Zinzi: “Campania gialla, racconto di De Luca schizofrenico. Sulla Lega solo pregiudizi”

gianpiero zinziCon l’esplosione del consenso verso la Lega a livello nazionale, sono tanti gli esponenti politici che hanno cambiato casacca per passare al Carroccio. Nella vita si può cambiare idea, si può aggiustare il tiro, credere in altri progetti quando si ritiene che altri siano ormai superati, ma resta il fatto che il cosiddetto trasformismo è una tradizione italiana di cui molto difficilmente riusciremo a fare a meno.

Tra coloro che hanno sperimentato cambi di casacca abbiamo Gianpiero Zinzi, attualmente capogruppo della Lega al Consiglio regionale, il quale tuttavia è comunque rimasto sempre nell’area di centro destra. Le urne hanno decretato un successo che non consente appelli, nonostante fosse piuttosto atteso visto il suo radicamento sul territorio, senza dimenticare suo padre, Domenico Zinzi, del quale è idealmente successore.

Un successo, dicevamo, per Gianpiero Zinzi che si contrappone al sostanziale flop in Campania: un 5,65% alle spalle di Fratelli d’Italia (5,98%) che è un risultato davvero troppo esiguo. Forza Italia, al 5,16%, non è troppo lontana. “Il centro destra non è stato sconfitto, è stato travolto”, queste le parole dello stesso Zinzi in un post su Facebook del 23 settembre, subito dopo i risultati delle Regionali 2020. I campani, in special modo quelli di Napoli e provincia, non si fidano del partito di Matteo Salvini nato sul pregiudizio ed il razzismo contro i meridionali. Una conversione sulla via di Damasco che non convince, visto il passato ed anche il presente, dato che la Lega sia a livello locale che a livello nazionale non si esprime su tematiche di primo piano o lo fa in maniera molto superficiale. Sul Recovery Plan si limita ad esprimere disaccordo con il governo, ignorando che questo potrebbe essere un’opportunità importante per il Mezzogiorno, a condizione che i fondi vengano dati – come l’Europa vuole – in massima parte al Sud. Non si esprime sul dirottamento di risorse da Sud al Centro-Nord (840 miliardi sottratti dal 2000 al 2017) e non spiega in che modo intende evitare in futuro ulteriori scippi ai danni dei meridionali. Non si esprime efficacemente sulle disparità territoriali, sui LEP. Insomma, resta uno dei tanti partiti che non sanno rappresentare il Mezzogiorno.

Di seguito il testo dell’intervista che Gianpiero Zinzi ha concesso a VesuvioLive, dove si sono toccati i temi più essenziali, soprattutto quello che riguarda la situazione coronavirus.

La Campania è stata dichiarata e confermata zona Gialla dal Governo. È rimasto sorpreso da questa decisione?

Di certo una decisione che stona con i toni allarmistici usati dal Governatore De Luca che durante i suoi monologhi su Facebook ha alternato, con schizofrenia, il racconto di una Campania ad un passo dalla tragedia e contemporaneamente di una Regione prima tra tutte sul fronte della prevenzione e del monitoraggio. La verità è che dobbiamo uscire dalla logica dei colori per entrare in quella dei numeri, delle azioni e degli interventi concreti perché in Campania la situazione non degeneri. C’è innanzitutto bisogno di chiarezza ed è per questo che il gruppo consiliare Lega che guido in Regione Campania ha chiesto ufficialmente di avere accesso ai dati del contagio e di conoscere le modalità di raccolta, analisi e comunicazione degli stessi da parte dell’Unità di Crisi.

Cosa avreste fatto prima, e cosa fareste adesso se foste al posto di De Luca nel fronteggiare la pandemia?

Siamo in presenza di un’emergenza sanitaria che è innanzitutto organizzativa e la fase organizzativa sarebbe dovuta partire sfruttando i mesi estivi quando la pandemia ha concesso un po’ di respiro. Era quello il momento per affrontare il problema relativo al personale medico che manca, ai posti letto che sono presenti – almeno a giudicare dalle immagini delle auto in fila all’esterno degli ospedali – solo sulla carta e alla previsione di percorsi pre-triage. Oggi, alla luce di quanto (non) fatto, bisognerebbe procedere ad assumere i medici e gli infermieri con le procedure d’urgenza consentite dalle attuali leggi. Abbiamo chiesto di istituire un servizio di consultazione telefonica con virologi per i medici di base, indispensabile a gestire da casa la maggior parte delle persone che si accalcano negli ospedali perché nessuno sa dare loro neppure le prime indicazioni. Questo in linea generale. Nel dettaglio non è semplice rispondere quando anche per i consiglieri regionali l’unico modo per conoscere dati e avere un quadro completo della situazione in Campania è attendere un monologo settimanale, senza alcuna possibilità di contraddittorio.

