Sequestrati 30 milioni alle “spie del pizzo”: fratelli imprenditori legati alla camorra

Sequestrati 30 milioni alle "spie del pizzo": fratelli imprenditori legati alla camorraCaserta Oltre 30 milioni di euro sequestrati a due imprenditori casertani definiti “spie del pizzo”. L’Antimafia ha disposto la misura nei confronti di due fratelli impegnati nei settori del cemento e della ristorazione, gravemente indiziati di essere vicini al clan Belforte di Marcianise. Uno dei due era stato già condannato nel 2018 dalla Corte d’Appello di Napoli a 5 anni, 5 mesi e 10 giorni di reclusione sempre per contiguità al clan Belforte.

Le “spie del pizzo”: fatture gonfiate per creare fondi neri

In particolare è stata riscontrata, anche grazie alle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, una strutturata modalità di riscossione del “pizzo” tramite l’azienda facente capo agli stessi.

Infatti il meccanismo criminale ideato da costoro, definiti anche “le spie del pizzo”, si realizzava sia mediante sovrafatturazione degli importi dovuti “gonfiando” i costi rispetto alle effettive forniture per consentire la creazione di “fondi neri” destinati al pagamento delle estorsioni, sia attraverso l’organizzazione di incontri tra gli estorti e gli appartenenti al clan. Tale sistema era così collaudato che gli imprenditori che avviavano nuove attività talvolta si rivolgevano spontaneamente ai predetti affinché indicassero i referenti dell’organizzazione da contattare per “mettersi a posto”.

Sequestrati Ferrari, Porche, barche e 30 milioni di euro

Il Provvedimento ha comportato il sequestro di beni per un valore complessivo stimato in oltre 30 milioni di euro interessando quanto risultato nella disponibilità, diretta ed indiretta, di uno dei suddetti imprenditori. Nel dettaglio si tratta di 3 società e 61 immobili ubicati nelle province di Caserta, Benevento, Salerno, L’Aquila e Parma (11 terreni, 18 abitazioni, 2 opifici industriali, 29 garage/magazzini ed 1 multiproprietà in costiera amalfitana), nonché 99 rapporti finanziari e 10 beni mobili registrati (5 autovetture, tra cui una Ferrari ed una Porsche, 3 imbarcazioni e 2 rimorchi). Con riferimento all’altro proposto è stata invece disposta l’amministrazione giudiziaria per il periodo di un anno delle 6 aziende a lui riconducibili. Quest’ultima misura di prevenzione, eminentemente deputata al contrasto delle contaminazioni dell’attività di impresa da parte della criminalità organizzata, è volta al possibile recupero dell’azienda alle fisiologiche regole del mercato allorquando risulterà eliminata l’ingerenza dei soggetti portatori di pericolosità.

L’operazione è effettuata dalla Direzione Investigativa Antimafia, la Polizia di Stato di Caserta – Divisione Anticrimine – ed il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caserta. Stanno eseguendo un decreto di sequestro beni e di sottoposizione all’amministrazione giudiziaria di aziende, emesso dal Tribunale di S. Maria Capua Vetere – Sezione per l’Applicazione delle Misure di Prevenzione – su proposta del Direttore della DIA e del Questore di Caserta.

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