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world press photo napoli 2019

world press photo napoli 2019Dal 14 ottobre all’11 novembre 2019 il MANN, Museo Archeologico Nazionale, ospiterà la mostra internazionale World Press Photo 2019. La mostra è stata inaugurata ad Amsterdam ad Aprile e ha già toccato diverse città delle 100 previste in 45 Paesi. A Napoli aveva già fatto tappa nel 2016 e nel 2017 a Villa Pignatelli e nel 2018 al PAN, Palazzo delle Arti di Napoli. La mostra è aperta dalle 9.30 alle 19.30, con l’ultimo ingresso previsto per le ore 19.00. Il giorno di chiusura della mostra sarà il martedì. Si potranno ammirare numerose fotografie scattate in tutto il mondo e dei migliori fotoreporter in circolazione.

La Fondazione World Press Photo, fondazione organizzatrice della mostra, è nata nel 1955 e ha base ad Amsterdam. È una delle maggiori organizzazioni indipendenti e no-profit che si impegna nella tutela della libertà di informazione, inchiesta ed espressione e promuove il fotogiornalismo di qualità. La Fondazione organizza anche il concorso di fotoreportage più prestigioso al mondo a cui partecipano migliaia di fotoreporter che provengono da testate come The New York Times, Le Monde e altri ancora.

RIEPILOGO INFO
Cosa: World Press Photo 2019 Napoli
Dove: Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Quando: dal 14 Ottobre all’11 Novembre 2019

roberto tortorella bar elite noemi

roberto tortorella bar elite noemiFu l’eroe di quella giornata, nonostante quel 3 maggio fu un giorno davvero triste. Noemi, mentre aspettava la mamma, fu colpita da un proiettile e il primo soccorritore fu il barista del Bar Elite, dove poco distante era accaduta la sparatoria, in Piazza Nazionale a Napoli. Si tratta di Roberto Tortorella che in quel bar lavora da anni ed è stato il primo a soccorrere Noemi.

Oggi, come riporta Il Mattino, è stato premiato dall’Associazione Nazionale Guardie Particolari Giurate per aver protetto la bambina e portato quest’ultima all’interno del locale. All’uomo sono state portate targhe e medaglie da una delegazione di vigilantes dell’istituto Civin, anche a Salvatore Laezza, proprietario del bar.

Abbiamo voluto onorare una persona eccezionale che in un giorno qualunque ha sacrificato la propria incolumità in favore di una bimba che rischiava di morire. Napoli ha bisogno di persone, luoghi e iniziative simbolo della legalità e soprattutto di fronte alla camorra e al malaffare che vanno contrastati facendo rete intorno a chi ha compiuto azioni da eroe. Siamo particolarmente emozionati oggi nel consegnare una targa che racconta il volto buono di Napoli, un momento di riflessione e raccordo della città che funziona, e che soprattutto va oltre le inutili passerelle politiche“, ha affermato Giuseppe Alviti, presidente dell’associazione.

Roberto ha così commentato al momento della consegna della targa: “Mi sento di aver fatto solo il mio dovere e di essermi comportato come avrebbe fatto qualsiasi nonno con la sua nipotina dopo la sparatoria vennero in rappresentanza del Sindaco dicendomi che mi avrebbero dato un premio a me non importa vorrei solo sapere come sta la piccola Noemi“.

allerta meteo

Il maltempo che a Nord ha causato diversi disagi, in queste ore si sta spostando verso Sud e in particolare sulla Campania. Per questo in mattinata la Protezione Civile della Campania ha diramato un’allerta meteo di colore giallo per fenomeni meteorologici avversi.

L’allerta è dalla ore 20 di martedì 15, fino alle ore 11 di mercoledì 16 ottobre e prevede” locali precipitazioni anche a carattere di rovescio o temporale puntualmente anche intense, possibili raffiche nei temporali”. Se al momento il tempo sembra clemente, in via precauzionale il servizio verde della città ha disposto la chiusura dei parchi cittadini.

Più che le piogge, spaventa il forte vento previsto che solo nei giorni scorsi aveva fatto cadere in strada alcuni alberi, per fortuna senza causare danni a persone o cose.

Infine il Servizio Tecnico scuole raccomanda ai dirigenti scolastici di non far frequentare in modo stanziale le aree esterne con alberature e strutture destinate ad attività ludiche all’aperto.

Oggi, 15 ottobre, è stato firmato l’accordo di valorizzazione tra il Parco Archeologico di Pompei e il Comune di Castellammare di Stabia per l’istituzione del Museo Archeologico di Castellammare di Stabia. Il Palazzo Reale di Quisisana ospiterà il Museo Archeologico di Castellammare di Stabia.

Parliamo di una Reggia costruita nel XIII secolo dagli angioini con la funzione di luogo di villeggiatura e di cura. Con gli interventi di Carlo III di Borbone tra il 1765 e il 1790, il palazzo assunse l’aspetto attuale. Il complesso, che rispecchiava l’idea del  “palazzo di caccia e villeggiatura”, ha una struttura ad elle così da godere da un lato di una splendida vista sul golfo e dall’altro di essere meglio collegato a Castellammare.

Il Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna, e il Sindaco di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino hanno firmato nella Sala Convegni del Palazzo Reale di Quisisana la convenzione finalizzata alla istituzione del Museo Archeologico nelle stanze dell’ex residenza borbonica, location che ospita reperti del territorio stabiano: affreschi romani e oggetti provenienti dalle ville di Stabiae  in parte già ospitati nell’Antiquarium stabiano, chiuso dal 1997.
Importante è stato il lavoro di restauro e riqualificazione per il recupero del corpo di fabbrica del Palazzo Reale di Quisisana.
L’accordo crea un equilibrio tra il Parco Archeologico di Pompei e il Comune di Castellammare di Stabia, ognuno impegnato a valorizzare gli spazi con le proprie competenze.

