tifoseria dedicò a Muntari, chiaro segno di razzismo più che certificato, un razzismo che non rispecchia neanche più le rivalità calcistiche, a questo proposito si infiamma l’acceso battibecco tra il telecronista tifoso Raffaele Auriemma e lo stesso Andrea Mandorlini che offeso dai cori a suo discapito da parte dei partenopei vorrebbe fosse fatta giustizia.

Perchè mister Mandorlini? Non sono forse anche questi una ‘goliardata’?

Perchè bisogna ricordare e sottolineare il fatto che fu così definito il coro anti-terroni cantato allegramente dal tecnico del Verona, un coro che fece sorridere tifosi, tecnici, dirigenti e autorità cittadine, ma che nel momento stesso contribuì ad uccidere ulteriormente il calcio, continuando a privarlo della possibilità di unire tante persone con lo stesso amore anche se per squadre diverse.

Tutti i tifosi hanno una preferenza, una passione, un amore e di conseguenza una rivalità accesa rispetto ad altre, ma sarebbe bello se si limitasse tutto al gioco in campo con il solito motto  “Che vinca il migliore”, sia questo del Nord o del Sud, ma se anche gli allenatori cambiano registro dimenticando cosa li ha avvicinati a questo sport, l’ipotesi di un calcio migliore è davvero molto lontana.

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