A suo avviso è stato corretto disporre il lockdown per l’Italia a marzo, oppure andavano chiuse solo le regioni del Nord?

Per rispondere bisogna fare una premessa necessaria: in questi 5 anni di Governo De Luca la Sanità è stato solo strumento di propaganda e clientela. Ecco perché il lockdown di marzo, preventivo, per noi fu una salvezza perché la pandemia non aveva ancora toccato in maniera forte la Campania. Il fattore tempo è stato dalla nostra parte, se la prima ondata si fosse abbattuta sulla nostra regione con la stessa intensità con cui si è abbattuta al Nord gli effetti sarebbero stati drammatici per la mancanza di organizzazione della nostra Sanità. Purtroppo non abbiamo saputo sfruttare il tempo che ci è stato concesso a disposizione, la Campania avrebbe dovuto fare tesoro delle esperienze dei mesi precedenti.

Lei è stato presidente della Commissione Ecomafie, Terra dei Fuochi, Bonifiche durante la scorsa legislatura. Qual è il suo bilancio sulle attività svolte e su quanto fatto dalla Regione sul tema?

Bisogna fare una premessa necessaria: si tratta di una Commissione speciale la cui presidenza è assegnata all’opposizione e che può svolgere un’attività di impulso, prima ancora che di controllo sulle attività della Giunta. Il bilancio della Commissione è positivo dal punto di vista della produttività e del numero di battaglie fatte. Abbiamo dato voce alle segnalazioni che arrivavano dal territorio, alle emergenze avvertite dai cittadini che si sono rivelati essere vere e proprie sentinelle. Sono nate così alcune delle proposte di legge presentate nel corso della Legislatura, come quella denominata “no puzza”, sulle emissioni odorigene generate da attività antropiche. Per comprendere l’utilità di questa legge basti pensare a tutte le volte in cui i cittadini sono costretti a tenere finestre chiuse anche in estate per evitare di respirare cattivi odori. Lo scopo è quello di fornire alla Regione strumenti utili per intervenire tempestivamente con la sospensione – ed in ultimo la revoca – dell’autorizzazione alle attività industriali ogni qualvolta il livello olfattivo nei pressi dell’attività superi la “soglia di disturbo”, ma la maggioranza ha sempre fatto ostruzionismo evitando la discussione. La ripresenteremo. Per quanto riguarda, invece, l’impegno della Regione Campania sul tema, la risposta sta nell’ennesimo spot del Governatore De Luca che in piena campagna elettorale, e dopo 5 anni di interventi inefficaci, ha promesso di eliminare in un anno la Terra dei Fuochi. Questo vuol dire non aver ancora compreso la portata dell’emergenza.

Come commenta il risultato delle elezioni?

È stata una campagna elettorale anomala e difficile per il particolare momento che stava attraversando il Paese. La Lega si presentava per la prima volta in Campania, a differenza degli altri candidati abbiamo dovuto lavorare su un doppio binario: per chiedere il sostegno dei campani e per combattere un vecchio pregiudizio nei confronti del partito che non ha più ragione di esistere. Ad un certo punto anche la stampa immaginava scenari catastrofici. La realtà è sotto gli occhi di tutti: la Lega è entrata per la prima volta in Consiglio regionale, ha eletto 3 consiglieri e in molti territori (come il mio, la provincia di Caserta) è il primo partito del centrodestra. Come inizio, non male!

Da leghisti meridionali riuscite a far sentire la vostra voce nel partito?

La Lega per Matteo Salvini Premier non è il “Carroccio” di Bossi. La trasformazione in un partito nazionale è il risultato di una grande intuizione politica di Matteo Salvini. Tutte le anime che ci rendono il primo partito in Italia sono complementari al progetto di governo del Paese. Molte ricostruzioni giornalistiche sono fini a sé stesse. È per questo che qui trovano spazio le nostre idee e il nostro impegno. Diamo voce e sostanza alle esigenze dei cittadini, perché temi come la sicurezza, la tutela dell’ambiente, l’impegno per una sanità efficiente e il controllo dell’immigrazione non hanno connotazioni territoriali.

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