Francesco trovato morto in auto, la figlia confessa: “Ho ucciso papà, non ce la facevo più”


Svolta nel corso dell’udienza del 4 novembre per il caso dell’omicidio di Francesco Capuano, il bidello di 79 anni ucciso il 23 dicembre 2024 nel garage di un condominio di via Biolcheria a Suzzara, in provincia di Mantova, dove si era trasferito con la figlia: sarebbe stata proprio la donna, Rosa Capuano, a confessare di aver ucciso suo padre.

Omicidio Capuano, la figlia: “Ho ucciso mio padre”

“Sono stata io. Non ce la facevo più. Ho preso la pistola e l’ho ucciso” – questa la dichiarazione resa soltanto ieri dalla donna, interrompendo le precedenti posizioni di assoluta innocenza, sostenuta durante tutte le fasi processuali. A suo carico i giudici hanno emesso una sentenza di condanna a 25 anni di reclusione.

All’epoca dei fatti, padre e figlia vivevano insieme a Suzzara, dopo essersi trasferiti dal loro paese d’origine, Giugliano (nel Napoletano). Proprio in prossimità delle festività natalizie, Francesco venne freddato a colpi di pistola mentre si trovava all’interno della sua auto. Ad allertare i soccorsi fu proprio la stessa Rosa, dichiarando di essere stata assente al momento degli spari, pur essendo pronta per andare a svolgere alcune commissioni con il papà. Secondo la versione iniziale sarebbe rimasta in casa per recuperare degli oggetti prima di ritornare in garage e trovare l’uomo ormai privo di vita.

Un racconto che si sarebbe scontrato con diversi elementi contraddittori, indirizzando le indagini proprio verso l’ipotetico coinvolgimento della donna. Nel marzo del 2025, infatti, la donna fu arrestata a Giugliano, dove aveva fatto rientro, in quanto all’interno del suo beauty case era stata ritrovata una revolver calibro 22 contenente 3 bossoli compatibili con quelli usati per l’omicidio.

Ad oggi la versione è stata confermata dall’imputata stessa che, per la prima volta, ha ammesso le sue responsabilità. Il movente si legherebbe al desiderio della donna di spezzare quel rapporto di profonda soggezione nei confronti del padre, che accudiva quotidianamente, unitamente all’aspettativa di diventare la sua unica erede.


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