Il fine ultimo, ovviamente, è quello di realizzare un centro culturale con forte attrattiva turistica, come affermava il sindaco di Castellammare di Stabia nel 2016, che parte dalla Reggia in rete con Villa San Marco e Villa Arianna, due importanti esempi di ville romane aristocratiche sul pianoro di Varano.

“L’approvazione dello schema di convenzione tra il Parco Archeologico di Pompei e il Comune di Castellammare di Stabia per la realizzazione del Museo Archeologico nel Palazzo Reale di Quisisana è stato il primo provvedimento della nostra giunta, testimonianza evidente della rilevanza che questo progetto assume per la nostra Amministrazione e per l’intera Città di Castellammare di Stabia.
Abbiamo chiesto di intitolare il Museo al professor Libero D’Orsi, che alla guida del comitato per gli scavi avviò nel 1950 le attività di riesplorazione delle ville romane. E in sinergia con il Parco Archeologico di Pompei continueremo a dare impulso al percorso per la valorizzazione degli scavi di Stabia, simbolo della nostra storia e della nostra cultura”.

“Questa firma rappresenta un traguardo importante per Stabia e il suo ricco patrimonio culturale. – dichiara Massimo Osanna Dopo le travagliate vicende, che hanno accompagnato il processo di completamento di questa convenzione, finalmente possiamo attivarci per dare un’appropriata collocazione ai numerosissimi reperti stabiani.

Lavoreremo per allestire, quanto prima, un’ampia collezione permanente oltre a prevedere mostre temporanee, al fine di dare un nuovo impulso alla conoscenza di questo patrimonio straordinario e al turismo. In tal senso, la collaborazione con il Comune di Castellammare è di fondamentale importanza per un’azione ad ampio raggio di valorizzazione del territorio.

L’intervento di tutela e salvaguardia delle strutture archeologiche, che è naturalmente una nostra priorità, non è da solo sufficiente per il rilancio turistico dell’area. È mia volontà lavorare assieme, anche per migliorare l’accessibilità e raggiungibilità delle Ville di Stabia.”

chiesa cosma e damiano restauro

Dopo quasi due anni ci siamo. E’ in dirittura d’arrivo il restauro della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano in largo Banchi nuovi.

I lavori di restauro del bene monumentale di proprietà della Curia arcivescovile sono stati formalizzati nel 2017. Circa 600 mila euro il costo complessivo dei lavori. Soldi stanziati grazie agli interventi del Grande Progetto Centro storico di Napoli’ per la Valorizzazione del sito Unesco.

Erano previsti 14 mesi per il risanamento strutturale, il restauro architettonico e delle superfici decorate, nonché l’adeguamento funzionale ed impiantistico della chiesa. Ora l’Assessorato Urbanistica e Beni Comuni di Napoli con un post su Facebook, mostra in anteprima l’avanzamento dei lavori:

Al termine delle operazioni di restauro la chiesa sarà riaperta al pubblico. Un luogo centrale, nel centro storico di Napoli (sito Unesco), che ospiterà convegni e attività espositive e formative.

Con il restauro della Chiesa, si punta quindi anche a riqualificare l’intera zona, abbandonata negli ultimi anni. La chiesa infatti sorge nel punto dove prima esisteva la loggia dei Banchi Nuovi. L’edificio venne fondato nel ‘600 e poi modificato nel corso del secolo. Al suo interno c’è l’altare maggiore settecentesco sul quale era posta una tavola di Antonio Rimpatta (attualmente esposta al Museo Diocesano). Stessa sorte è toccata agli altri dipinti presenti negli altari laterali trasferiti in altre sede. Tra questi vi era ‘Il Supplizio del fuoco dei santi Cosma e Damiano’  attribuito a Luca Giordano.

La Chiesa prende il nome dai santi Cosma e Damiano. Si racconta che i due erano fratelli gemelli che svolgevano la professione di medici e guaritori a Roma. Ma entrambi curavano le persone gratuitamente, senza richiedere in cambio nessuna somma in denaro. Per questo furono soprannominati Anargyroi, dal greco antico Ανάργυροι, “senza argento” o “Santi non mercenari”. Tradizione vuole che sotto l’impero di Diocleziano riuscirono a convertire anche diverse persone alla fede cattolica.

Foto: Chiara Di Tommaso

Tra quanti secondi scatterà il giallo? E tra quanti invece il rosso? I pedoni del Vomero adesso potranno avere una riposta certa a questa domanda. Per le strade sono infatti comparsi dei nuovi semafori provvisti di un conto alla rovescia elettronico.

Una novità che ha destato tanta curiosità tra i passanti. Il countdown, per il momento, è presente su sei semafori all’incrocio tra Via Cilea e Via Gemito e vale solo per i pedoni, non per gli automobilisti. Una trentina i secondi colorati di verde per indicare il via libera all’attraversamento sulle strisce, sei quelli colorati di giallo. Nessun conto alla rovescia invece per il rosso. In città erano presenti già semafori dotati di segnalatore acustico per agevolare l’attraversamento dei non vedenti ma questi con conto alla rovescia sono tra i primi a comparire a Napoli. Previsti ad oggi nel capoluogo partenopeo solo in Via Marina, parte integrante del progetto di riqualificazione dell’arteria stradale.

