De Laurentiis torna a fare il meridionalista, ma solo perché gli fa comodo

Aurelio De Laurentiis Meridionalista - Regno delle Due Sicilie

Durante la conferenza stampa di questa mattina, nella quale è stato annunciato l’addio di Rafa Benitez, il presidente del Calcio Napoli, Aurelio De Laurentiis, è tornato a fare il meridionalista, ribadendo ancora che fino al 1859 Napoli era la capitale del regno più florido della penisola italiana, condizione mutata grazie al conte di Cavour, definito “paraculo” dal presidente. De Laurentiis, in realtà, non è nuovo a questo tipo di dichiarazioni, poiché esiste un’intervista di Dario Sarnataro per LunaSport in cui parla di malaunità, del grande furto operato dai Piemontesi nei confronti del Mezzogiorno e così via (il video lo potete guardare alla fine di questo articolo). Peccato, però, che il presidente del Calcio Napoli ricordi questi argomenti soltanto davanti ai giornalisti e alle telecamere, e non pure quando deve prendere delle decisioni, alcune delle quali molto importanti.

Se cominciamo ad esaminare alcune scelte, infatti, possiamo ricordare che dal prossimo anno il nuovo sponsor tecnico del Napoli sarà la torinese Kappa (esistono anche aziende meridionali, oltre alla possibilità di non firmare un contratto di sponsorizzazione tecnica, come qualcuno ha fatto in passato), che sostituisce la bolognese Macron; il Natale 2013 invece ha visto il logo della squadra partenopea sul panettone Balocco, anche se per fortuna (e grazie specialmente alle proteste dei tifosi) in occasione della Pasqua successiva il logo è stato apposto su uova di cioccolato Crispo, di San Giuseppe Vesuviano. Nelle scorse votazioni per il nuovo presidente della Lega di Serie A ha appoggiato Carlo Tavecchio, un pluricondannato invischiato per decenni nella Democrazia Cristiana, che in “campagna elettorale” aveva fatto capire esplicitamente che i cori razzisti contro i Napoletani sarebbero passati praticamente impuniti se lui fosse stato eletto: è stato eletto, e grazie a lui quasi tutti gli stati d’Italia da Roma compresa in su possono inneggiare al Vesuvio e ai colerosi, senza che nessuno possa fare nulla; la cosa curiosa, inoltre, è che De Laurentiis nella conferenza stampa di oggi ha altresì asserito che “il calcio è dominato da signori del passato che non sanno innovare”, una contraddizione piccola piccola, se poi voti un democristiano che comanda nel mondo del calcio a partire dalla fine degli anni ’80.

striscione contro Napoli

Non ci dimentichiamo nemmeno di quando disse che Napoli è un Eldorado con le pepite d’oro nascoste e sporche di fango. Basterebbe mettere a regime tutte le possibilità del territorio per tirarne fuori una piccola Svizzera”: il parco a tema sul Cinema però l’ha aperto a Roma, dimenticando l’annuncio di voler acquisire la Circumvesuviana, i tira e molla con il Comune per la costruzione del nuovo stadio (o meglio, la ristrutturazione del San Paolo) e le tante promesse, l’annuncio della cantèra napoletana o la nuova grande idea per il Natale 2015, il cinepanettone Natale a Gomorra, il quale sarà addirittura in 3D. Un meridionalista conosce l’importanza del “CompraSud” e della lotta agli stereotipi, e in tutto ciò non vedo nulla di meridionalista, poi ditemi voi.

Detto questo, è pur importante sottolineare l’attuale dimensione europea del Napoli rispetto alla partenza dalla C1, il cui merito deve essere senza dubbio anche del presidente. Un presidente cui piacciono parlare, i protagonismi e le eccentricità, da buon personaggio del cinema quale è: come dimenticarsi delle sfuriate, dei siparietti o dei discorsi con annessa promessa di costruire una squadra “che lotterà per lo scudetto fino all’ultima giornata”? Dichiarazioni che i tifosi tengono bene a mente, che sulle ali dell’entusiasmo hanno speso bei soldi per biglietti, trasferte, seguire il ritiro, comprare prodotti ufficiali e perfino andare a vedere i suoi film, ma poi definiti “piagnoni” quando si sono lamentati: devono perciò rassegnarsi a essere portafogli aperti, e pazienza se vengono presi in giro? Parlo ovviamente dei tifosi della maglia, non degli “occasionali”, quelli che si tifa solo in Champions o con Cavani e Higuain. Che bisogno c’è di ingannarli? Ai tifosi del Napoli non è mai interessato vincere, hanno sempre amato e riempito lo stadio, anche in Serie C1; i Napoletani lo sanno bene di non avere i soldi delle “grandi del Nord”, non pretendono scudetti e coppe: i nati a Napoli che pensano solo ai trofei tifano, infatti, nella maggior parte dei casi, per le “strisciate”. Se Aurelio De Laurentiis si limitasse a dire le cose come stanno, se non mettesse in mezzo la Storia per giustificare un minor blasone (rammentiamo, tuttavia, che fino a pochi anni fa le uniche capitali europee più importanti ad aver visto la Coppa dei Campioni sono state Lisbona e Madrid, poi solo nel 2012 è toccato a Londra col Chelsea dei petroldollari, mentre Roma, Parigi e Berlino non l’hanno mai accolta, dunque non bisogna essere solo una ricca capitale per avere una squadra vincente, seppur sia fuori discussione l’importanza del denaro, almeno nel calcio moderno), il clima sarebbe più disteso, giacché la frustrazione nasce dalla differenza tra obiettivo prefissato e risultato concretamente raggiunto.

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Il meridionalismo è un cavallo di battaglia sul quale ognuno che ha a che fare con la città di Napoli, con il Sud, cavalca. Lo cavalca Vincenzo De Luca che accetta il sostegno di un noto movimento napoletano di area meridionalista, così come Stefano Caldoro che sulle TV locali ricorda agli elettori le dichiarazioni di De Luca contro i Napoletani, Beppe Grillo in piazza a Napoli che incita tutti a staccarsi dall’Italia per poi dire lo stesso ai Veneti, alcuni personaggi imbarazzanti campani alleati con Matteo Salvini, altri che parlano addirittura di autonomia e indipendentismo per poi mettersi a sventolare il tricolore italiano. Mettiamoci in mezzo anche parecchi addetti all’informazione, che si piegano a seconda del vento. Non è mia intenzione entrare nel merito delle faccende, sottolineo soltanto la poca – o nulla – coerenza di alcune persone. Delle belle parole, poi, si scordano nel momento in cui siedono su una poltrona, quando si accingono a firmare un contratto, o nel momento in cui si guardano allo specchio. Speriamo che la lezione di Narciso sia servita a qualcosa.

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