Terremoto, trema ancora Benevento: chiuse scuole ed edifici pubblici

Due scosse, di magnitudo 3.4 e 3.2, si sono registrate questa mattina alle 9 a Benevento. Ancora un evento sismico in un’area che solo una ventina di giorni fa era stata interessata dallo stesso fenomeno sismico. Tre scosse con epicentro tra Ceppaloni e San Leucio del Sannio e una magnitudo che però non aveva superato i 3 gradi.

Più forti invece quelle sentite stamattina. Come rende noto l’Ingv, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, la prima scossa, registrata alle 9.06 ha visto segnare una magnitudo di 3.4 con epicentro a San Leucio del Sannio a una profondità di 17 km. Leggermente inferiore, magnitudo 3.2, quella sentita dalla popolazione appena due minuti dopo alle 9.08. Stesso epicentro ma profondità inferiore, 10km, che l’ha fatta avvertire maggiormente dagli abitanti del Sannio.

Le scosse sono state avvertite anche in Provincia. Al momento non si registrano danni a cose o persone. Il sindaco della città, Clemente Mastella, d’intesa con il prefetto Cappetta e con la Protezione Civile, ha disposto l’immediata chiusura delle scuole e degli edifici pubblici a eccezione dei servizi e delle strutture emergenziali necessarie per la gestione degli interventi.

Questo il dispositivo pubblicato sui social dal sindaco della città di Benevento Clemente Mastella.

Un vero sciame sismico quello che sta interessando in queste ore la città di Benevento. Dieci in tutto dalle 9 di stamattina all’ultima delle 12.05. Di magnitudo 3.9 quella più elevata registrata alle 11.36 a una profondità di 10 km. Il sindaco invita alla calma dalla sua pagina Facebook.

“Purtroppo i terremoti non si possono prevedere . Invito i concittadini ad essere possibilmente calmi . Abbiamo deciso di fare ricognizioni nelle scuole e negli edifici pubblici . Stasera alle 19 nuova riunione di emergenza . Lo sciame investe L’ Appennino da nord a sud . Per le case private vedete con i vostri tecnici . Per chi ha davvero problemi economici si rivolga al comune o a me. E vedremo il da farsi”.

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