Autonomia differenziata e secessione dei ricchi, l’allarme: “Il Sud perde 100 miliardi”

autonomia differenziata tavolo regione campaniaVenerdì 19 Luglio 2019 presso la sede del consiglio regionale si è tenuta una tavola rotonda organizzata dal consigliere regionale della Campania e vicepresidente della commissione bilancio, Alfonso Longobardi, sulle tematiche del regionalismo differenziato e sull’autonomia che le regioni del Nord stanno cercando di ottenere, al fine di mantenere diritti e privilegi spesso acquisiti negli ultimi 159 anni, come di fatto sostiene il giornalista e scrittore Pino Aprile, presente a quel tavolo.

Le dichiarazioni di Longobardi sono state chiare: “Ci sarebbe per il meridione una perdita di oltre 100 miliardi di euro annui, per non parlare del resto; con la scusa del residuo fiscale, il Nord vuole trattenere tutte le risorse firmando di fatto una secessione, che oggi non si fa più alzando i muri, ma con questi meccanismi fiscali. Vanno definiti assolutamente i Lep (livelli essenziali delle prestazioni) e il fondo di perequazione, solo così si avrà la possibilità di partire tutti dallo stesso livello, per chiedere le autonomie, e vediamo se partendo con le stesse basi il Sud rimarrà il solito “incapace” come spesso dicono; noi siamo pronti per la sfida ma in primis l’autonomia fiscale del Nord va assolutamente bloccata”.

Pino Aprile ha precisato: “L’autonomia differenziata rende costituzionale il sequestro dei soldi da parte del Nord, con i nove decimi delle risorse trattenute al nord e così lo Stato italiano di fatto finirebbe; i diritti del Sud devono essere uguali a quelli dei cittadini del nord Italia: equità o secessione, altrimenti i meridionali sarebbero giustificati a non definirsi più Italiani, essendoci di fatto una Italia di serie A ed una Italia di serie B per costituzione… e la secessione, se non dovesse esserci equità, diventerebbe una conseguenza inevitabile per il popolo meridionale”.

Presente al tavolo anche il presidente del Movimento Neoborbonico, Gennaro de Crescenzo: “Il regionalismo/secessione del Nord parte da lontano e inevitabilmente e necessariamente il discorso parte dalla storia: dall’invasione/saccheggio del 1860 ad una questione meridionale/colonizzazione nata dopo il 1860, per le prime definizioni di “Padania” con la fondazione Agnelli nel 1992, gli spauracchi secessionisti con ampolle del Po di Bossi in diretta TV fino alla criminalizzazione del Sud ‘brutto sporco e cattivo’ dei Borbone fino ad oggi. Ecco a che serve la storia e perché i neoborbonici hanno il diritto e il dovere di raccontarla”.

Fiore Marro (Comitati Due Sicilie) ha provocatoriamente proposto, per aiutare i prodotti meridionali, un vero e proprio dazio (seppur simbolico) del 2% dei prodotti del nord che scendono al Sud, essendo il Mezzogiorno impossibilitato a crescere fino a che il 90% dei prodotti consumati sarà padano.

Augusto Forges Davanzati (Commissione Economia del “Parlamento delle due Sicilie”), ha evidenziato criticità specialmente per ciò che concerne la spesa storica e la mancanza dei lep, proponendo invece che le tasse vengano pagate nel luogo dove si consuma e non dove si ha la sede legale. Presenti anche rappresentanti degli studenti universitari guidati da Luciano Riccio e contrari alle autonomie del Nord.

Andrea Tamburelli Lanzara, coordinatore del Parlamento Due Sicilie – Parlamento del Sud, ha chiuso la tavola rotonda ribadendo la necessità di trasparenza nella documentazione e nel dibattito sull’autonomia differenziata e anticipando il progetto di un prossimo incontro a Matera con i presenti e con il coinvolgimento della Regione Campania e dell’on. Longobardi.

In conclusione non sarebbe male prendere atto di queste proposte integrandole magari con un’altra sulla gestione dei nostri patrimoni storico-culturali e turistici spesso affidati ad aziende del Centro Nord (tra essi Pompei ed Ercolano, regge e castelli): sono tanti i giovani meridionali anche laureati costretti a partire e ai quali si potrebbero affidare quei patrimoni, con dei fondi e agevolazioni per aiutarli a rimanere nelle loro terre, creando aziende che possano gestire queste ricchezze.

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