‘A cerasa, perché in Napoletano si dice così? Ecco la risposta

Cerasa - cerase. Perché in napoletano si dice così

Reginè quanne stive cu mico
nun magnave ca pane e cerase

Così canta colui che interpreta Reginella, uno dei classici della Canzone Napoletana. L’autore del testo, quando ha scritto le parole, ricorda i momenti passati con Reginella, l’innamorata che adesso non ha più e ha cambiato vita, momenti belli e così dolci da potersi paragonare alla cerasa, la ciliegia.

Secondo gli antichi greci la ciliegia è un frutto che proviene dall’Asia Minore, grosso modo l’attuale Turchia, in particolare dalla regione del Ponto. Qui si trova la città di Giresun, in greco Kerasunta, in latino Cerasunte, dove secondo Plinio il Vecchio il generale Lucullo, nel 71 avanti Cristo, prelevò alcuni alberi di ciliegio per portarli nella penisola italiana, e da qui poi si diffuse in tutto il continente europeo.

Il frutto di quella pianta fu chiamato dunque, in latino, cerasum, che a sua volta viene dal greco kerasoiSecondo il dizionario etimologico di Ottorino Pianigiani, kerasos ha come radice kar=kra, ossia “duro”, ad indicare la durezza del nocciolo o del legno del ciliegio; dalla stessa radice deriverebbe cornus. La Lingua Napoletana porta con sé tale testimonianza, così come gli altri idiomi del Sud e le altre lingue europee: in Portoghese abbiamo infatti cereja, in Spagnolo cereza, in Francese cerise, Inglese antico cirse, in Catalano cirera. In Siciliano cirasa e in Leccese cerasu, mentre in Arabo abbiamo el-keras

Niente meglio della cerasa, perciò, è la dimostrazione dello scambio proficuo tra i popoli, un frutto che partito da un centro cittadino ha conquistato tutte le genti con il suo colore e la sua dolcezza. Anche i nostri antenati, in tutta sicurezza, dovevano intenerirsi parecchio guardando i bambini mangiare le cerase, con le mani, la bocca, il mento e i vestiti sporchi, felici.

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