Quanto “Sud” c’è nelle promesse dei politici? I programmi dei partiti a confronto

“Chi sfonda al Sud vincerà le elezioni”. Una previsione le cui radici affondano nella nascita della Repubblica italiana, quando il Mezzogiorno rappresentava quel “granaio” di voti utili per l’allora Democrazia Cristiana. Dal dopoguerra ad oggi si sono avvicendati partiti e governi, ma è sempre rimasta immutata l’importanza che il Sud riveste ogni qual volta l’Italia è chiamata alle urne.

In una campagna elettorale dai toni sempre più accesi, però, si fa fatica a parlare di programmi ed idee. Più facile, invece, portare avanti presunte promesse elettorali e facili slogan per accalappiarsi qualche voto in più. In questo agone politico, sempre più caotico, a farne le spese è ancora una volta il Sud. I riflettori dei mass media sono puntati sul Mezzogiorno solo marginalmente; ed è paradossale, dal momento che il Sud, dal 2008 ad oggi, è stato la parte del paese che più ha risentito degli effetti negativi portati dalla crisi economica mondiale.

Al di là di quello che si racconta nei talk show televisivi o sui giornali, però, quanto è realmente importante la questione meridionale nei programmi dei partiti italiani? Per dare una risposta concreta a tale quesito abbiamo deciso di analizzare, punto per punto, gli obiettivi e le promesse delle principali forze politiche che si sfideranno il prossimo 4 marzo: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega Nord.

Siamo quindi andati a consultare tutti i programmi, reperibili nei rispettivi portali web, verificando quali e quante sono le proposte (o promesse) che l’attuale classe politica ha in serbo per il Sud. La nostra analisi inizia dal Partito Democratico di Matteo Renzi. Si tratta di un programma di 43 pagine nel quale le parole chiave come “Sud” e “Mezzogiorno” ricorrono, rispettivamente, 21 e 7 volte.

Dal programma del PD emergono proposte su vari ambiti, dal trasporto al lavoro. La prima riguarda le infrastrutture: “occorre proseguire lo sforzo di riduzione del gap infrastrutturale del nostro Paese e soprattutto nel Mezzogiorno – si legge – con particolare attenzione alla rete ferroviaria e stradale, ma anche con interventi su acquedotti, aeroporti e piattaforme intermodali e logistiche”. Più nello specifico “completare l’alta velocità ferroviaria, velocizzando la linea adriatica e quelle del Sud Italia e realizzando i tratti Napoli-Bari, Catania-Palermo e Milano-Venezia”.

Sul lavoro e l’economia al Sud il programma del Partito Democratico promette interventi che porteranno il Mezzogiorno “al centro di una strategia di sviluppo nazionale”, l’unico “modo per riportare l’Italia a essere protagonista nel mondo”. Questa, una sintesi degli interventi per il lavoro e l’economia al Sud che il PD propone: “accelerazione e sviluppo degli interventi – infrastrutture, ambiente, attrattori culturali, contratti di sviluppo – predisposti nei Patti per il Sud; intensificazione al Sud delle principali misure di politica industriale, in particolare le misure di Impresa 4.0, e attuazione delle Zone economiche speciali; garanzia dell’effettiva addizionalità degli interventi della politica di coesione attraverso l’applicazione rigorosa della clausola del 34% per gli stanziamenti in conto capitale ordinario”.

L’ultimo punto riguarda quello della cultura e dell’istruzione, temi troppo spesso sottovalutati dai governi che si sono avvicendati in questi anni. Per il Mezzogiorno il PD propone “un Piano cultura 4.0 per le imprese culturali e creative che investono in innovazione tecnologica, con particolare attenzione alle aree ad alto tasso di abbandono scolastico e al Mezzogiorno […] potenziare l’offerta di tempo pieno nelle scuole elementari, portando in particolare i livelli del Mezzogiorno a quelli medi del Centro-Nord”.