Foto: Chiara Di Tommaso

In Italia sono ancora poche le città dotate di questo sistema. Nel 2013 era iniziata la sperimentazione in alcune di esse, rimandando di quattro anni la regolamentazione ufficiale. Con l’entrata in vigore del Decreto del 27 aprile 2017 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è ora obbligatorio installare questi tipi di semaforo con countdow anche per automobilisti, motociclisti e ciclisti.

Mentre facoltativa e a discrezione dei Comuni o degli enti proprietari della strada è la sostituzione dei semafori già presenti su strada e funzionanti. I semafori con conto alla rovescia elettronico, nei prossimi anni, non saranno più un’innovazione tecnologica presente su poche vie, ma la routine.


Si è concluso con un nulla di fatto l’incontro a Roma tra i vertici italiani della Whirlpool e il Governo. Al tavolo di discussione il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli.

Il futuro dei circa 450 lavoratori dello stabilimento napoletano continua a essere a rischio. L’azienda americana infatti è rimasta sulle stesse posizioni di qualche mese fa confermando l’ intenzione di cedere l’azienda di Via Argine a partire dal 1 novembre.

Amareggiati il premier e il ministro che, intervistati fuori a Palazzo Chigi, hanno fatto sapere che non c’è stata nessuna possibilità di dialogo. Come dichiarato da Stefano Pattuanelli:

“La Whirlpool continua a proporre una cessione di ramo di azienda verso l’ignoto. Loro agiscono unilateralmente, lo faremo anche noi. Se il problema è il prodotto che ha delle difficoltà di mercato, il governo ha proposto di cambiare tipo di prodotto e fascia di gamma. Noi faremo il possibile per salvare l’azienda. C’è un accordo firmato nel 2018 e deve essere assolutamente rispettato e portato avanti nella sua interezza”.

PROTESTA DEI LAVORATORI – Nei primi giorni di ottobre i lavoratori di tutta Italia avevano mostrato solidarietà ai colleghi napoletani con diversi scioperi, proclamando la chiusura degli stabilimenti. Ora la Fim Cisl ha proclamato uno sciopero a oltranza nel sito di Napoli. Per Giovanni Sgambati, segretario generale Uil Campania, l’azienda ha un comportamento irresponsabile. E i lavoratori hanno reagito scendendo in strada e occupando l’autostrada Napoli-Pompei-Salerno. Per ore la circolazione è rimasta bloccata e si sono verificati momenti di tensione, poi risolti, con un autista di un camion. I lavoratori hanno poi deciso di ritornare nello stabilimento di Via Argine.

REPLICA WHIRLPOOL – L’azienda ha replicato con una nota, sottolineando come il Governo non voglia discutere di un progetto di riconversione del sito.

“Tale progetto, come più volte sottolineato, rappresenterebbe l’unica soluzione in grado di garantire la salvaguardia occupazionale e la sostenibilità nel lungo periodo dello stabilimento di Napoli. Vista l’impossibilità di una discussione sul merito del progetto di riconversione e i mesi di incontri che non hanno portato ad alcun progresso nella negoziazione, l’azienda, come comunicato durante la riunione a Palazzo Chigi, si trova costretta a procedere alla cessazione dell’attività produttiva, con decorrenza 1 novembre 2019. “Nonostante ingenti investimenti realizzati negli ultimi anni, lo stabilimento di Napoli non è più sostenibile per via di una crisi strutturale. Il sito opera infatti al di sotto del 30% della capacità di produzione installata a causa del drastico declino della domanda di lavatrici di alta gamma a livello internazionale e di congiunture macroeconomiche sfavorevoli, condizioni non previste né in alcun modo prevedibili al momento della sottoscrizione del Piano Industriale del 25 ottobre 2018. La disponibilità confermata oggi dal Governo e quella inclusa nel decreto per la risoluzione delle crisi aziendali sono misure non risolutive e che non possono incidere né sulla profittabilità del sito di Napoli nel lungo periodo, né sulla competitività di Whirlpool nella regione EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa)”.

I servizi di Striscia nel napoletano continuano. Stavolta troviamo Luca Abete a Scampia, impegnato a denunciare una situazione insostenibile. Per riportare l’attenzione di tutti su questa catastrofe dimenticata, il giornalista decide di servirsi di una voce che non può rimanere inascoltata: quella di un bambino.

Ho chiesto al piccolo CIRO di lanciare un appello per le 27 famiglie ‘ospitate temporaneamente’ da 10 anni dal Comune di Napoli in una SCUOLA ABBANDONATA a Scampia“, scrive l’inviato di Striscia in un post sulla sua pagina Facebook. Abete aveva preso a cuore la situazione di queste famiglie fin da quando era cominciata, ma sfortunatamente sembra che i suoi sforzi non siano valsi a molto.

Infatti, scrive l’inviato, quelle persone “oggi sono ancora là, disagiate e dimenticate!“. La misura temporanea adottata dal Comune di Napoli era indubbiamente lodevole, ma se il suo carattere temporaneo è andato a sfumare nel tempo, un appello all’amministrazione diventa quanto mai necessario.

Sognavamo una bella casa, e invece…” “Eh, speriamo che ce la danno“. La risposta del piccolo Ciro alle domande dell’inviato è breve ma eloquente. Ed è particolarmente triste che alla domanda: “E te la daranno?“, il bambino replichi: “Penso di no“.

La denuncia di Luca Abete a Scampia si conclude con un appello e con una nota di speranza. “Dobbiamo sperare che qualcuno che ci sta guardando adesso capisca che è il momento di fare questo piccolo miracolo“. Ci auguriamo che questo servizio arrivi a tutti coloro che possono contribuire alla realizzazione di un simile “miracolo”.

