Dal premio Strega al festival di Cannes: trionfa la cultura napoletana in Europa!

Garrone, Moretti e Sorrentino
Garrone, Moretti e Sorrentino

La direzione del “Premio Strega”, la più prestigiosa kermesse letteraria italiana, ha annunciato i nomi dei dodici scrittori finalisti e ben tre di loro sono campani. La prima è la misteriosa Elena Ferrante, di cui si sa solo che è napoletana ed, infatti, nei suoi libri racconta le trasformazioni urbane ed identitarie di Napoli nel corso dei secoli. Sempre partenopea è la poetessa Wanda Marasco, docente a Scampia, che firma per Neri Pozza un geniale struggente ritratto dello scultore Vincenzo Gemito. Infine, fra i nomi, spicca quello del cantautore Vinicio Capossela, con un’opera originale e innovativa che trae spunto e fondamento sulla terra dell’autore, l’Irpinia.

 

Non solo gli scrittori in gara portano alto il nome della Campania, ma anche fra gli “Amici della Domenica”, personaggi incaricati di “presentare” i finalisti, spiccano nomi partenopei come Francesco Durante, editorialista del Corriere del Mezzogiorno, Valeria Parrella, Diego de Silva, Domenico Starnone e Silvio Perrella.

Sorrentino agli Oscar 2014
Sorrentino agli Oscar 2014

Come se non bastasse il successo del “Premio Strega”, la cultura napoletana ha invaso anche il prestigioso Festival del cinema di Cannes. Paolo Sorrentino, regista partenopeo reduce dall’Oscar per “La Grande Bellezza”, parteciperà al festival con “La giovinezza”, prodotto da Nicola Giuliano, napoletano anche lui. Le favole e le leggende di Napoli, invece, rivivono in un fantasy di Matteo Garrone, autore di “Gomorra”, ispirato al “Cunto de li cunti” di Giambattista Basile. Nemmeno Nanni Moretti, terzo italiano in gara, si distacca troppo da Napoli, visto che il suo film, dedicato alla madre, è stato scritto insieme ai campani Francesco Piccolo e Valia Santella.

Da questi successi emerge il grido di un popolo, quello napoletano, che vuole manifestare e valorizzare la propria cultura e la propria ricchezza spirituale. Vincono le tradizioni dell’Irpinia, vincono le leggende settecentesche del Basile e vincono i racconti di una Napoli che cambia e si trasforma, ricordando sempre il passato. Del resto, è l’amore a generare l’arte e, se tutti i napoletani iniziassero ad amare la propria terra senza riserve, allora la nostra cultura potrà trionfare così in qualunque contesto e in qualunque tempo.

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