Strutturato in maniera diametralmente opposta a quello del PD è il programma del Movimento Cinquestelle. Dal sito del Movimento, infatti, è possibile notare come le proposte di governo siano divise in 24 grandi temi che vanno dall’energia alla sicurezza, dalla salute all’Unione Europea. Ogni punto del programma è consultabile attraverso un file pdf che contiene diverse proposte per quel specifico tema. Ciò che emerge dall’analisi del programma grillino è che mancano interventi specifici per il Mezzogiorno.

Come con il programma del PD, anche con quello pentastellato abbiamo cercato, tra i 24 temi, delle parole chiave che rimandassero al Sud: non ne abbiamo trovate. Nemmeno in punti chiave come quelli del lavoro e dell’istruzione. Le proposte del Movimento Cinquestelle fanno parte di un programma nazionalistico che, quindi, dovrebbe interessare anche il Sud Italia. Questa, una sintesi dei punti del programma del Movimento.

Smart Nation: investimenti ad alto moltiplicatore occupazionale per creare nuove opportunità di lavoro e nuove professioni; Reddito di cittadinanza: formazione continua a chi perde il lavoro; Pensioni minime per i pensionati a 780 euro; Tagli ai costi della politica da 50 miliardi di euro; stop al business dell’immigrazione; Green Economy: 200mila posti di lavoro da economia del riciclo rifiuti e 17mila nuovi posti di lavoro per ogni miliardo di euro investiti nelle energie rinnovabili; Riduzione del rapporto debito/Pil di 40 punti in 10 anni”.

Proposte generiche, ma che interessano molto da vicino il Sud, riguardano la valorizzazione e la tutela del Made in Italy: “Maggiore tutela dei beni culturali; salvaguardia della qualità dei prodotti italiani minacciati dai trattati internazionali; creazione di un Ministero del Turismo separato da quello dei Beni Culturali”. Settori, questi dell’agroalimentare e del turismo, che rappresentano i punti di forza dell’economia del Mezzogiorno.

Più complessa è la situazione del centrodestra. Lega Nord e Forza Italia si contendono la leadership della coalizione, che vede molto più staccato (stando agli ultimi sondaggi) Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni. Per questo motivo, a differenza della coalizione di centrosinistra che vede il PD come primo partito, abbiamo messo sotto la lente d’ingrandimento entrambi i partiti del centrodestra.

Forza Italia si presenta come la forza più moderata ed europeista della coalizione. Il programma si articola in 10 temi fondamentali per un totale di 12 pagine: un programma molto più snello (e meno approfondito) di quelli proposti da PD e M5S. Anche in questo caso, abbiamo ricercato le parole chiave che rimandassero al Sud Italia. Le abbiamo trovate solo una volta, a proposito del tema che riguarda l’efficientamento dello Stato.

Piano per il Sud: sviluppo infrastrutturale e industriale del Mezzogiorno – si legge nel programma di Forza Italia – uso più efficiente dei fondi europei con l’obiettivo di azzerare il gap infrastrutturale e di crescita con il resto del Paese”. Si tratta dell’unica proposta specifica per il Meridione del programma forzista. Tra le altre, che dovrebbero interessare anche il Sud, ci sono: “Flat tax con introduzione di un’aliquota unica; aumento delle pensioni minime e azzeramento della legge Fornero“.

L’ultima istanza della nostra analisi verte sul programma del partito di Matteo Salvini. Da una forza che nel nome porta la dicitura “Nord” è alquanto utopistico attendersi riforme ed incentivi per il Sud. Eppure, il leader del Carroccio, nel corso della sua campagna elettorale, è più volte venuto nel Mezzogiorno alla ricerca di voti: da “prima il Nord” a “prima gli italiani”. Questo, il nuovo slogan della Lega, la forza più populista e nazionalista del centrodestra.

