La nave turca Trader riparte grazie all’aiuto del porto di Torre Annunziata

La nave turca Trader riparte grazie all'aiuto del porto di Torre Annunziata

Dopo circa tre mesi di difficoltà la nave turca Trader è finalmente pronta per riprendere il largo. Il capitano della nave ringrazia di cuore il porto di Torre Annunziata per il sostegno ricevuto.I dettagli su IlMattino.it

Grazie Torre Annunziata, e grazie Italia, non dimenticheremo mai quello che avete fatto per noi”. Il saluto del comandante Acundo Soluleman echeggia sulla banchina del porto di Torre Annunziata, mentre la motonave “Trader” lentamente si avvia verso il porto di Istanbul, qualche ora dopo il dissequestro da parte del giudice del tribunale di Torre Annunziata.

Per il comandante e per gli otto uomini dell’equipaggio, quattro turchi, tre georgiani, e uno dell’Azerbaijan, quella di ieri mattina, è la fine di un incubo durato tre mesi. Un incubo cominciato ad ottobre quando la “Trader” battente bandiera panamense che trasporta legno, è stata posta sotto sequestro, per un contenzioso economico aperto tra l’armatore, un turco di nome Murat (ironia della sorte, a pochi passi dal quartiere torrese), e un imprenditore di Torre del Greco. L’accusa: legno avariato. Richiesta di risarcimento: 140 mila euro.

Da qui comincia un lungo tira e molla, che parte dal sequestro della nave, costretta a sostare per tre mesi nel porto, mantenuta in “vita” dalla solidarietà della croce rossa, e della associazione stella maris con continua distribuzione di alimenti e abbigliamento.

Due giorni fa la svolta. Accordo tra imprenditore e armatore: pagamento del 60% della cifra richiesta, e di tre stipendi arretrati dell’equipaggio. In poche ore, arriva il dissequestro, e ieri mattina, la vecchia motonave, si è rimessa in viaggio verso la Turchia: “La capitaneria di porto – dice il comandante del porto oplontino Valerio Massimo Acanfora – è stata sempre presente in questa vicenda. Ci siamo soprattutto dedicati all’aspetto umanitario perché non potevamo far altro che aspettare. L’equipaggio – continua – non si è sentito mai abbandonato continuando ad avere viveri a bordo. Il dissequestro del giudice, della nave per sopraggiunti accordi economici tra armatore e creditore, ha fatto si che la vicenda si chiudesse bene”.

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