Il leghista Borghezio: “a Napoli bisogna fare i rastrellamenti”

Mario Borghezio

La morte di Davide Bifolco ha molto scosso l’opinione pubblica, opportunamente plasmata ed ingannata attraverso la diffusione di notizie false: è falso, come ha precisato la questura, che ad alcune auto della polizia è stato dato fuoco; è falso che i tre ragazzi in scooter hanno forzato il posto di blocco, così come ha raccontato agli inquirenti uno dei carabinieri coinvolti nella vicenda; è falso che uno dei ragazzi fosse un latitante; non è stato detto alla massa che, in realtà, Davide non aveva precedenti penali; non è stato detto che, come deducibile dalle foto diffuse del cadavere del ragazzo, il colpo è stato sparato alla schiena del ragazzo e quindi il carabiniere ha mentito, affermando di avergli sparato al petto; non è stato detto che Davide è stato caricato in ambulanza quando era già morto, operazione illecita: il cadavere, per la legge, doveva rimanere a terra per consentire alla scientifica di ricostruire meglio la dinamica dei fatti.

Poiché quando si tratta di diffamare Napoli ed il Sud le sciocchezze non bastano mai, il leghista Mario Borghezio, famoso per le sue uscite non caratterizzate da intelligenza e necessità,si è sentito in dovere di dire la propria a Radio 24, la radio de Il Sole 24 Ore (potete ascoltare il suo intervento in fondo a questo articolo). Nel proprio intervento ha fatto riferimento all’articolo apparso su Libero a firma di Pietro Senaldi, dove i Napoletani sono accusati di avere ucciso il ragazzo, perché tutti costoro, senza distinzione né eccezione, sono soliti tenere comportamenti contrari alla legge. Borghezio ha incalzato, a Napoli è diffusa in ogni dove la cultura camorrista e vi sarebbe bisogno di rastrellamenti, come faceva in Sicilia il prefetto Cesare Mori nei primi decenni del Novecento, in modo da estirpare il male da zone quali proprio il Rione Traiano, definito dal leghista “Rione Vergogna”.

Cesare Mori, nato a Pavia nel 1871, conosciuto con l’appellativo “prefetto di ferro”, è noto per la sua radicale guerra alla mafia prima durante le fasi del governo liberale, poi durante il ventennio fascista. Mori non guardava in faccia a nessuno e arrestava chiunque, fosse povero o ricco, fosse un potente o un signor nessuno, e frequenti erano le operazioni che si concludevano con automezzi carichi di decine persone da condurre nelle carceri. Durante gli anni della sua carica i fenomeni legati alla malavita calarono in modo vertiginoso, ma non era tutto oro quello che luccicava: in realtà Cesare Mori non aveva abbattuto la mafia, perché appena fu messo in pensione da Benito Mussolini si ritornò alla situazione di prima, nonostante il regime si vantasse di averla sconfitta, evidentemente per scopi propagandistici. Con lo sbarco alleato in Sicilia la situazione peggiorò, perché gli americani misero a capo delle amministrazioni dei mafiosi, in quanto erano certamente degli antifascisti: fu allora che la mafia mutò carattere assumendo quello odierno, in quanto se prima i mafiosi era persone appartenenti a una sorta di ceto medio, che opprimeva il popolo e teneva in ostaggio e sottometteva i proprietari terrieri, dopo la Seconda Guerra Mondiale la mafia ha occupato direttamente i posti del potere coi propri uomini, da contadini e pastori i mafiosi si “trasformarono” in uomini politici.

Benito Mussolini

L’arbitrarietà e la vanità di parecchie operazioni di Mori sono state accertate dalla storia e da egli stesso. Il Biografico Treccani scrive: “Mori riconobbe esplicitamente che la propria azione repressiva includeva momenti di arbitrarietà (….) Le armi principali della campagna repressiva contro i mafiosi furono così lo spregiudicato uso del confino e dell’accusa di associazione a delinquere: bastò spesso la sola testimonianza dei funzionari di Pubblica Sicurezza per essere condannati. Più difficile fu, anche durante il fascismo, trovare i colpevoli dei singoli reati: molti omicidi rimasero, anche in quegli anni, senza responsabile”. Borghezio perciò auspica l’utilizzazione a Napoli e dintorni di metodi fascisti, ritenendo affatto cosa buona e giusta che le forze di polizia, arbitrariamente, possano entrare nelle case di tutti e portare via le persone, anche donne e bambini da utilizzare come ostaggi.

In ogni caso è innegabile la presenza in Campania del crimine organizzato, così come nelle restanti regioni italiane, incluse le roccaforti della Lega Nord. In Piemonte, Lombardia e Veneto la ‘Ndrangheta ha il controllo del territorio e delle attività economiche e politiche che lì si svolgono, in quelle regioni i commercianti pagano il pizzo senza ribellarsi, e i politici sono più collusi rispetto a quelli del Mezzogiorno, come è normale, visto che al Nord girano capitali molto più grossi: il leone va a mordere dove sta la carne, mica dove c’è l’osso. In conclusione, non può fare altro che bene ricordare le parole del grande scrittore siciliano, Leonardo Sciascia: “se lo Stato italiano volesse davvero sconfiggere la mafia, dovrebbe suicidarsi!”.

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