Elezioni 2021, Napoli tra astensionismo e modello Draghi: le incognite di Manfredi

Manfredi Napoli incognite

Da ieri Napoli ha un nuovo sindaco, si chiama Gaetano Manfredi, ma sembra che la città non lo sappia. Il palchetto striminzito – anzi “sobrio” come lo definisce l’ex rettore – che campeggiava su una piazza Municipio vuota, rende l’idea di una città che con la politica sembra aver chiuso i conti da tempo. Certo, il neosindaco era circondato da una nutrita schiera di uomini politici che lo hanno festeggiato con champagne e fuochi d’artificio, come il segretario del PD Marco Sarracino accompagnato dai suoi militanti e dall’ex ministro per il sud Giuseppe Provenzano, a cui si sono aggiunti il capo di gabinetto della Città metropolitana Pietro Rinaldi (area Insurgencia), il consigliere comunale David Lebro dalle mille giravolte partitiche, l’ex deputato Arturo Scotto oggi coordinatore di Articolo uno. Più defilato, ma ugualmente presente anche l’ex assessore Luigi de Falco, allontanatosi nel 2013 dopo le accuse piovute per un presunto conflitto d’interessi su progetti urbanistici da lui redatti e autorizzati dal Comune proprio in quel periodo. Ma le folle che accoglievano tradizionalmente i primi cittadini neoeletti sono roba d’altri tempi, perfino la piazza del 2011 convocata da Luigi de Magistris al grido di “amm scassat!!!” rimane un ricordo dal sapore preistorico.

GAETANO MANFREDI E’ IL NUOVO SINDACO DI NAPOLI: LE INCOGNITE TRA BASSA AFFLUENZA E COALIZIONE  “MODELLO DRAGHI”

Il capoluogo partenopeo registra infatti uno dei tassi di affluenza più bassi di sempre per una elezione amministrativa, pari al 47,19%. Eppure al quartier generale di Manfredi costituitosi presso l’hotel Terminus in piazza Garibaldi, si è cercato di minimizzare gli alti livelli di astensionismo registrati un po’ in tutta Italia. “Il dato di affluenza è superiore a quello delle elezioni regionali dell’anno scorso” ha dichiarato il segretario Sarracino. Stesso leitmotiv del senatore Sandro Ruotolo: “Il dato dell’affluenza riferito alle elezioni comunali del 2016 (di poco superiore al 50%, ndr) appartiene ad un altro momento storico”.

Sarà. Ad ogni modo la vittoria di Manfredi sul suo principale competitor, il pm Catello Maresca, rimane schiacciante: 63% contro 22%. E questo dato può ben far gioire l’ex rettore: “Se i cittadini ci hanno dato un voto così massiccio e netto, ci stanno dicendo che dobbiamo governare la città, e da questo dobbiamo partire” ha dichiarato ai giornalisti accorsi alla conferenza. E ancora, riferendosi alla eterogeneità della sua coalizione quale potenziale elemento di debolezza per la futura amministrazione, Manfredi ha puntualizzato: “Io definirei questa sintesi di forze politiche come pluralismo. E queste forze plurali si sono riconosciute in un programma dove ci sono punti molto importanti, che abbiamo costruito non solo con forze politiche e civiche, ma anche coi cittadini, le organizzazioni professionali, dove ci sono unità di vedute su cui costruire la politica dei prossimi cinque anni”.

Forze plurali che hanno assunto il volto di Stanislao Lanzotti, ex capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, promotore della lista “Azzurri per Manfredi” che tra fuoriusciti della destra e renziani di Italia Viva ha raccolto un po’ di tutto, non a caso insieme a Manfredi hanno potuto gioire la senatrice Graziella Pagano e l’ex sottosegretario Gennaro Migliore. Nella turba di vecchie e nuove glorie della politica napoletana si sono intravisti perfino Enrico Cardillo, ex assessore al bilancio ai tempi del sindaco Iervolino e attuale dg di Stoà, l’istituto regionale di formazione per la gestione d’impresa che raggruppa un coacervo di soggetti pubblici e privati, e l’ex assessore regionale alle infrastrutture Edoardo Cosenza, giunta Caldoro. Ma a marcare la propria presenza ci ha pensato soprattutto il governatore Vincenzo De Luca, che smania di poter dire la sua sui nomi della giunta che affiancheranno Manfredi. Insieme al figlio e deputato Piero ha ripercorso le sale del Terminus senza concedersi alla stampa, eccetto che ai selfie con i sostenitori giunti presso l’albergo capitanati dall’avvocato Gennaro Esposito, già consigliere comunale durante il primo de Magistris.

Vincenzo De Luca

E i 5 Stelle? Perdono lo scettro di primo partito in città in favore del PD, ma a differenza della debàcle subita nelle altre metropoli italiane, qui a Napoli riescono ad essere della partita. Vince dunque la linea del presidente della Camera Roberto Fico, convinto della bontà di un’alleanza col centrosinistra da ben prima della pandemia. Inizialmente contrastato in questo suo disegno dall’ala dimaiana del partito, ci hanno pensato l’avvento della pandemia e la consacrazione di Giuseppe Conte a premier e leader formale del M5S (ma in sostanza di tutto il centrosinistra) a cambiare le carte in tavola. E proprio Conte ieri ha voluto raggiungere l’amico Manfredi, accompagnato dal mini-corteo dei 5 Stelle che dall’hotel Ramada, loro quartier generale, si sono spostati al Terminus , dove i “compagni” del centrosinistra nel frattempo monopolizzavano la comunicazione. La foto di gruppo che immortala Manfredi affiancato da Provenzano e De Luca, con ai lati i “dioscuri” Di Maio e Fico, ripropone l’ammucchiata draghiana in salsa partenopea, senza il fastidio rappresentato dalla destra salviniana. “Ricostruire” è la parola d’ordine, e bisogna farlo il prima possibile con i fondi messi a disposizione dal PNRR.

L’impressione è che la città immobile abbia accolto l’ennesimo salvatore, ma stavolta abbia rinunciato ad acclamarlo.

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