Photo: Pagina Facebook dell’evento Festival della Gentilezza

Il primo “Festival della Gentilezza” si aprirà proprio a Napoli e si svolgerà da lunedì 11 novembre a domenica 17 novembre con programmi in tutta Italia.

Lunedì 11 novembre il capoluogo campano ospiterà il programma di apertura del Festival con scrittori, istituzioni, associazioni e aziende. L’obiettivo sarà riflettere sulla gentilezza per cambiare in meglio il futuro. Il 12 novembre invece il Festival dedicherà la giornata alle scuole.

La giornata del 13, altresì, sarà dedicata alle librerie e a tutti gli Istituti culturali, il 14 ai ristoranti. Ed ancora, il 15 e il 16 saranno dedicati ai gesti gentili verso gli altri. In ultimo, il 17 novembre sarà una giornata dedicata alle aziende agricole. Napoli è scelta come città promotrice del Festival, perchè storicamente è definita come la città “gentile”, nel senso antico del termine: nobile, amabile, accogliente”, hanno dichiarato gli organizzatori al quotidiano La Repubblica.

Il “Festival della Gentilezza” è pensato proprio per attuare ottimi comportamenti ovunque, con l’obbiettivo di far uscir fuori il meglio nel nostro Paese. Infatti, da una conferenza del 1997 a Tokio è nata la Giornata Mondiale della Gentilezza, celebrata in tutto il mondo il 13 novembre. La celebrazione è stata adottata in Italia dal 2000.

Il programma del Festival è nato dal progetto “ColtiviAmo Gentilezza” di Viaviana Hutter, autrice de “il mio quaderno della gentilezza”, con la project manager Margherita Rizzuto e l’antropologo Antonio Puzzi. Chiunque parteciperà al Festival della Gentilezza sarà inserito nel calendario delle attività. In seguito, riceverà una spilla, una vetrofania e il manifesto di adesione da sottoscrivere, che potrà essere esposto nella propria struttura.

Infatti anche i singoli cittadini, non solo le attività commerciali, possono essere protagonisti di questa stupenda iniziativa. Per ora, tra i partner aderenti figurano la Fattoria Sociale “Fuori di Zucca” di Aversa – Lusciano (Ce), Il Giardino dell’Orco di Pozzuoli (Na), la Casa Editrice “Didattica attiva” di Torino e Creactivitas Lab – Laboratorio di Economia creativa. Invece, i media partner dell’evento sono  Terra Nuova Edizioni e Radio Punto Nuovo.

Il Festival della Gentilezza, si spera, inciterà ad attività benefiche verso gli altri, creando un effetto farfalla, attraverso piccole azioni che generano grandi cambiamenti.

Per ulteriori informazioni vi invitiamo a visitare la Pagina Facebook dedicata all’evento

Foto Facebook-Don Alfonso 1890

Ieri, a Firenze, è stata presentata la Guida Espresso 2020, dal titolo I ristoranti e i vini d’Italia 2020: un elenco dei migliori ristoranti italiani e tra questi figura anche la Campania. Il premio speciale La Cantina dell’anno è vinto dai fratelli Esposito per il loro lavoro alla Taverna Estia di Brusciano.

Mentre secondo gli ispettori è Valentino Tufari, della pizzeria Tre vogie a Battipaglia, ad essere il pizzaiolo emergente per il 2020. Ad aggiudicarsi, invece, il premio per il Piatto dell’anno è l’Osteria Francescana, con le ricette di A. Cannavacciuolo.

Il punteggio massimo assegnato dalla Guida Espresso 2020 è cinque cappelli e ad aggiudicarseli sono stati, quest’anno, ristoranti collocati tra il Nord e il Centro Italia. Ma la Campania non è da meno. Di seguito, la lista dei migliori ristoranti campani secondo la guida:

Il cappello d’oro è  vinto da Don Alfonso 1890.

Ad aggiudicarsi, invece, i 4 cappelli sono: Danì Maison, Krèsios,Taverna Estia.

3 cappelli, altresì, per Grand Hotel Excelsior Vittoria, Terrazza Bosquet, Il faro di Capo d’Orso, Piazzetta Milù, Quattro Passi, Taverna del Capitano, Torre del Saracino.

Ed ancora, 2 cappelli vinti da L’Albergo della Regina Isabella – Indaco, Casa del Nonno13, HotelCalaMoresca – Caracol, HotelCapriPalace-L’Olivo, Hotel Quisisana, Mammà, Hotel Monastero Santa Rosa – Il Refettorio, Hotel Villa Cimbrone, Josè Restaurant – Tenuta Villa Guerra, La caravella, Oasis Sapori Antichi, Osteria Arbustico.

E, infine, 1 cappello per Giardino Eden, Hotel Il Monastero, La Cucina del Monastero, Hotel Miramare e Castello, La Lampara, Hotel Terme Manzi – Il mosaico, Zì Nannina a Mare, Umberto a Mare,Hotel Aquapetra Resort – La locanda del borgo, Canonico, Caruso, Il Buco, L’antica Trattoria, La Lanterna, Relais Blu, Grand Hotel Angiolieri – L’Accanto, La Tradizione, Villa Chiara Orto & Cucina, La Locanda del Testardo, Da Tonino, Hotel Punta Tragara – Le Monzù, Hotel Palazzo Avino – Rossellinis, Sensi, Brezza Marina, Hotel Savoy Beach – Tre Olivi, Le Trabe – Tenuta.

