Melito: l’agonia di Rosa in coma da sei anni senza assistenza

Cardarelli
Questa è la storia di Rosa, trentanovenne madre di due bambini, in coma da 6 anni a causa della negligenza e della poca professionalità di alcuni medici dell’ospedale Cardarelli di Napoli.

La giovane donna fu ricoverata nell’ospedale napoletano nel lontano 2007 per dare alla luce il suo secondogenito, ma suo figlio lei non lo ha mai conosciuto, a causa di un’ischemia cerebrale che la costrinse ad un coma vegetativo da cui non si è mai più svegliata.

Secondo quanto stabilito dalla Procura della Repubblica e grazie alla testimonianza del marito Nicola Nacca, i medici del Cardarelli scelsero infatti di attuare un parto cesareo da cui la donna non si è mai più ripresa.

Rosa prima di piombare in un coma profondo che non l’ha mai più abbandonata riuscì unicamente a sussurrare il nome da dare al suo bambino,Mario, bambino costretto a crescere senza l’amore di una madre a causa sella superficialità e l’imprudenza di un manipolo di medici.

Per il caso di Rosa sono stati accusati due ginecologi, un anestesista e i sette parasanitari che assistettero la donna sia durante i giorni di degenza che durante il parto.

Secondo quanto stabilito dalla Procura «L’equipe chirurgica ha operato con imperizia, lasciando trascorrere troppo tempo tra l’induzione dell’anestesia e l’estrazione del feto e non adottando le necessarie misure emostatiche precauzionali per contrastare l’emorragia massiva. Censurabile infine anche il comportamento degli anestesisti nel periodo preoperatorio». Il Magistrato aggiunge «I sanitari che curarono la paziente nei 40 giorni di degenza in reparto con grave negligenza ed imprudenza sottovalutarono alcuni rischi cui andava incontro la donna, omettendo di deliberare approfondimenti diagnostici e ulteriori controlli, per prevenire la sopravvenuta emergenza emorragica; operandola senza indagini mediche approfondite e senza indicazioni di urgenza, per l’immediato taglio cesareo».

Ed oltre il danno la beffa, perché nonostante le abbiano stroncato la vita a soli 33 anni, Rosa deve sopportare oggi un ulteriore abbandono, quello da parte delle istituzioni. Le gravi condizioni della donna richiedono cure e attenzioni costanti che i genitori e il marito non possono più darle e le ore messe a disposizione dai Servizi Sociali del Comune non bastano.

Nonostante gli uffici del Comune si siano attivati dando alla famiglia il massimo delle ore di assistenza previste dalla legge, l’aiuto non è sufficiente. Le spese per il continuo trasporto in ospedale e il continuo bisogno di aiuto stanno mettendo in ginocchio l’intero nucleo familiare facendo si che questa splendida famiglia di Melito venga uccisa due volte!

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