Non bisogna dimenticare, però, che tutto il centrodestra si presenta unito alle elezioni. Di conseguenza, un voto alla coalizione è anche un voto dato a Matteo Salvini. I candidati che si presentano nei vari collegi, infatti, hanno il sostegno unanime di Forza Italia e Lega Nord. Nonostante le apparenze – e i precedenti tutt’altro che incoraggianti, fatti di insulti e cori contro i meridionali – abbiamo passato ai raggi X anche il programma del Carroccio.

Quest’ultimo si presenta ben più corposo di quello di Forza Italia: 26 grandi temi spiegati in 74 pagine totali. Un programma che condivide molte delle proposte di Forza Italia, con un particolare accento sul tema dell’immigrazione e del mondo del lavoro. E per quanto riguarda il Sud? C’è spazio, nel partito più votato al Nord, anche per il Mezzogiorno?

Anche con questo programma, abbiamo attuato il medesimo procedimento di ricerca di parole chiave. La parola Sud compare soltanto una volta: “vogliamo incentivare il rientro delle aziende che hanno delocalizzato negli ultimi 10 anni attraverso una profonda rivoluzione del sistema fiscale con la Flat Tax al 15% e INVESTIMENTI PUBBLICI PRODUTTIVI in particolare per il Sud, mediante costruzione di infrastrutture (vedi rilancio porti), manutenzione del territorio, reindustrializzazione ma anche dando impulso alle attività immateriali a forte moltiplicatore come ad esempio la ricerca scientifica, la cultura, l’arte e il turismo”.

Un punto fondamentale del programma leghista riguarda l’immigrazione, che tanti voti e consensi ha portato a Matteo Salvini in questi anni. Ed è per questo che il Sud, inteso però come Mediterraneo, è un obiettivo cardine del programma leghista: “Effettuare accordi anche con le Tribù del sud della Libia, e chiedere la collaborazione della Russia per eventuali accordi con il generale Khalif Haftar. Applicazione del protocollo spagnolo per il controllo rigoroso delle frontiere sul mare, con strumenti tecnologici e conseguente esternalizzazione delle frontiere”.

L’idea della Lega Nord è quella di creare un “Fronte Sud”: “È nel Mediterraneo che si addensano più fattori di instabilità: l’estremismo islamico, i massicci flussi migratori, i fallimenti statuali, le tensioni tra potenze regionali. Inoltre la regione non è più al centro dell’attenzione degli Usa, e ciò costringerà l’Italia (che nel Mediterraneo ha una posizione centrale) ad assumersi maggiori responsabilità”.

Da questa analisi emerge con chiarezza la quasi totale indifferenza delle principali forze politiche per il Meridione. Nessun piano strutturale per il Meridione, ma per lo più proposte generiche o poco approfondite. Addirittura, programmi in cui il Sud non compare mai. Mancano ormai pochi giorni al voto, e la campagna elettorale che stiamo per archiviare è l’ennesima occasione sprecata da parte della politica.

Alle proposte reali e concrete sono subentrate le promesse e, talvolta, anche gli insulti. Anche per questo motivo la sfiducia verso la politica è indubbiamente aumentata negli ultimi anni. Ed è proprio sugli sfiduciati e gli indecisi che i partiti avrebbero dovuto concentrare la forza dell propria campagna elettorale. A ciò, si aggiunge l’arzigogolata ed incomprensibile nuova legge elettorale, creata ad hoc per non far vincere nessuno e rendere, di fatto, inutile il voto dei cittadini.

Tutto questo si riflette negativamente per coloro che vivono al Sud. Appare chiaro, infatti, a conclusione di questa analisi, che il Mezzogiorno non sia tra le priorità della politica – lo dimostrano chiaramente i programmi dei principali partiti, in cui la questione meridionale quasi non esiste – e che questa dimenticabile campagna elettorale sia stata l’ennesima occasione sprecata dalla classe politica italiana per rilanciare il paese, poco interessata ad occuparsi di quella parte d’Italia che, più di tutte, ha un disperato bisogno di aiuto.

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