Tumore, la dieta migliora peso e salute. Lo studio da Napoli: recidive ridotte del 76%

Studio su dieta e tumore al seno presentato all'ASCO Chicago dall'Istituto Pascale di Napoli


Un nuovo studio condotto dall’Istituto Pascale di Napoli, e presentato all’ASCO 2026 di Chicago, ha messo in evidenza i benefici della dieta mediterranea, unitamente all’attività fisica e all’assunzione di vitamina D, sulla riduzione dei rischi cardiovascolari e delle recidive nelle pazienti operate di tumore al seno.

Dieta mediterranea e tumore al seno: lo studio da Napoli

Un equilbrato regime alimentare affiancato ad un’attività fisica quotidiana e al miglioramento dei livelli di vitamina D aiuta a perdere peso, controllare meglio la glicemia e ridurre il rischio di sindrome metabolica dopo un tumore al seno. È quanto emerge da uno studio multicentrico italiano presentato al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO 2026), il più importante appuntamento internazionale dedicato all’oncologia clinica.

La ricerca, coordinata dall’Istituto dei tumori di Napoli, ha coinvolto 492 donne operate per tumore del seno in fase iniziale e seguite in sette centri oncologici italiani. Le pazienti sono state divise in due gruppi: Il primo ha ricevuto indicazioni standard su alimentazione e movimento; il secondo è stato inserito in un programma più strutturato basato su dieta mediterranea a basso indice glicemico e trenta minuti di camminata veloce al giorno. Entrambi i gruppi hanno assunto vitamina D3.

Dopo quasi tre anni di osservazione, i ricercatori non hanno rilevato differenze statisticamente significative sul rischio di recidiva nell’intera popolazione studiata. Ma i benefici metabolici osservati sono stati importanti.

Nel gruppo sottoposto al programma intensivo la perdita media di peso è stata di circa tre chili, contro 1,7 chili registrati nel gruppo di controllo. Migliorati anche l’indice di massa corporea e il controllo della glicemia.

Particolarmente significativo il dato sulla sindrome metabolica, una condizione che comprende obesità addominale, ipertensione e alterazioni del metabolismo degli zuccheri e che aumenta il rischio cardiovascolare. La sua prevalenza si è ridotta del 65% nelle donne che hanno seguito il programma strutturato, contro il 34% osservato nell’altro gruppo.

Secondo gli autori dello studio, il risultato è rilevante perché obesità, alterazioni metaboliche e problemi cardiovascolari rappresentano oggi alcune delle principali criticità a lungo termine per le donne guarite da un tumore al seno, anche a causa degli effetti delle terapie oncologiche.

Un dato definito ancora preliminare riguarda inoltre le pazienti con tumori ormono-responsivi che hanno aderito con maggiore costanza al programma: in questo sottogruppo il rischio di recidiva è apparso ridotto del 76%. Un risultato che dovrà essere confermato da ulteriori studi, ma che rafforza l’ipotesi di un ruolo dello stile di vita anche nella prevenzione delle recidive.

Lo stile di vita non è un elemento accessorio della cura oncologica, ma parte integrante del percorso terapeutico. I benefici osservati sul metabolismo e sulla salute cardiovascolare possono avere un impatto importante sulla qualità di vita delle pazienti” – ha dichiarato Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia Senologica e Toraco-Polmonare del Pascale e senior author dello studio.

I ricercatori sottolineano inoltre che l’intervento proposto è semplice, sostenibile e a basso costo, caratteristiche che potrebbero favorirne l’inserimento nei percorsi standard di assistenza dedicati alle donne operate per tumore al seno.


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