La lista dei vicitori continua, ad aggiudicarsi 1 cappello sono: Capodifiume, Al Convento, Casa Rispoli, Cieddì, Don Geppi, Habituè, Roji, Taverna Vesuviana, Hotel Il San Pietro – Zass, Hotel Le Agavi – La Serra, Hotel Le Sirenuse – La Sponda, Hotel Lloyd’s Baia – Re Mauriì, Hotel Parker’s – George Restaurant, Hotel Romeo – Il Comandante, Palazzo Petrucci, Terrazza Calabritto, Veritas, Il foto dei Baroni, Il Vecchio Mulino 1834, Locanda Radici, Locanda Severino, Maeba, Megaron, President, Sud, Tenuta Nannina
Triglia, Vairo del Volturno.

Ancora una volta, La Campania risulta una delle eccellenze nel campo gastronomico.

Assicurazione AutoIl caro assicurazioni in Campania continua a suscitare le accese proteste degli automobilisti. La domanda principale che tanti napoletani si stanno ponendo è questa: perchè un cittadino di Napoli, che non provoca sinistri e si trova in prima classe, deve pagare il doppio di chi vive a Milano?

E il problema non si esaurisce solo alla differenza tra Nord e Sud. Anche il fatto di abitare in un quartiere ricco del capoluogo campano può far lievitare il costo dell’assicurazione auto. Un simile paradosso, sommato alla discriminazione territoriale adottata dalle compagnie di assicurazione operanti in Italia, non può non portare gli abitanti di Napoli all’esasperazione.

Ecco il motivo per il quale molti napoletani hanno deciso di rivolgersi all’associazione consumatori Aidacon. “I numeri parlano chiaro. Gli aumenti dei premi assicurativi applicati in base al criterio della territorialità sono assolutamente ingiustificati“, spiega il presidente di Aidacon Carlo Claps.

Infatti, secondo i dati Aci, a Napoli il 91% degli automobilisti è in prima classe (quindi sono virtuosi), mentre Milano è al 71%. Purtroppo, però, l’automobilista napoletano in prima classe paga un premio medio di 594 euro, a differenza del milanese che paga 341 euro. Addirittura, nel capoluogo lombardo, chi è in quarta classe paga un premio medio di 507 euro, quindi inferiore al cittadino napoletano che si trova in prima classe”.

E il rincaro delle assicurazioni in Campania non è solo segno di discriminazione territoriale: viola addirittura i principi di uguaglianza sanciti dalla nostra Costituzione. “Il principio che deve prevalere è quello di premiare l’automobilista virtuoso, a prescindere dalla residenza dello stesso“, sottolinea Claps.

Tra l’altro, al giorno d’oggi quasi tutte le assicurazioni offrono sconti agli automobilisti che installano sulle vetture una “scatola nera”. Questo importante strumento, spiega Claps, “è in grado di consentire alla compagnia di assicurazione di verificare o meno l’esistenza di una eventuale frode assicurativa e, in mancanza, di premiare l’automobilista virtuoso, applicandogli la giusta ed equa tariffa assicurativa”.

Non possiamo più permettere che le assicurazioni adottino criteri discriminatori“, conclude il presidente di Aidacon. “Porteremo avanti una “class action” che è un particolare procedimento previsto dal Codice del consumo. E abbiamo già intrapreso un’azione legale innanzi all’Autorità Giudiziaria competente per tutelare tutti gli automobilisti vessati.

Paura nella notte in via Giordano Bruno, quartiere Mergellina di Napoli. Erano le 00:35 di stanotte quando, un fortissimo boato ha interessato la zona.

Lo scoppio di un ordigno, probabilmente un grosso petardo, all’esterno di una cioccolateria, ha svegliato tutti i residenti della zona, impauriti dal rumore hanno cercato di capire cosa fosse successo.

A riportare danni per fortuna è solo l ‘insegna del negozio, al suo interno la situazione è rimasta intatta, nessun passante o altre persone sono rimaste coinvolte nell’incidente.

Sul posto sono intervenuti i Carabinieri che hanno eseguito i rilievi del caso, non si sa ancora se si tratta di una “bravata”, di un atto intimidatorio o altro. L’ordigno, date le sue dimensioni modeste non ha destato particolare preoccupazione, infatti non è stato necessario far intervenire gli artificieri.

Da chiarire quindi le cause dell’accaduto, solo tanto spavento per il momento per coloro che, durante il sonno sono stati svegliati in preda al panico.

In queste ore verranno ascoltati dagli inquirenti i titolari dell’attività commerciale che, si spera, sapranno chiarire meglio i motivi della vicenda.

La strage silenziosa continua in Campania, quella dei decessi sul lavoro. Cinquantadue vittime si contano, decedute sul posto di lavoro fino al 31 agosto, anche 75enni caduti da impalcature edili. 

I dati, rispetto al 2008, sono in crescita per la regione Campania. Altresì, i dati forniti dalla Cgil riferiscono che Napoli conta 24 casi di decessi sul lavoro in 8 mesi, superando le 18 vittime del 2018, segue Avellino con 11 morti, Caserta con 10 e Benevento con 2. I settori più colpiti sono edilizia e agricoltura, dove, spesso, non c’è sicurezza.

Tra le 52 del 2019 ci sono 49 italiani, due comunitari e un extracomunitario. Tra le persone che hanno perso la vita mentre lavoravano 47 sono maschi e 5 donne, 46 solo nelle industrie e 6 nel settore agricolo. Non solo, tra la strage silenziosa ci sono 40 persone che sono ultracinquantenni. “Persone che non potrebbero accedere a impalcature – spiega Vincenzo Maio, segretario regionale Fillea-Cgil al quotidiano La Repubblica – nemmeno a lavori duri nei campi eppure lo fanno e si sfiancano fisicamente in un’età che non lo consentirebbe”.

