Curva Nord Inter, tifo come pretesto per delinquere: ex capo ultrà confessa il giro di droga e rapine

Marco Ferdico, capo ultras Curva Nord Inter


Il confine tra tifo organizzato e criminalità sembra sempre più labile tra gli ultras dell’Inter. Dopo il maxi blitz della Dda di Milano che un anno fa portò in carcere diversi capi storici della Curva Nord, emergono nuovi dettagli inquietanti. Marco Ferdico, ex leader ultrà già condannato a otto anni, avrebbe deciso di collaborare con i magistrati, seguendo la strada intrapresa da Andrea Beretta, un altro volto noto del direttivo nerazzurro.

Le sue dichiarazioni hanno riaperto un caso rimasto sospeso: una rapina a mano armata da 120mila euro avvenuta nel 2022 in provincia di Cremona. Ferdico si sarebbe autoaccusato di aver fatto da “basista” nell’aggressione, in cui una “persona facoltosa” fu attirata in trappola e minacciata con una pistola, subendo anche un pestaggio.

Droghe, soldi facili e violenza organizzata

Nell’interrogatorio, Ferdico ha tirato in ballo anche Daniel D’Alessandro, detto “Bellebuono”, già coinvolto nell’inchiesta sull’omicidio di Vittorio Boiocchi, lo storico capo della Curva Nord ucciso nel 2022 a Milano. Secondo la ricostruzione, pochi giorni prima della rapina Ferdico e D’Alessandro avevano deciso insieme di colpire la vittima, certa fonte di denaro e gioielli.

Il movente? Un mix devastante di debiti di droga e bisogno continuo di liquidità. “In quel periodo eravamo assidui consumatori di cocaina”, ha ammesso Ferdico davanti ai pm, spiegando che lui e D’Alessandro ricevettero 15mila euro ciascuno per la refurtiva. Una confessione che mette in luce come la degenerazione criminale fosse ormai intrecciata al mondo della tifoseria organizzata.

L’ombra lunga sull’omicidio Boiocchi

Mentre proseguono le indagini su questa rapina, il capitolo più cupo resta quello dell’assassinio di Vittorio Boiocchi, ammazzato sotto casa con diversi colpi di pistola. Nei prossimi giorni dovrebbe arrivare la richiesta di processo con rito immediato, e le rivelazioni degli ex ultrà potrebbero pesare anche su questo fronte.

La vicenda evidenzia come una parte della Curva Nord, storicamente legata al tifo interista, sia diventata nel tempo terreno fertile per attività violente, spaccio e regolamenti di conti. Un fenomeno che va ben oltre lo stadio, minando la credibilità del tifo organizzato e trasformandolo in una vera e propria questione di ordine pubblico.


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