Gemelle morte e “scomparse”, il Cardarelli risponde: “Corpicini mai smarriti. Attendiamo la famiglia”

Napoli La direzione generale del Cardarelli di Napoli ha inviato una nota alla stampa in merito alla notizia, apparsa questa mattina, in cui si raccontava il caso di una coppia di Torre del Greco che aveva perso due gemelle per un parto prematuro, i cui corpini però sarebbero scomparsi nel nulla.

Gemelle morte e poi “scomparse”: il Cardarelli risponde e smentisce

La direzione sanitaria dell’ospedale napoletano ha verificato nel dettaglio quanto accaduto e riferito dalla famiglia, che si è rivolto ad uno studio di avvocati con l’intenzione di fare luce sulla vicenda ed ottenere, eventualmente, un rimborso economico. “È dunque possibile affermare – si legge nella nota del Cardarelli – senza possibilità d’errore che in nessun momento i ‘corpicini’ sono stati smarriti, come affermato in un comunicato stampa diffuso a nome della famiglia e ripreso da importanti testate giornalistiche, ma anzi che gli stessi sono sempre stati custoditi presso l’Obitorio dell’Azienda Ospedaliera in attesa che la famiglia provveda a quanto necessario per la sepoltura. La direzione generale del Cardarelli si riserva di agire nelle sedi opportune a tutela della propria immagine, ove questa risulti danneggiata da gravi notizie che non trovano alcun fondamento nella realtà dei fatti e nonostante ciò vengono diffuse senza le dovute verifiche”.

Il comunicato dello studio legale

Nel comunicato stampa trasmesso dallo Studio3A, che assiste la coppia di Torre del Greco, si legge:

“Non solo hanno perso le loro bimbe, due gemelle, perfettamente sane, a causa di un parto prematuro che probabilmente si sarebbe potuto evitare intervenendo in anticipo, ma non sanno neppure che fine abbiamo fatto i due corpicini e il fatto è ancora più grave perché una delle due piccole era nata viva ed era sopravvissuta per un’ora”.

“È una vicenda inqualificabile quella di cui è rimasta vittima una coppia di genitori di Torre del Greco che ora per fare piena luce sui fatti, tramite il consulente legale dott. Vincenzo Carotenuto, si è affidata a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, e ha presentato denuncia querela presso la stazione dei carabinieri della sua città”.

“A quanto hanno riferito, la signora, di 34 anni, all’inizio di novembre si era recata presso lo studio di Napoli del ginecologo che la seguiva per l’ecografia morfologica, avendo completato i cinque mesi di gravidanza: l’esame, effettuato da un altro dottore, era andato positivamente per le due nasciture, che stavano bene, ma aveva rilevato il rischio di un aborto, la cervice della partoriente era molto dilatata. Il medico che ha effettuato l’ecografia le ha quindi prescritto una cura di mantenimento, fissandole un ulteriore controllo dopo due settimane. Il 17 novembre la donna si è sottoposta alla visita, effettuata stavolta dal suo ginecologo, ma l’esito è stato analogo: bimbe in salute e cervice ancora più dilatata”.

“Su indicazione del suo medico, la trentaquattrenne quello stesso giorno è stata perciò ricoverata all’ospedale Cardarelli di Napoli dove i dottori hanno tenuto sotto stretto controllo il suo stato di gravidanza per evitare un parto prematuro che, alla ventiduesima settimana di gestazione, avrebbe comportato scarse speranze di sopravvivenza, tanto più per due gemelle. Ma il 23 novembre la signora ha iniziato ad accusare i dolori del parto, è stata condotta in sala operatoria e ha partorito naturalmente le due piccole: una, la prima, sarebbe nata morta; l’altra, invece, è nata viva ed è stata subito posta in incubatrice ma non ce l’ha fatta, dopo un’ora è spirata”.

“Per la mamma e il papà un dolore grande cui si sono presto aggiunti il rimpianto e tanti dubbi sulle cure ricevute: il primario del reparto ha riferito loro che, se fosse stato effettuato un cerchiaggio dell’utero al terzo mese, la gravidanza si sarebbe potuta portare a termine regolarmente. Non bastasse, per la coppia è iniziato un ulteriore calvario. Gli operatori dei servizi sociali dell’ospedale che seguono i neo-genitori li hanno invitati a registrare la bimba nata viva e deceduta dopo poco, salvo poi fare dietrofront: le bimbe sarebbero state dichiarate entrambe nate morte, due aborti. Secondo il medico, una dottoressa, del reparto di terapia intensiva neo-natale, il battito cardiaco della piccola sopravvissuta sarebbe in realtà stato presente solo nel cordone ombelicale”.

“Ma due settimane dopo le dimissioni, avvenute il 26 novembre, della paziente, che ha subito anche un’emorragia da parto al punto da aver bisogno di trasfusioni, suo marito è stato nuovamente contattato per telefono da un medico del Carderelli il quale, scusandosi per l’errore, ha spiegato ai genitori che andava compiuta la procedura amministrativa relativa alla bimba nata viva: la mamma e il papà sono tornati al Cardarelli per registrarla, sono passati nel reparto di Ostetricia e, come è stato chiesto loro, hanno consegnato una busta chiusa in obitorio. Non dovevano fare altro”.

“Pochi giorni prima di Natale, tuttavia, nuova telefonata da parte dello stesso medico: per poter seppellire la piccina i genitori dovevano registrarla. Dopo una serie di altre comunicazioni contrastanti tra ospedale e obitorio, il 19 gennaio la bambina è stata finalmente registrata in municipio a Napoli e i genitori si sono potuti rivolgere a un’agenzia di onoranze funebri per procedere, mentre per la bimba nata morta avrebbe provveduto direttamente l’obitorio. Ma a quel punto in obitorio i due corpicini non c’erano più, non si troverebbero, e i genitori a tutt’oggi non sanno che fine abbiano fatto. Di qui la loro decisione di rivolgersi Studio3A per capire cosa sia successo e il destino delle due salme e verificare se e chi abbia sbagliato e se si configurino responsabilità penali nell’incresciosa vicenda, con il relativo esposto presentato nei giorni scorsi e diretto all’autorità giudiziaria”.

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