“Noi sindacalisti non riusciamo a sviluppare politiche sindacali – continua Maio – perché i diritti sono diventati un costo. Oggi facciamo fatica a parlare con i lavoratori. Non lo facciamo noi, né la scuola né gli organi ispettivi, questo significa che questo tema esce fuori da qualsiasi contesto. Non lo fa nemmeno il compagno di lavoro che avverte l’altro e lo invita a prestare attenzione. Nessuno si difende, si lavora a testa bassa, inconsapevoli dei propri diritti. Spesso si baratta il lavoro con la paga, la sicurezza e i diritti”. Il 1 maggio scorso, infatti, la Campania risultava prima per incidenti sul lavoro. Il suddetto fenomeno è, altresì, difficile da fermare: non ci sono controlli sul luogo di lavoro, questo le imprese lo sanno e continuano a lavorare violando la legge, perchè i piani di sicurezza costano e gli ispettori del lavoro mancano.

Si aggiudica il primo posto nel contest “Ti racconto una bufala”, evento organizzato dal consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana DOP e dal mensile “Leggere:tutti” dedicato al filone enogastronomico.

Come riporta Il Mattino, la scrittrice, che si fa chiamare con lo pseudonimo di Filomena Manarola, è del tutto sconosciuta, infatti, alla premiazione non si è presentata, facendo solo sapere, tramite una lettera agli organizzatori, che avrebbe voluto devolvere in beneficenza il premio ricevuto.

Queste le sue parole: «Ringrazio moltissimo per il riconoscimento, ma non sarò presente alla premiazione. Nelle mie previsioni di vita mai avrei immaginato di partecipare ad un concorso letterario e di vincerlo. Non mi chiamo Filomena Manarola e non abito a Bologna, anche se nel nome dietro al quale mi sono nascosta ci sono le mie radici e i luoghi amati della mia vita. Poiché ritengo che la mia mancata partecipazione comporti per l’organizzazione un risparmio di spesa chiedo, se possibile, che la somma, seppur modesta, venga devoluta all’Orchestra Sinfonica dei Quartieri Spagnoli di Napoli».

I vincitori, annunciati durante l’ evento “Food&Book”, tenutosi a Montecatini, vengono dalla voce di Diego De Silva, noto scrittore, al primo posto la misteriosa scrittrice, seconda classificata è Maria Luisa Abetondo di Fagnano Olona (Varese) con «Un sogno ricorrente» e al terzo posto si piazza Daniela Garofalo di Napoli con il suo libro «Una sfida di famiglia».

Proprio De Silva le rivolge un invito: «Penso che questa persona abbia talento e la invito a contattarmi in qualunque forma. Sarei felice di poter leggere altri suoi scritti».

Premi anche per la categoria dei più “piccoli”, gli under 18, il primo premio è di Roberto Alghiri della Scuola Secondaria di primo grado Mazzini di San Nicola la Strada (Caserta) con «Esplosione di gusto».

Entusiasta il presidente del Consorzio Domenico Raimondo: «Tradizione, territorio e tipicità sono le tre T che caratterizzano la mozzarella di bufala campana Dop un prodotto che è diventato un’icona dello stile di vita italiano nel mondo. C’è un legame fortissimo tra la nostra eccellenza e l’arte. E noi, come Consorzio di Tutela, abbiamo voluto provare a esplorarlo con un concorso letterario. Un grazie sincero va a tutti gli autori dei racconti».

Parole cariche di stupore ed entusiasmo anche quelle del direttore del Consorzio Pier Maria Saccani:

«Il risultato è andato ben oltre le nostre aspettative. La mozzarella di bufala campana è parte dei ricordi più intimi, legata ai sentimenti più forti e personali non solo degli autori dei racconti. Siamo di fronte a un prodotto che è più di un’eccellenza agroalimentare, è qualcosa di diverso per gli abitanti dei territori in cui si produce. Rappresenta una parte della vita quotidiana stessa, dei ricordi più antichi, potremmo dire che è qualcosa di ancestrale». 

Motivo di orgoglio campano ancora una volta la tanto amata mozzarella, invidiata in tutto il mondo, ricchezza inestimabile di questa terra ricca di sapori e tradizioni.

I Faraglioni di Capri potrebbero diventare patrimonio Unesco. Questa è la proposta nata dall’associazione Federalberghi isola di Capri, con uno scopo ben preciso: salvaguardare “un territorio la cui bellezza e la cui fama sono universalmente riconosciute“.

Quella dei celebri Faraglioni è una bellezza naturale imponente, che da sempre affascina artisti e letterati e attira turisti da tutto il mondo. Adesso, però, è necessario un intervento mirato per proteggere questi magnifici picchi rocciosi e l’area marina circostante dall’incuria e dall’inquinamento ambientale.

Questo fenomeno preoccupante, spiega la Federalberghi, è causato “dalla continua presenza ravvicinata di natanti che spesso transitano in prossimità anche a velocità elevate“. Il riconoscimento dei Faraglioni di Capri come patrimonio Unesco, quindi, sarebbe un’occasione importante per ribadire l’importanza e la delicatezza di questa attrazione naturale, spesso messa in pericolo dal turismo di massa.

