Asili nido, il Governo dimezza i fondi per il Sud per darli al Nord

Asilo nido


Il Movimento per l’Equità Territoriale (MET) denuncia quella che definisce una nuova penalizzazione per i territori più fragili del Paese in materia di asili nido. Secondo quanto reso noto dal movimento, nello schema del Piano nazionale 0-6 per il periodo 2026-2030, predisposto dal Ministero dell’Istruzione, la quota perequativa del Fondo destinata alle Regioni con meno posti nido verrebbe dimezzata, passando dal 20% al 10% delle risorse complessive.

Le risorse sottratte alla quota perequativa, secondo la ricostruzione del MET, verrebbero redistribuite sulla base di criteri legati al numero di utenti e ai servizi già esistenti sul territorio. Un meccanismo che finirebbe per premiare le Regioni che dispongono già di una rete consolidata di asili nido, a scapito dei Comuni in cui i servizi mancano del tutto o restano chiusi per assenza di fondi destinati alla loro gestione.

La denuncia: “Così il divario diventa strutturale”

Per il MET si tratta di una riedizione del meccanismo della spesa storica, quello per cui i territori che hanno ricevuto meno finanziamenti in passato continuano a riceverne meno anche in futuro, mentre le aree già più dotate di infrastrutture consolidano il proprio vantaggio. “Così il divario tra Nord e Sud non viene ridotto, ma reso strutturale”, si legge nel comunicato del movimento, che punta il dito contro una logica distributiva ritenuta in contraddizione con l’obiettivo dichiarato di ridurre le disuguaglianze territoriali nei servizi per l’infanzia.

Va detto che il Fondo nazionale per il sistema integrato di educazione e istruzione 0-6 anni, di cui la quota perequativa fa parte, è storicamente ripartito secondo una combinazione di criteri: una parte in base allo scostamento tra i posti disponibili in ciascuna Regione e la media nazionale (la quota perequativa, appunto), e un’altra parte in proporzione al numero di utenti iscritti ai servizi già attivi. È proprio l’equilibrio tra queste due componenti, secondo il MET, che il nuovo Piano rischierebbe di alterare a sfavore dei territori con minore copertura.

L’appello a Regioni, ANCI e sindaci: “Negate l’intesa”

Il movimento si appella direttamente ai presidenti delle Regioni, all’ANCI e ai sindaci – in particolare a quelli meridionali e appartenenti ai partiti di maggioranza – affinché non accettino la proposta e neghino l’intesa fino a quando non sarà ripristinata una quota perequativa ritenuta adeguata. Il Piano, sottolinea il MET, non è ancora definitivo: prima dell’adozione da parte del ministro Giuseppe Valditara è necessaria l’intesa in Conferenza Unificata, la sede in cui siedono Governo, Regioni ed enti locali, ed è lì che il movimento chiede che la proposta venga fermata.

Tre le richieste avanzate dal MET: mantenere almeno il 20% del Fondo destinato alla perequazione territoriale; ripartire le risorse in base ai servizi effettivamente mancanti sul territorio, anziché sulla base della spesa storica; finanziare anche la gestione degli asili nuovi o rimasti chiusi per mancanza di fondi correnti. Il movimento ha inoltre annunciato l’intenzione di segnalare il Piano alle istituzioni europee, chiedendo di verificarne la coerenza con gli obiettivi di coesione e riduzione dei divari territoriali previsti a livello comunitario.

“Un diritto dei bambini, non un privilegio”

“Gli asili nido sono un diritto dei bambini, un sostegno alle famiglie e uno strumento fondamentale per l’occupazione femminile e il contrasto alla denatalità. Non un privilegio riservato ai territori più ricchi”, scrive Rossella Solombrino, segretaria nazionale del Movimento per l’Equità Territoriale, firmataria del comunicato.


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