Savona non è l’unico: tutti i “no” dei Presidenti della Repubblica ai Ministri

Con la consegna dell’incarico a Giuseppe Conte sembrava che lo stallo in cui l’Italia si trova fosse destinato a terminare, ma le “dimissioni” dello stesso Conte, in seguito al veto posto da Mattarella su uno dei ministri proposti, oltre che ad una crisi politica hanno aperto anche una crisi istituzionale.

Per risolvere il tutto si sta correndo veloce verso un “nuovo tecnico” convocando per oggi l’economista Carlo Cottarelli e scatenando l’ira del Movimento 5 Stelle e della Lega.

La cronaca politica delle ultime ore, però, non è uno scenario nuovo. Infatti, già in passato si sono registrati dei veti su alcuni ministri, con l’economista Paolo Savona quindi in ottima compagnia. Precisiamo subito che tutto nasce dall’articolo 92 della Costituzione che dà pieno potere al presidente della Repubblica nella nomina non solo del presidente del Consiglio, ma anche della sua squadra di ministri.

Tra i precedenti, il primo caso che va citato è quello dell’avvocato di Berlusconi, Cesare Previti. Il leader di Forza Italia nel ’94 ricevette l’incarico di formare un nuovo governo, ma quando tentò di nominare Previti a capo del ministero di Grazia e Giustizia, fu fermato da Oscar Luigi Scalfaro. Per l’avvocato ci fu “solo” l’incarico alla Difesa, mentre alla Giustizia salì in cattedra Alfredo Biondi.

Anche nel 2001 la questione nacque per il Ministero della Giustizia, ma stavolta ad essere colpito da Carlo Azeglio Ciampi fu Roberto Maroni della Lega. Maroni venne indicato nella lista dei ministri del Berlusconi-bis, ma anche in questo caso ci fu un dirottamento verso il Lavoro, con l’altro leghista Castelli a prendere il posto a lui affidato originariamente. Il veto venne posto in merito all’inchiesta per resistenza a pubblico ufficiale su Maroni e altri leghisti, quando questi si opposero alle perquisizioni richieste dal procuratore di Verona Guido Papalia.

Infine, in tempi più recenti, Giorgio Napolitano pose il suo veto sul nome del procuratore di Reggio Calabria Nicola Gratteri, nome gradito da Renzi nella formazione del suo governo. L’eventuale nomina del 2014, a detta del capo dello Stato, sarebbe entrata in contrasto con il buon uso di non incaricare alla Giustizia un magistrato in servizio. In quel caso non ci fu dirottamento, ma il ministero andò ad Andrea Orlando.

Negli altri casi il veto non suscitò lo scalpore di oggi, probabilmente perché quello di Mattarella è avvertito come squisitamente politico, mentre nei precedenti la decisione era dovuta a motivi di opportunità.

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