Inoltre, l’evento rappresenterebbe un’ulteriore opportunità per affrontare più in generale il problema del notevole ed indisciplinato traffico marittimo davanti alle coste dell’isola. Un problema già evidenziato da Federalberghi, che ha messo in campo alcune misure ben precise.

Da mesi abbiamo evidenziato a Capri il problema del traffico a terra e di quello a mare“, ha spiegato il presidente di Federalberghi Isola di Capri, Sergio Gargiulo. Si mettono in luce così gli ostacoli principali alla cura e alla conservazione non solo dei Faraglioni, ma dell’intera isola di Capri, gioiello del Mediterraneo.

“Mentre per il primo restiamo in attesa di un tavolo tecnico e di nuovi bus, per la tutela del mare abbiamo individuato un percorso che potrebbe favorire una soluzione: lanciamo la candidatura dei Faraglioni per l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco per quanto riguarda i beni naturali.

Ci auguriamo che questo passo spinga molti a riflettere sul valore unico e inestimabile delle nostre bellezze, e a fare tutto ciò che è in loro potere per preservarle dall’incuria.

scuola Colli aminei

scuola Colli amineiNapoliPiovono pezzi di marmo dalla scuola materna Decroly ai Colli Aminei. Questi blocchi caduti in strada hanno rischiato di colpire qualcuno. Fortunatamente non c’erano passanti in quel momento.

La scuola Decroly si trova nelle vicinanze di altri due istituti, il liceo “Verga” e l’istituto “Mameli“. Quindi la zona conosce un grande viavai tra studenti ed accompagnatori. Fortunatamente il flusso di persone non era incessante poiché erano solo le 12:45.

Non è però un caso isolato questo della scuola dei Colli Aminei. Da questa estate molte strutture scolastiche stanno avendo infatti grandi difficoltà, sia legate all’immondizia, sia riguarda alla sicurezza interna delle strutture stesse, come in questo caso.

Inoltre qualche mese fa anche l’altra scuola citata precedentemente, la Mameli, ha rischiato molto quando un grande albero si stava abbattendo sugli alunni.

È giunto il momento di dedicare maggiore attenzioni a queste strutture, prima che qualcuno si faccia veramente male. Perché questo che è accaduto oggi è più di un semplice campanello d’allarme.

Anche la consigliera della Municipalità III è intervenuta sulla questione. Queste le parole di Giuliana de Lorenzo riportate da Il Mattino:
“Abbiamo rischiato una tragedia in quanto, in quel tratto di strada c’è un enorme flusso di genitori e studenti, soprattutto nella fascia oraria 13-16. Le strutture scolastiche sono al collasso e bisognerebbe fare molto di più in termini di sicurezza degli edifici”.

 

rifiuti via Arenaccia

rifiuti via ArenacciaNapoli – Un uomo raccoglia sacchetti di spazzatura in strada e li getta nell’apposito cassonetto di via Arenaccia. Un bellissimo gesto di umiltà per contrastare i tanti atti incivili degli ultimi tempi.

Spesso si parla di inciviltà da parte del popolo napoletano. C’è chi butta la spazzatura in terra nonostante i cassonetti a pochi metri; chi porta bambini senza casco sul motorino e chi getta bottigliette di plastica in mare. Per fortuna però ci sono anche persone come quest’uomo, tra l’altro non giovanissimo, che cerca di fare qualcosa per la sua città senza attendere una manna dal cielo che non arriverà mai, come invece fa la gran parte delle persone che si lamentano.

Non ha aspettato l’intervento delle istituzioni, non si è lamentato, è sceso di casa ed ha iniziato a raccogliere questi cassonetti in via Arenaccia. Rifiuti che potevano essere buttati negli spazi appositi già dai legittimi proprietari.

Il gesto di quest’uomo è quindi un gesto di umiltà e civiltà che dovrà fungere da esempio per tutti gli incivili che cercano in ogni modo di rovinare la propria città. Dovrà essere inoltre un segnale di speranza per i napoletani. Perché speranza e fiducia nel prossimo in questo momento non esistono. Quest’uomo potrebbe restituirle a tutti i napoletani.

multe

Caos multe a Napoli. Le casse del Comune rischiano di perdere una considerevole somma proveniente dal pagamento delle multe stradali a causa delle notifiche illegittime delle stesse.

A sottolineare il problema è la società che si occupa dei servizi postali per conto del Comune di Napoli, la Gruppo Servizi Postali Srl, che spiega a Fanpage: “I messi notificatori appena assunti dalle società che hanno in appalto il servizio di gestione da parte del Comune non possono consegnarle, perché abilitati solo per gli atti tributari. A rischio annullamento le notifiche dei verbali delle contravvenzioni”.

La questione riguarda dunque il processo di notifica delle sanzioni, che secondo le normative deve essere eseguito dagli agenti della Polizia Municipale o da Poste Italiane. Il Comune di Napoli ha indetto il bando di gara per le notifiche nel 2015, aggiudicata del 2016. Nel 2018 è partita la selezione dei messi notificatori di società private, ma è qui che sorge il problema: “I messi notificatori di società private affidatarie di servizio pubblico hanno competenza per notificare solo 3 tipologie di atti: accertamento di tributi locali, procedure esecutive e invito al pagamento delle entrate extratributarie comunali e provinciali. Quindi, non le sanzioni amministrative nascenti dalla violazione del Codice della Strada”.

Affinché i messi notificatori di società private possano notificare le multe stradali vi è dunque necessità di una licenza speciale concessa alla società da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. Cosa che, nel caso napoletano, sembra non essere avvenuto.

Di conseguenza tutte le notifiche illegittime possono essere impugnate, facendo decorrere il termine di 90 giorni entro i quali le sanzioni per le infrazioni al Codice della Strada devono essere notificate. Cosa che è già avvenuta per altri Comuni, perciò il rischio è concreto anche per la città di Napoli.

capodimonte

capodimonteUna delle istituzioni di Napoli si appresta a chiudere una parte delle sue bellezze al pubblico. Il motivo? Mancanza di personale. Questo è quanto afferma il direttore del Museo di Capodimonte, Sylvain Bellenger, che in diretta  a “Barba&capelli”, trasmissione di Corrado Gabriele, parla dei nuovi progetti e delle prossime sfide alle quali andrà incontro il complesso.

Questa è una grande sfida, perché dovremmo incontrare svariate difficoltà, prima di tutte il personale. Sarò costretto a chiudere parte del museo a causa della mancanza di personale, quindi ho intenzione di risolvere tale problematica nel minor tempo possibile“.

Il direttore del Museo è passato poi ad illustrare nei dettagli i suoi prossimi progetti. “La sfida è rendere ogni edificio occupato da elementi culturali L’unica cosa che ho fatto è stata creare una navetta che funziona benissimo, che arriva fin dentro il bosco. […] Il nostro master plan includerà un parcheggio, in collaborazione con il Comune di Napoli, e trasformare gli edifici, parlando della città“.

Tutto il progetto è pronto e verrà proposto al ministro della Cultura. Con la Federico II abbiamo un accordo già firmato per creare la prima scuola di digitalizzazione dei beni culturali. Senza la digitalizzazione continueremo ad essere indietro. […] Se non abbiamo la capacità di essere un esempio ambientale, la nostra missione sarà vana”. Le iniziative sono molteplici, e nulla farebbe pensare a una possibile chiusura del Museo, fosse anche parziale

Eppure, in questo grandioso progetto illustrato dal direttore del Museo di Capodimonte potrebbe non esserci spazio per nuove assunzioni. Questo nonostante Bellenger affermi: “Vogliamo far entrare i giovani nel nostro mondo ed entrare nel mondo contemporaneo attraverso i giovani“.

A quanto pare esistono delle situazioni che non dipendono solo dall’amministrazione del museo: tra queste, le difficoltà legate ai pensionamenti, che ovviamente ostacolano l’assunzione di ulteriore personale. Per questo Bellenger rivolge un appello al governo: “Se continua la partenza del personale in pensione, sarò costretto a chiudere, quindi chiedo al governo di risolvere questa situazione.

libreria guida

libreria guidaIl presidente dell’Unione industriali di Napoli Vito Grassi e il commercialista Alfredo Mazzei (che rilevò le librerie e la casa editrice Colonnese), hanno colto “l’opportunità dell’asta giudiziaria per la ex libreria Guida a Port’Alba e l’hanno acquistata per rifare la Saletta Rossa spiega Mazzei.

Saletta rossa” è il nome della società che ha partecipato all’asta, le cui amministratrici sono Fabrizia Grassi e Francesca Mazzei (le figlie di Vito Grassi e di Alfredo Mazzei). Nella srl sono però presenti tutte e cinque le donne delle due famiglie: Fabrizia ed Enrica Grassi e Sara, Serena e Francesca Mazzei.

“Siamo cinque giovani donne tra i 20 ed i 29 anni, pronte a scommettere su Napoliafferma Francesca – Non vogliamo che muoia un patrimonio culturale importante come quello rappresentato dalla Saletta Rossa e lo rilanceremo per farne un nuovo punto di riferimento per la città.

La società Grassi-Mazzei è riuscita ad ottenere gli spazi un tempo occupati dalla libreria Guida, che dopo un secolo di attività fallì nel 2013 e sui quali esiste un vincolo del ministero per i Beni culturali che impone come destinazione d’uso una libreria.

“Ed una libreria sarà – dice Fabrizia – Anzi di più: un polo di attrazione socio-culturale. Che valorizzi, ad esempio, i giovani designer, il made in Naples, la moda, l’arte, l’innovazione. Non per vendere abbigliamento, intendiamoci bene, ma per farne un contenitore dove si incontreranno cultura e arte”.

Tantissime ipotesi come, ad esempio, un caffè letterario con annessa ristorazione, la promozione turistico-culturale, l’informazione e l’accoglienza turistica, tutte rivolte “al rilancio del sistema cultura, non essendo più proponibile – afferma Vito Grassi – una libreria classica” .

“Ovviamente rispetteremo in maniera assoluta il vincolo culturale imposto dal Mibacaggiunge Alfredo Mazzei – recupereremo la vocazione storica di quegli spazi e la “Saletta Rossa” tornerà a quel prestigio e tradizione di un tempo. Sottolineando anche l’importanza ed il ruolo avuto da Mario Guida. Ed infatti il primo interlocutore di questa nuova avventura sarà Diego Guida, col quale ci incontreremo questa mattina”.

“Immaginiamo di poter aprire i nostri spazi, di poter restituire quello scrigno di cultura alla città, non prima di un anno aggiunge Francesca Mazzei, che immagina, a Port’Alba, anche la creazione di laboratori di arte, di musica, di teatro. Un complesso culturale che non si limiti a raccontare Napoli, ma la rappresenti, anche per il Nord d’Italia, come la capitale che è, nonostante le sofferenze della città. La sfida sarà legare alla tradizione della Saletta Rossa anche l’innovazione, a cominciare da un intervento di digitalizzazione. Già pensiamo, ad esempio, all’Archivio Carbone, con i suoi 500 mila negativi non digitalizzati”.

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